Italy

Zingaretti insiste: "Le dimissioni restano. Ma non scompaio"

Non ci ha ripensato. Le dimissioni sono confermate. Nicola Zingaretti sceglie il Live di Barbara D'Urso, la cui difesa già gli costò una mezza lapidazione, per declinare l'offerta di restare alla guida del Pd. "Ma state certi che non scompaio, ci sarò con le mie idee e con il mio lavoro", assicura l'ex segretario dem. "Per fortuna il nostro non è il partito di un leader ma un partito con un leader: abbiamo tante energie, siamo una grande forza popolare", sorride, guardandosi bene dal ripetere le accuse di poltronismo lanciate contro il suo gruppo dirigente. "Io ho voluto dare una scossa, quando ho percepito il rischio che il Pd potesse implodere. Il mio è stato un atto d'amore". Consumato in un preciso momento: "Abbiamo voluto tutti insieme il governo Conte, tutti lo abbiamo difeso, ma quando non è andato in porto mi sono girato e non c'era più nessuno", denuncia. Perciò adesso "ci vuole un grande chiarimento, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità", spiega. Rivendicando tutto, persino quel tweet a favore della trasmissione "bella e molto popolare", di cui è ospite, perché "il populismo si combatte con una politica popolare, non con la puzza sotto il naso".


Nonostante il pressing delle ultime ore, Zingaretti tornerà a tempo pieno in Regione e non si candiderà sindaco di Roma ("non è il mio obiettivo"). Ora toccherà ai capi-corrente superare i veti incrociati e trovare un accordo sul nuovo segretario. A patto che ci riescano, da qui all'assemblea nazionale in calendario sabato e domenica. Altrimenti si dovrà ripiegare sull'extrema ratio caldeggiata da Goffredo Bettini, ancorché di complicata praticabilità: un congresso lampo da tenere online nei circoli, con primarie aperte a ridosso dell'estate, dove lui - il presidente del Lazio - potrebbe ricandidarsi, puntando a farsi rieleggere a furor di popolo.

Una soluzione, il congresso prima delle amministrative, che tuttavia non sembra mietere consensi. "Il governo rinvia le elezioni a ottobre perché c'è la pandemia e noi apriamo i gazebo? Una barzelletta", taglia corto un parlamentare di Base riformista. Mood abbastanza diffuso tra i big, che parrebbero più orientati a individuare per la successione un nome forte, quanto più possibile condiviso e soprattutto proposto da Zingaretti, senza il quale raggiungere un'intesa sarà impossibile. Un uomo o una donna in grado cioè di parlare (da pari o quasi) con Draghi, fare il controcanto a Salvini, contrastare l'Opa lanciata da Conte leader dei 5S. Non un "re travicello", di transizione e per ciò stesso debole, bensì una figura autorevole con "pieni poteri", capace di condurre il Pd fuori dalla crisi che sta attraversando e ne irrobustisca il ruolo nel governo.

Una partita difficile, che si comincerà a giocare da oggi. Quando inizierà la vera interlocuzione fra correnti sulle varie ipotesi in campo, che però al momento sembrano elidersi a vicenda: da Roberta Pinotti ad Anna Finocchiaro, da Piero Fassino, a Paola De Micheli, Graziano Delrio e Debora Serracchiani. Anche se quella che corrisponde di più all'identikit tracciato dai dirigenti dem ha il volto di Enrico Letta. L'ex premier, direttore della Scuola di affari internazionali di Science Po, che tuttavia si è già chiamato fuori: "Con sorpresa ho letto il mio nome sui giornali come possibile nuovo segretario del Pd. Quel che penso è che l'assemblea tutta debba chiedere a Zingaretti al quale va la mia stima e amicizia, di riprendere la leadership. Peraltro io faccio un'altra vita e un altro mestiere", twitta sul far della sera. Prima però che l'ex capo del Nazareno parlasse dalla D'Urso.


Ora che un eventuale ritorno pare tramontato, la pressione su Letta - per tanti l'uomo giusto in una fase di grave difficoltà - si farà irresistibile. E se dovessero chiederglielo tutti i pesi massimi e i padri nobili del Pd, come si appresterebbero a fare, per lui opporsi diventerà davvero complicato.

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