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Virgil Abloh se ne è andato dopo una battaglia intima con la malattia

Su Instagram la famiglia annuncia la scomparsa dicendosi «devastati». «Per oltre due anni, Virgil ha combattuto valorosamente una forma di cancro rara e aggressiva, l'angiosarcoma cardiaco. Ha scelto di sopportare la sua battaglia in privato sin dalla sua diagnosi nel 2019, sottoponendosi a numerosi trattamenti impegnativi, il tutto mentre guidava diverse istituzioni significative che abbracciano moda, arte e cultura» scrivono affidando poche parole al social network. 
«In tutto questo, la sua etica del lavoro, la curiosità infinita e l'ottimismo non hanno mai vacillato. Virgil è stato guidato dalla sua dedizione al suo mestiere e alla sua missione di aprire le porte agli altri e creare strade per una maggiore uguaglianza nell'arte e nel design. Diceva spesso: "Tutto quello che faccio è per la versione diciassettenne di me stesso", credendo profondamente nel potere dell'arte di ispirare le generazioni future» hanno continuato chiedendo privacy e rispetto per il lutto. 

«Siamo tutti scioccati dopo questa terribile notizia. Virgil non era solo un designer geniale, un visionario, era anche un uomo con un'anima bella e una grande saggezza» ha dichiarato Bernard Arnault, proprietario del colosso «la famiglia LVMH si unisce a me in questo momento di grande dolore e tutti noi rivolgiamo un pensiero ai suoi cari dopo la perdita di un marito, un padre, un fratello, un amico». Virgil Abloh lascia infatti la moglie Shannon, i figli Lowe e Gray, la sorella Edwina, i genitori Nee e Eunice e una comunità intera che ha visto in lui la realizzazione di un sogno. Virgil Abloh mancherà a tutti, il suo sarà un vuoto davvero difficile da colmare.

Lo chiamavano il Re Mida della moda. Si è spento a 41 anni Virgil Abloh a Los Angeles dopo avere combattuto per due anni con una rara forma di cancro. Nato poco lontano da Chicago nel 1980 da una famiglia di origine ghanese, Abloh è stato un grande rivoluzionario in grado di ridefinire il ruolo di direttore creativo di un brand. 


Alla moda è arrivato quasi per caso dopo avere studiato prima Ingegneria civile all’Università del Wisconsin e dopo avere frequentato un master in Architettura all'Illinois Institute of Technology. A questa formazione rigorosa affianca la passione per la musica e per tutto quello che viene dalla strada. Nel 2003 conosce Kanye West: sarà lui a disegnare il merchandising della star del rap americano. La loro diventerà un’alleanza di rottura che li porterà a Roma a metà anni 00 da Fendi, pagati, come ha ricordato il CEO della maison Michael Burke 500 dollari al mese. «Rimasi davvero impressionato dalle novità che portarono in studio, erano dirompenti nell'accezione migliore del termine» disse «Virgil era in grado di creare un linguaggio nuovo per reinterpretare la tradizione. Da allora ho sempre seguito la sua carriera». 

Carriera che è stata strepitosa e fulminante. Dopo varie sperimentazioni tra moda, arte e musica, nel 2012 Abloh che della contaminazione ha fatto la sua cifra, lancia a Milano nel 2013 Off-White c/o Virgil Abloh diventando in breve tempo un brand di culto. Nel 2015 figura tra i finalisti dell’LVMH Prize per approdare nel settembre di quell’anno alla fashion week di Parigi con una linea donna mentre nel 2016 disegna una collezione maschile, Don’t cut me off, ispirata a Lucio Fontana. 

I millennial impazziscono. Qualcuno finalmente parla la loro lingua. I tessuti sono tecnici, lo stile e oversize, tutto tra le sue mani è reinventato e ogni capo è un oggetto del desiderio che cattura anche l’attenzione di Ikea con cui firmerà una di quelle collezioni che rimangono nella storia del costume. Nel 2018 diventa direttore artistico della collezione uomo di Louis Vuitton continuando la sua ascesa inarrestabile che lo ha portato a stringere in tempi recenti una partnership sempre più stretta con LVMH. Lo scorso luglio il gruppo è diventato il maggiore azionista di Off-White con una quota del 60% mentre ad Abloh era stato chiesto di occuparsi di alcuni settori di LVMH come wine&spirits (Krug e Dom Perignon tra i marchi posseduti) e hospitality (un nome su tutti il Cirpiani di Venezia).