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Visco: rischio elevato che il risparmio freni la ripresa, le banche siano pronte a finanziare

Giornata mondiale del Risparmio

Visco, foto d'archivio
30 ottobre 2020"Il rischio che la propensione al risparmio rimanga su livelli elevati anche nei prossimi trimestri, frenando la ripresa, appare concreto. Esso è confermato dalle indagini condotte dalla Banca d’Italia tra la fine di agosto e l’inizio di settembre; la volontà di risparmiare appare diffusa anche tra i nuclei che non si attendono cali del proprio reddito". Così il governatore di Bankitalia Ignazio Visco intervenendo alla giornata mondiale del Risparmio.

"Se occorre evitare di ostacolare la riallocazione dei lavoratori tra imprese e settori, la gravità della crisi richiede di continuare a offrire loro adeguata protezione fino a quando necessario; al tempo stesso, il sistema degli ammortizzatori sociali può essere rivisto per accrescerne la copertura, la semplicità di accesso e l’equità. In prospettiva, nella misura in cui le condizioni macroeconomiche lo consentiranno, gli interventi straordinari a difesa delle posizioni lavorative potranno essere progressivamente ridotti e circoscritti ai comparti più colpiti dalla crisi, tenendo anche conto delle esigenze per le imprese più sane di poter riorganizzare la propria attività in risposta al mutamento delle prospettive socio-economiche".

"Nei prossimi mesi sarà necessario che gli intermediari esercitino al meglio quella che è l’essenza dell’attività bancaria: sostenere i progetti imprenditoriali meritevoli, riconoscere senza indugio le perdite derivanti da esposizioni per cui si prevede un’elevata probabilità di insolvenza, ristrutturare i prestiti dei debitori in situazione di difficoltà".

"Un approccio proattivo in tema di riconoscimento delle perdite può consentire alle banche di evitare di ritrovarsi in situazioni simili a quella che abbiamo vissuto subito dopo la crisi dei debiti sovrani, quando solo dopo una decisa azione da parte della Vigilanza – e non poche resistenze da parte degli intermediari – vennero effettivamente e significativamente aumentate le rettifiche di valore".

"L’Italia deve affrontare quei nodi strutturali che per quasi tre decenni ne hanno frenato la crescita e che la crisi ha reso più urgente sciogliere. Le aree in cui è necessario intervenire sono note, le abbiamo ricordate in diverse occasioni anche quest’anno. Esse riguardano la qualità e i tempi dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione; l’innovazione in tutti i settori, con adeguati investimenti, non solo pubblici, nelle infrastrutture di nuova generazione, nel capitale umano e in tecnologie più rispettose dell’ambiente; la salvaguardia e la valorizzazione del nostro patrimonio naturale e storico-artistico. L’occasione fornita dalla disponibilità di risorse finanziarie comuni a livello europeo deve essere sfruttata con rapidità, potrà sostenere l’attività produttiva, i redditi e l’occupazione ben oltre gli interventi di ristoro, che pure la crisi rende necessari".

"Il debito pubblico è sostenibile, ma la sua permanenza su livelli elevati ci lascia esposti ai rischi, e ai costi, derivanti da tensioni sui mercati finanziari o da nuovi shock economici. Il conseguimento dell’obiettivo indicato dal Governo presuppone l’utilizzo efficace dei fondi presi a prestito per far fronte alla crisi, nonché di quelli messi a disposizione dai programmi europei. Non si può prescindere da uno sforzo notevole, ma alla portata del Paese, per accrescere l’innovazione e la capacità produttiva, gli investimenti cui destinare nei modi più sicuri e sostenibili il nostro risparmio, le possibilità di impiego offerte dalla nostra economia e la partecipazione al lavoro, in particolare dei giovani e delle donne".

"La ripresa dell’epidemia minaccia tuttavia di incidere sui risultati conseguiti: vi è il rischio che l’aumento dei casi di contagio – anche qualora venisse contrastato con misure meno drastiche di quelle adottate in primavera – si ripercuota negativamente sulla fiducia e sulla spesa delle famiglie e delle imprese". Così il governatore di Bankitalia Ignazio Visco intervenendo alla giornata mondiale del Risparmio.

"In Italia il ritorno alla crescita nel terzo trimestre è stato ben più marcato di quanto avevamo previsto in luglio - ricorda - Vi ha contribuito il netto recupero dell’industria, dove la produzione si è riportata, in agosto, sui volumi precedenti l’inizio dell’epidemia; sembra perdurare invece la debolezza nei servizi, nonostante la positiva dinamica, nell’estate, della spesa per le vacanze, prevalentemente di origine interna. Il rafforzamento dell’attività produttiva non sarebbe stato possibile in assenza di un orientamento fortemente espansivo delle politiche economiche; ne è conseguito, altresì, un deciso miglioramento delle condizioni sui mercati finanziari e creditizi".

"Pur riducendosi nel tempo in rapporto al reddito disponibile, il risparmio delle famiglie italiane, che costituisce la principale fonte di finanziamento per gli investimenti, è stato storicamente un fattore di forza della nostra economia. Ma in una fase come quella attuale, dominata dall’incertezza e dalla debolezza della congiuntura, l’aumento della propensione al risparmio, se non si accompagna a un’adeguata ripresa degli investimenti e dell’attività produttiva, può causare una diminuzione della domanda aggregata e dei redditi, alimentando, a sua volta, una ulteriore crescita delle intenzioni di risparmio per motivi precauzionali e innescando, così, un circolo vizioso.".

"Il maggiore pessimismo dei consumatori registrato dall’avvio della crisi si è riflesso in un considerevole aumento della propensione al risparmio. Nel secondo trimestre il rapporto tra risparmio e reddito disponibile lordo, prossimo al 20 per cento, è risultato pressoché doppio rispetto alla media del 2019, risentendo in buona parte della diminuzione degli acquisti di beni e servizi conseguente al blocco di alcune attività". 

"Secondo le nostre valutazioni, tuttavia, il risparmio è rimasto su valori elevati anche negli ultimi mesi sia per motivi precauzionali, connessi con il calo del reddito disponibile e i timori per l’occupazione, sia per la persistenza del rischio epidemiologico e le conseguenti preoccupazioni per la salute, che scoraggiano alcune tipologie di consumi, soprattutto quelli legati a viaggi, turismo e attività ricreative", aggiunge.

"Il rischio di deflazione è inferiore a sei mesi fa, ma non va trascurato; sulla base dei prezzi delle opzioni è oggi pari al 20 per cento, contro oltre il 40 a metà marzo".

"Per gli esperti qualificati intervistati (con la Survey of Professional Forecasters) dalla Banca centrale europea (BCE) la probabilità di deflazione è ancora molto più bassa; tuttavia, la quota degli operatori che si attende un’inflazione non superiore all’1,5 per cento tra cinque anni è pari al 35 per cento, contro circa il 10 registrato in media tra la metà del 2014 e la fine del 2018", aggiunge.

"Al termine dell’emergenza le banche dovranno farsi trovare preparate per finanziare la ripresa; va quindi mantenuta particolare attenzione tanto alla loro capacità patrimoniale quanto alla qualità del credito erogato. A questo riguardo gli intermediari possono contare sui progressi compiuti negli anni scorsi e sulle misure straordinarie poste in essere dal Governo e dalle autorità di vigilanza per fronteggiare la crisi".

"Nonostante la sostanziale stabilità del flusso di prestiti deteriorati, nel primo semestre le banche italiane hanno accresciuto le rettifiche su crediti del 53 per cento, in media, rispetto allo stesso periodo del 2019".

"La crescita delle rettifiche su crediti è stata tuttavia fortemente eterogenea, in larga parte guidata dall’azione di alcuni intermediari di grandi dimensioni. Diverse banche, sia tra quelle significative sia tra quelle meno significative, presentano tassi di copertura sui crediti in bonis molto inferiori alla media del sistema. È necessario che questi divari siano colmati", aggiunge.

"Il Governo ha reso nota l’intenzione di avviare già dal prossimo anno la riduzione del peso del debito pubblico sul prodotto, per riportarlo sui livelli precedenti la pandemia entro la fine del decennio.  Il conseguimento dell’obiettivo indicato dal Governo presuppone l’utilizzo efficace dei fondi presi a prestito per far fronte alla crisi, nonché di quelli messi a disposizione dai programmi europei. Non si può prescindere da uno sforzo notevole, ma alla portata del Paese, per accrescere l’innovazione e la capacità produttiva, gli investimenti cui destinare nei modi più sicuri e sostenibili il nostro risparmio, le possibilità di impiego offerte dalla nostra economia e la partecipazione al lavoro, in particolare dei giovani e delle donne".

"In Italia il ritorno alla crescita nel terzo trimestre è stato ben più marcato di quanto avevamo previsto in luglio. Vi ha contribuito il netto recupero dell’industria, dove la produzione si è riportata, in agosto, sui volumi precedenti l’inizio dell’epidemia; sembra perdurare invece la debolezza nei servizi, nonostante la positiva dinamica, nell’estate, della spesa per le vacanze, prevalentemente di origine interna". 

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