Pochi utenti hanno utilizzato i bonus da 500 euro previsti dal Governo per le famiglie con reddito fino a 20mila euro, mentre è in ritardo l’avvio fase due di questi voucher – 300 euro per redditi fino a 50mila euro e fino a 2500 euro per le imprese. Allo stesso tempo l’Italia resta agli ultimi posti d’Europa per quota di abbonati alla banda ultralarga e sono troppo pochi anche i clienti attivati sulle aree finora coperte con gli investimenti pubblici, come emerso qualche giorno fa per la prima volta.

Tutti problemi collegati, che ora sono sul tavolo del Governo, a quanto emerso da recenti audizioni al Parlamento dei ministri Giancarlo Giorgetti (Mise) e Vittorio Colao (Innovazione). I due ministri hanno nei piani un rilancio degli incentivi alla domanda e lo stesso glielo chiede l’Antitrust, in una relazione al Governo di qualche giorno fa.

“I voucher possono essere la chiave per risolvere i ritardi sugli abbonamenti, anche nelle aree del piano banda ultralarga con fondi pubblici. Ma vanno fatti bene; non come sono stati fatti finora”, riassume Francesco Sacco, professore all’università Insubria e tra i padri del primo piano banda larga italiano. Parere condiviso dall’Antitrust che chiede di modificare il piano voucher, “prevedendo un sistema di semplice applicazione, trasparente nelle tempistiche e nelle regole di adesione”.

Le modalità di accesso sono state farraginose, come segnalato da mesi anche da varie associazione consumatori, ad esempio perché legano il bonus per l’accesso a internet all’acquisto contestuale di un prodotto dalle caratteristiche molto precise.

Risultato, a quattro mesi dall’avvio della misura risulta prenotato il 9,7 per cento delle risorse disponibili, pari a oltre 19 milioni di euro, secondo dati Infratel, società del Mise attuatrice della misura. Di questo passo sarà difficile arrivare a usare tutte le risorse entro ottobre 2021, data di termine del bonus.

Tanto che, per rimediare, qualche giorno fa la Regione Lazio ha esteso il bonus ai residenti di tutti i Comuni del territorio. Sì perché uno dei problemi è che alcune Regioni del Centro Nord, avendo molte meno risorse disponibili per questo voucher, hanno deciso di limitare l’accesso a una manciata di Comuni. Tra cui era esclusa la Capitale.  

Adesso la partita sarà rivedere le modalità di accesso al voucher nella fase 2, che è ancora in via di autorizzazione da parte della Commissione europea, con mezzo miliardo di dotazione. Lo scorso Governo aveva promesso l’avvio per dicembre 2020.

Tra le richieste dell’Antitrust c’è anche di limitare il voucher agli accessi 100 Megabit, privilegiando quelli a 1 Gigabit, per favorire la concorrenza e l’innovazione della rete. Del resto, secondo stime di alcuni operatori, la maggior parte dei bonus è andato a chi è passato da Adsl a connessioni “fibra ottica fino all’armadio” con velocità reale tipica di 30-70 Megabit. Non proprio un grande passo avanti per una rete a prova di futuro, insomma.