Italy

Whitney Houston in tour:la cantante torna «dal vivo»(ma è solo un ologramma)

«Buonasera a tutti e benvenuti, questa è Whitney Houston ed è dal vivo». Tutto vero(simile), anche se la cantante se ne è andata ormai da 8 anni. Voce immortale, per sempre rimasta incisa nella memoria musicale collettiva anche quando il suo corpo — effimero ed evanescente, finito come tutte le vicende dei comuni mortali — ha smesso di palpitare, annegato in un’overdose di sedativi e alcool. Alzati e cammina, avevano detto a Lazzaro. Questa volta il miracolo lo ha fatto la tecnologia che ha reso immortale anche il corpo della cantante che torna a essere quasi vera, in ologramma: niente carne e ossa, solo laser e pattern.

Poca poesia, molto business, perché dietro la resurrezione di Whitney Houston sembra esserci una goccia di nostalgia canaglia disciolta in un mare di calcolo economico. Non bastano i diritti delle sue canzoni, per fare cassa ecco ora anche il tour in versione digitale — An Evening With Whitney: The Whitney Houston Hologram Tour: partito da Sheffield (in Inghilterra), dopo aver toccato diverse città europee — sarà a Milano il 23 marzo, virus permettendo, la cantante comunque non rischia — arriverà anche negli Stati Uniti e in Messico. Lo show è stato prodotto da Pat Houston, cognata (è la moglie del fratello di Whitney, Gary), ex manager ed esecutrice testamentaria della cantante, in collaborazione con Base Hologram, che in passato ha creato le versioni laser di cantanti (Maria Callas e Roy Orbison) e attori (Carrie Fisher per Rogue One di Guerre Stellari).

Insomma non è la prima volta che vengono organizzate tournée o show con ologrammi di cantanti morti — vedi anche alla voce del rapper Tupac Shakur o di Michael Jackson — ma immersi in una realtà sempre più virtuale, dove è sempre più difficile distinguere il vero dal falso, fa riflettere che ci sia un pubblico disposto ad andare a vedere uno spettacolo che nasce già come fake, come inganno e trappola emotiva. Un ologramma creato grazie a una controfigura e a centinaia di ore di performance live di Whitney Houston, con l’immagine tridimensionale della cantante proiettata su una tenda invisibile, circondata da veri ballerini e musicisti mentre canta successi come I Wanna Dance With Somebody (Who Loves Me) e The Greatest Love of All. Il progetto è articolato, perché oltre al tour dell’ologramma, gli eredi stanno studiando un musical a Broadway, uno spettacolo in stile Las Vegas e un album di brani ancora inediti i cui diritti sono in mano alla Sony: tutto con l’obiettivo di risvegliare il potenziale commerciale di un brand celebre rimasto «in sonno».

All’apice della carriera Whitney Houston era una macchina da soldi con 11 successi al numero 1 e vendite che, tra album e singoli, avevano superato i 200 milioni di copie. Pat Houston nega gli interessi economici e spiega così perché ha sposato l’idea del tour: «Prima che morisse c’è stata troppa negatività attorno al suo nome. Non si parlava più della sua musica, gli scandali personali ne avevano oscurato il lascito e la gente ha dimenticato quanto era grande». L’ultima immagine di Whitney Houston è stata quella del Beverly Hilton Hotel di Los Angeles con la vasca colma d’acqua dove sotto la superficie immobile affiorava il volto della cantante, una donna che sembrava avere tutto, ma era convinta di non avere niente. Anche lei ennesima interprete di quelle vite che viste da fuori faresti subito cambio, ma poi scopri che hai guadagnato soldi e popolarità, ma anche attacchi di panico e vampate di ansia. Come se ci fosse una sottile linea rossa che lega ispirazione e paura, creatività e inquietudine, fantasia e abisso.