Italy

Zone rosse o lockdown, week-end di vertici per il governo. Boccia: “Non escluso stop solo in zone più a rischio”. Le ipotesi: chiusure mirate e alt a spostamenti tra Regioni

Fine settimana di riunioni fiume per l'esecutivo. Sabato il premier ha visto ministri e capidelegazione di maggioranza, domenica mattina il governo vedrà le Regioni. E metterà sul tavolo i dati sulle zone più a rischio aggiornati nel frattempo dal Comitato tecnico-scientifico nella serata di sabato. Quindi nel pomeriggio il premier si aggiornerà di nuovo con i capidelegazione. L'ipotesi più accreditata è che si vada verso un nuovo dpcm per lunedì

Zone rosse imposte nei territori considerati più a rischio, ma pure l’ipotesi di fermare gli spostamenti tra regioni. Sullo sfondo l’ombra lunga dl lockdown nazionale che al momento potrebbe essere solo rinviata. I contagi schizzati oltre 30mila per due giorni di seguito da una parte, la necessità secondo l’ala meno rigorista di attendere il tempo necessario perché le nuove misure messe in campo lo scorso week end possano dispiegare i loro effetti sulla curva, spingono il governo è al bivio. Per questo motivo per l’esecutivo sarà l’ennesimo un week end di vertici fiume. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte lascia intendere che la stretta è sul tavolo e ha convocato Comitato tecnico scientifico con i capidelegazione della maggioranza. Il vertice è cominciato poco dopo le 13 a Palazzo Chigi ed è andato avanti ad oltranza nel pomeriggio fino alle 18. A quell’ora è cominciata una riunione urgente del Cts. Sul tavolo degli esperti le possibili ulteriori misure da adottare per frenare la curva dei contagi. I tavoli per un Dpcm che sarà “più restrittivo” sono “incessanti“, ha detto Luigi Di Maio.

I vertici di domenica, il dpcm lunedì – La linea sembra tracciata: dopo il vertice fiume del premier con ministri e capi delegazione (presenti anche Silvio Brusaferro, Franco Locatelli, Agostino Miozzo e Domenico Arcuri), nella mattinata di domenica il governo incontrerà le Regioni. E metterà sul tavolo i dati sulle zone più a rischio elaborati nel frattempo dal Comitato tecnico-scientifico nella serata di sabato. Nel pomeriggio, quindi, Conte si riaggiornerà con i capidelegazione e i capigruppo di maggioranza. Possibile, a questo punto, che incontri anche le opposizioni. Il nuovo Dpcm dovrebbe essere varato nella giornata di lunedì, mentre il Cts in corso sta riaggiornando l’elenco dei territori considerati più a rischio rispetto ai quali dovranno essere valutate nelle prossime ora misure più restrittive. Sembra inoltre prendere forza la possibilità di fermare gli spostamenti tra regioni, fatti salvi motivi di lavoro, salute e urgenza. Possibilità caldeggiata dal ministro della Giustizia e capodelegazione M5S, Alfonso Bonafede.

Boccia: “Non escluso stop solo in alcune zone” – Che si vada verso la stretta sui territori a più alto indice di contagio lo conferma anche il ministro Francesco Boccia: “Non si esclude la necessità di una, due, tre settimane di stop in alcuni territori, perchè l’indice Rt non è uguale dappertutto”, ha detto il titolare per gli Affari regionali e le Autonomie. Secondo il ministro “in questo momento le aree interne non sono nella condizione delle aree metropolitane e nelle aree metropolitane c’è una maggior difficoltà perché è fin troppo evidente che la difficoltà è legata alla densità di popolazione. E questa cosa evidentemente, in questo momento, va spiegata bene e va rafforzata anche attraverso gli strumenti tecnologici di cui ci siamo dotati”. Oggi Conte ha spiegato alla festa de Il Foglio quali sono i criteri seguiti dal suo esecutivo: “Massima precauzione, adeguatezza e proporzionalità. Noi siamo sempre flessibili. Stiamo lavorando per capire se si deve intervenire ancora”. Intanto proprio dalle aree più a rischio lockdown, Campania e Lombardia, arrivano segnali in senso contrario. Con il governatore Vincenzo De Luca che bolla come una “stupidaggine” la serrata totale a Napoli invocando un intervento generalizzato del governo e Attilio Fontana che solo lunedì incontrerà i sindaci della Lombardia, probabilmente per concordare una mossa su base regionale visto che in sofferenza c’è non solo l’area metropolitana di Milano, dove si va verso la saturazione del testing, ma anche la Brianza e Varese.

Il confronto col Parlamento – A parte le strette locali, Conte andrà in Parlamento mercoledì e prima di quella data non vorrebbe accelerare misure di carattere nazionale, ma allo stesso tempo – come raccontato da Il Fatto Quotidiano – già nella giornata di venerdì ha aperto un interlocuzione con Camera e Senato per capire con quali modalità il Parlamento possa essere eventualmente convocato per comunicazioni “immediate”. “Se avessimo un luogo dove confrontarci celermente per arrivare a decisioni veloci, il governo sarebbe ancora più sereno nel prenderle”, ha spiegato il premier. Del resto la fotografia scattata dal monitoraggio settimanale dell‘Istituto Superiore di Sanità è nitida ed è stata il propulsore dell’accelerazione: ci sono aree del Paese già in sofferenza per i posti letto occupati nei reparti Covid, altre entro metà novembre potrebbero entrare in crisi con le terapie intensive, ben 11 Regioni vengono catalogate tra quelle a “rischio elevato” e in quattro sono già nello Scenario 4 ipotizzato nel Piano per la gestione della seconda ondata messo a punto da ministero, Iss e Regioni nelle scorse settimane. “Ora stiamo lavorando per esaminarli e capire se serve un altro intervento”, ha spiegato Conte.

Il nodo della scuola – Una situazione nella quale è nel potere dei governatori intervenire. Ma tutte le misure finora predisposte sono state ‘light’, con interventi su trasporti e didattica a distanza. Eppure anche eventuali confinamenti possono essere disposti dai presidenti di Regione. Che attendono, traccheggiano, allungano il passo solo sulla scuola, uno dei temi più caldi. E tra quelli nei quali bisognerà trovare un accordo prima di eventuali decisioni di carattere nazionale, non escluse. Anche per questo, dopo aver messo al sicuro i lavoratori con il prolungamento dello stop ai licenziamenti, Conte venerdì sera ha incontrato la ministra Lucia Azzolina e i capidelegazione dei partiti di maggioranza. Fumata nera e incontro aggiornato probabilmente ad oggi per stabilire qual è la linea da tenere nei confronti dell’insegnamento, dopo le mosse in ordine sparso delle Regioni che hanno la facoltà di potenziare la didattica a distanza al 75% introdotta dall’ultimo decreto. Interventi che qualcuno legge in chiave prodomica a un nuovo giro di vite. La scuola resta uno dei nodi critici: “La curva sta subendo una impennata così rapida che rischia di mettere in discussione la didattica in presenza, alcuni presidenti di regione lo hanno fatto, non è il nostro obiettivo, noi continuiamo a difendere fino alla fine – ha detto ancora Conte – la didattica in presenza. Ma dobbiamo mantenerci vigili per seguire e assicurare la tutela della salute del tessuto economico”.

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