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A chi assegnare i posti in terapia intensiva? Torna il criterio dell'aspettativa di vita

Siamo di nuovo a quel punto: quando i medici anticipano il momento in cui non avranno i mezzi e le forze per trattare tutti e dovranno decidere chi aiutare e chi lasciar andare. Dopo la pubblicazione del 6 marzo, oggi si è tornati a parlare del documento “Scelte terapeutiche in condizioni straordinarie”, che elenca i criteri di selezione dei pazienti cui assegnare un posto in terapia intensiva. La Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici) oggi ha annunciato di aderire al testo che a marzo era stato messo a punto dalla Siaarti (Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva). “Occorre stabilire – si legge nel testo - dei criteri coerenti con i principi etici e professionali che possano supportare il medico, qualora si trovi di fronte a scelte tragiche, dovute allo squilibrio tra necessità e risorse disponibili”.
Flavia Petrini 

“Durante la prima ondata, nelle zone più colpite, abbiamo avuto delle difficoltà ad assistere tutti i pazienti arrivati in ospedale contemporaneamente” spiega Flavia Petrini, presidentessa Siaarti e professoressa all’università di Chieti. “Ora i posti letto non sono ancora finiti, ma l’aumento in alcune regioni procede a ritmi preoccupanti” spiega Petrini. Alcuni anestesisti, dopo l’ondata di marzo e aprile, avevano raccontato che i ventilatori a volte non erano bastati ed erano stati assegnati ai pazienti con aspettativa di vita più lunga. A nessuno comunque erano state negate le cure per alleviare la sofferenza. “Questo non vuol dire che scegliamo chi far vivere e chi no” sottolinea con forza Petrini. “Come è sempre avvenuto, anche prima del Covid, seguiamo dei criteri che sono validi internazionalmente. Non solo l’età, ma soprattutto la presenza di altre malattie, contribuiscono all’assegnazione di un punteggio, in base al quale vengono stabilite le priorità. Sarebbe un’illusione pensare che le risorse mediche bastino per tutti. Come in pronto soccorso, dove l’attesa viene regolata con un triage, in base alla gravità, anche con il Covid ci siamo trovati a dover stilare delle priorità”. A Petrini non è la prima volta che accade. “Lavoravo in ospedale quando ci fu il terremoto dell’Aquila, nel 2009. Fu allora che ci accorgemmo quanto fosse importante farsi trovare preparati per le grandi emergenze. Arrendersi di fronte alla morte è qualcosa di difficile da comprendere. Ma purtroppo esiste un limite oltre il quale non si può più fare nulla”.

Il testo del documento spiega ai medici come regolarsi di fronte a scelte difficili: “Nel caso in cui lo squilibrio tra necessità e risorse disponibili persista, è data precedenza per l'accesso ai trattamenti intensivi a chi potrà ottenere grazie ad essi un concreto, accettabile e duraturo beneficio. A tale fine si applicano criteri rigorosi, espliciti, concorrenti e integrati, valutati sempre caso per caso, quali: la gravità del quadro clinico, le comorbilità, lo stato funzionale pregresso, l'impatto sulla persona dei potenziali effetti collaterali delle cure intensive, la conoscenza di espressioni di volontà precedenti nonché la stessa età biologica, la quale non può mai assumere carattere prevalente. Coloro che non sono trattabili in modo intensivo, ovvero non sono eleggibili ad un trattamento intensivo a causa dell'improbabilità d'ottenere concreti, accettabili e duraturi benefici clinici, sono comunque presi in carico prestando loro le cure appropriate e proporzionate di cui vi sia disponibilità”.

Dopo la prima ondata, i medici impegnati contro il Covid non sono stati risparmiati dalle cause legali. “Ma anche da episodi di violenza” racconta Petrini. “A Rimini qualche giorno fa a tutte le macchine di medici e infermieri del turno di notte, nel parcheggio di un ospedale Covid, sono stati spaccati i vetri. Sui social ho sentito i parenti urlare contro i sanitari perché non mettevano un paziente in terapia intensiva, senza pensare che forse non ne aveva bisogno”. E se è vero che oggi i posti in terapia intensiva sono pressoché raddoppiati tra marzo a oggi (da 5mila a 10mila), “non bastano un letto e un ventilatore per fare un posto” fa notare la presidentessa Siaarti. “Occorrono infermieri, medici, altri operatori sanitari. E quelli non li costruisci in un’estate. Molti dei nostri attualmente lavorano all’estero, dove gli stipendi sono più alti”.  

      Su questo punto anche il nuovo documento è molto chiaro:


Occorre stabilire dei criteri, coerenti con i principi etici e con quelli professionali, che possano supportare il medico, qualora si trovi di fronte a scelte tragiche, dovute allo squilibrio tra necessità e risorse disponibili. E che possano garantire comunque al paziente i suoi diritti: dargli la certezza che non sarà abbandonato, ma sarà preso in carico con gli strumenti possibili, appropriati e proporzionati.

    DOCUMENTO FNOMCeO -SIAARTIPREMESSA Il 6 marzo 2020, la Società Italianadi Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) ha pubblicato un documento di raccomandazioni (Raccomandazioni di Etica Clinica per l’Ammissione a Trattamenti Intensivi e per la loro Sospensione, in Condizioni Eccezionali di Squilibriotra Necessità e Risorse Disponibili –SIAARTI1) per supportare i clinici coinvolti nella cura dei pazienti affetti da CoViD-19.La crescita incontrollabile della domanda di assistenza intensiva ha generato a sua volta una sproporzione fra richiesta di cura e capacità di risposta del sistema in termini di risorse umane, tecnologiche e di posti-letto (PL) disponibili sia nelle Terapie Intensive (TI) sia al di fuori di esse. L’estrema rilevanza del tema delle scelte terapeutiche in caso di situazioni straordinarie ed eccezionali come quella legata alla pandemia SARS-COV2 a causa delle implicazioni deontologico-professionali ha indotto la FNOMCeO a istituire un gruppo di lavoro con la SIAARTI2con l’obiettivo di avviare congiuntamente una riflessione riportando in modo condiviso il ragionamento entro l’alveo della deontologia medica e a valutare l’opportunità di prevedere eventuali modifiche del Codice di Deontologia Medica. LA COMMISSIONE PARITETICALa FNOMCeO rappresentata dal Presidente Filippo Anelli ha dato mandato di avviare una commissione di lavoro paritetica FNOMCeO-SIAARTI in accordo con ivertici societari1.Questa risulta così composta:per la FNOMCeOda: Claudio Buccelli, Gianfranco Iadecola, Marco Ioppi (Componenti CDN), Guido Marinoni Componente Comitato Centrale), Roberto Monaco (SegretarioFNOMCeO), Pierantonio Muzzetto (Coordinatore CDN); per la SIAARTIda: Alberto Giannini (componente Comitato Etico SIAARTI), Giuseppe Gristina(componente Comitato etico SIAARTI), Davide Mazzon (componente Comitato Etico SIAARTI), Luigi Riccioni (Responsabile del Comitato etico SIAARTI), Marco Vergano (Coordinatore Gruppo di Studio di Bioetica SIAARTI).MANDATOAvviare una riflessione in sensodeontologico sulle posizioni espresse dalla SIAARTI e valutare quegli aspetti che possano portare auna modifica/integrazione del Codice deontologico sul tema delle scelte tragiche in occasione di episodi straordinari ed eccezionali, come nella situazionelegata alla pandemia SARS-COV2, attraverso un documento che ne condivida gli aspetti generali che sarà utilizzato dalla Consulta Deontologica Nazionale (CDN) della FNOMCeO da un punto di vista codicistico.1Rif.http://www.siaarti.it/SiteAssets/News/COVID19%20-%20documenti%20SIAARTI/SIAARTI%20-%20Covid19%20-%20Raccomandazioni%20di%20etica%20clinica.pdf2Prima riunione 11 giugno 2020.


PRINCIPI E OBIETTIVI SPECIFICISono trattati di seguito principi (generali, etici e professionali), obiettivi ed aspetti specifici inerenti non solo alla pandemia da SARS-COV-2 ma anche ad ogni altra eventuale maxi-emergenza che possa comportare condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili.a-Principi generaliLa pandemia da SARS-COV-2 ha portato a un costante aumento del numero di pazienti con necessità di un supporto vitale respiratorio prolungato per insufficienza respiratoria acuta da polmonite interstiziale. Infatti, nonostante le misure adottate per garantire a chiunque un trattamento adeguato (aumento massimale di tutte le risorse intensive e creazione di reti per il trasferimento inter-ospedaliero di pazienti), nelle aree più colpite si è reso necessario procedere a una allocazione delle risorse attraverso criteri di triage basati sul principio etico di giustizia distributiva. b-Principi etici e professionaliI criteri d’accesso ai trattamenti intensivi e sub-intensivi che si basano prioritariamentesu principi di appropriatezza clinica e proporzionalità delle cure verso il singolo paziente, devonorispondere anche adesigenze di giustizia distributiva e di equa allocazione delle risorse sanitarie disponibili.L’accesso alle cure, indipendentemente dalle risorse e dalla garanzia dell’appropriatezza clinica, deve fondarsi sul ragionamento che è alla base del giudizio clinico, sulla proporzionalità e sulla adeguatezza delle cure secondo il CD3, in relazione al bilancio fra costi/benefici di ogni pratica clinica, commisurata agli esiti prevedibili di salute.c-Obiettivi specificiI comportamenti dell’anestesista-rianimatore, così come di ogni altro medico coinvolto in decisioni cliniche in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili, devono essere coerenti con i principi etici e le regole deontologiche della professione medica. Ciò comporta l’individuazione dei parametri clinico-strumentali e dei contesti personali di riferimento per un ponderato giudizio clinico ei suoi conseguenti sviluppi operativi; ogni decisione è formulabile caso per caso, con criteri rispettosi dei diritti e della dignità delle persone. c.1Equità e uguaglianza nelle curePrincipi fondamentali di ogni approccio clinico sono l’eguaglianza tra le persone e l’equità di accesso ai trattamenti, con costante attenzione ad evitare che le decisioni e i comportamenti dei clinici possano portare a conflitti insanabili tra posizioni tecnico-professionali, principi etici e regole deontologiche4. c.2 Responsabilità5Il medico assume la responsabilità dell’informazione al paziente che avviene secondo i principi stabiliti dal CD.3Rif.CD 2014 artt. 16-18-20 -36-394Rif. CD 2014 art. 65Rif. CD 2014 art.20

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  marzo dalla SIAARTI, con la pubblicazione delle Raccomandazioni di Etica Clinica per l'ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili. Un appello in seguito raccolto dalla FNOMCeO, che, su inizi

  Siamo di

  FNOMCEO - SIAARTI


COMUNICATO STAMPA
Scelte terapeutiche in condizioni straordinarie: approvato il Documento congiunto FNOMCeO-SIAARTI
Frutto di un lavoro condiviso, supporterà il medico  di fronte a decisioni drammatiche

  ROMA, 30 OTTOBRE - È accaduto durante la prima fase della pandemia di Covid-19: nelle zone più colpite, nonostante tutte le misure messe in atto e all'aumento dei posti disponibili, i medici, si sono trovati a dover scegliere quali pazienti ammettere in Terapia Intensiva. Rischia di succedere di nuovo. Né il medico né la persona malata devono essere lasciati soli. Il medico con il peso delle sue scelte, la persona malata con la sua sofferenza.


Occorre stabilire dei criteri, coerenti con i principi etici e con quelli professionali, che possano supportare il medico, qualora si trovi di fronte a scelte tragiche, dovute allo squilibrio tra necessità e risorse disponibili. E che possano garantire comunque al paziente i suoi diritti: dargli la certezza che non sarà abbandonato, ma sarà preso in carico con gli strumenti possibili, appropriati e proporzionati.
È proprio questo il senso del Documento congiunto, elaborato dalla FNOMCeO, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, e dalla SIAARTI, la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva. Un Documento frutto di un lungo lavoro condiviso, che è stato recepito ieri dal Comitato Centrale – l'organo di governo – della FNOMCeO.
Il lavoro nasce da un grido d'allarme, lanciato lo scorso 6 marzo dalla SIAARTI, con la pubblicazione delle Raccomandazioni di Etica Clinica per l'ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili. Un appello in seguito raccolto dalla FNOMCeO, che, su iniziativa del Presidente Filippo Anelli, ha istituito, in accordo con i vertici della SIAARTI, una Commissione di lavoro paritetica, per avviare insieme una riflessione all'interno dell'alveo deontologico. A parteciparvi, per la FNOMCeO, Claudio Buccelli, Gianfranco Iadecola, Marco Ioppi (Componenti CDN), Guido Marinoni (Componente Comitato Centrale), Roberto Monaco (Segretario FNOMCeO), Pierantonio Muzzetto (Coordinatore Consulta Deontologica Nazionale); per la SIAARTI, Alberto Giannini (componente Comitato Etico SIAARTI), Giuseppe Gristina (componente Comitato Etico SIAARTI), Davide Mazzon (componente Comitato Etico SIAARTI), Luigi Riccioni (Responsabile Comitato Etico SIAARTI), Marco Vergano (Coordinatore Gruppo di Studio di Bioetica SIAARTI).
"La pandemia da SARS-COV-2 ha portato a un costante aumento del numero di pazienti con necessità di un supporto vitale respiratorio prolungato per insufficienza respiratoria acuta da polmonite interstiziale – scrivono FNOMCeO e SIAARTI nel Documento congiunto oggi approvato -. Infatti, nonostante le misure adottate per garantire a chiunque un trattamento adeguato (aumento massimale di tutte le risorse intensive e creazione di reti per il trasferimento inter-ospedaliero di pazienti), nelle aree più colpite si è reso necessario procedere a una allocazione delle risorse attraverso criteri di triage basati sul principio etico di giustizia distributiva".  
"I criteri d'accesso ai trattamenti intensivi e sub-intensivi che si basano prioritariamente su principi di appropriatezza clinica e proporzionalità delle cure verso il singolo paziente, devono rispondere anche ad esigenze di giustizia distributiva e di equa allocazione delle risorse sanitarie disponibili – premettono ancora i medici –.L'accesso alle cure, indipendentemente dalle risorse e dalla garanzia dell'appropriatezza clinica, deve fondarsi sul ragionamento che è alla base del giudizio clinico, sulla proporzionalità e sulla adeguatezza delle cure secondo il Codice deontologico, in relazione al bilancio fra costi/benefici di ogni pratica clinica, commisurata agli esiti prevedibili di salute".
Dopo aver ribadito i principi fondamentali dell'uguaglianza tra le persone e dell'equità dell'accesso alle cure, oltre che della coerenza di ogni decisione con i principi etici e le regole deontologiche della Professione medica, FNOMCeO e SIAARTI analizzano gli aspetti specifici in caso di carenza di risorse.
"Nelle situazioni emergenziali il medico finalizza l'uso ottimale delle risorse alla salvaguardia della sicurezza, dell'efficacia e dell'umanizzazione delle cure evitando ogni discriminazione.  Il medico deve altresì espletare ogni azione possibile per ottenere le necessarie risorse aggiuntive soprattutto in relazione ai trattamenti intensivi e sub intensivi – puntualizzano – Nel caso in cui lo squilibrio tra necessità e risorse disponibili persista, è data precedenza per l'accesso ai trattamenti intensivi a chi potrà ottenere grazie ad essi un concreto, accettabile e duraturo beneficio. A tale fine si applicano criteri rigorosi, espliciti, concorrenti e integrati, valutati sempre caso per caso, quali: la gravità del quadro clinico, le comorbilità, lo stato funzionale pregresso, l'impatto sulla persona dei potenziali effetti collaterali delle cure intensive, la conoscenza di espressioni di volontà precedenti nonché la stessa età biologica, la quale non può mai assumere carattere prevalente".
"Coloro che non sono trattabili in modo intensivo, ovvero non sono eleggibili ad un trattamento intensivo a causa dell'improbabilità d'ottenere concreti, accettabili e duraturi benefici clinici, sono comunque presi in carico prestando loro le cure appropriate e proporzionate di cui vi sia disponibilità – affermano –.  Il diritto individuale all'eguale accesso alle cure sanitarie deve rimanere il cardine della protezione che lo Stato è tenuto a fornire e che i Medici hanno il dovere di garantire quale principio deontologico indissolubile. Il ricorso selettivo a criteri che valgano a legittimare differenziate modalità di cura è da considerarsi esclusivamente in stato di assoluta necessità (emergenza/urgenza indifferibile in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili). Il ricorso a tali criteri non può essere inteso come il diniego del principio non negoziabile dell'uguaglianza di valori di ogni essere umano. Sono garantiti quali criteri di scelta sotto il profilo deontologico e professionale: il rispetto, la tutela della dignità e della salute della persona, la proporzionalità e l'adeguatezza delle cure, l'equità d'accesso, il criterio di beneficialità, l'età e/o le altre situazioni di vulnerabilità. Tali criteri di scelta non possono essere utilizzati separatamente".
"L'impossibilità di erogare un determinato trattamento sanitario in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili, non può seguire l'abbandono terapeutico – raccomandano in conclusione FNOMCeO e SIAARTI – dovendo il medico sempre provvedere, in considerazione della sua posizione di garanzia, a porre in atto le valutazioni e l'assistenza necessaria affinché l'eventuale progressione della patologia risulti il meno dolorosa possibile e soprattutto sia salvaguardata la dignità della persona, mediante un sostegno idoneo ad alleviarne le sofferenze fisiche, psichiche e spirituali".
"Quello che vorrei che uscisse con chiarezza è che noi medici ci siamo fatti carico di problemi che sono in realtà legati a un contesto organizzativo – spiega il segretario della FNOMCeO, Roberto Monaco –. Noi medici non abbiamo paura della crisi, perché siamo abituati a lavorare in emergenza. E non temiamo la responsabilità, perché è nostro compito fare scelte condivise col paziente, nel rispetto delle nostre competenze, dei suoi diritti e dei principi del Codice deontologico. Abbiamo paura di tutte quelle falle nell'organizzazione e nella programmazione che possono esplodere durante una crisi".
"Prima di ogni altra considerazione, dunque, dobbiamo fare di tutto perché il medico non sia costretto a queste scelte – conclude –. Dobbiamo aumentare i posti letto, i respiratori; dobbiamo aumentare il personale per gestirli, partendo dalla formazione. Se poi scelta deve esserci, abbiamo fatto in modo che non sia una scelta dettata dal momento ma condivisa, supportata dai principi del Codice deontologico, della Costituzione, e rispettosa del malato e della Professione medica. Il Codice Deontologico, infatti, è il faro che i professionisti seguono sempre, nel mare calmo come nella tempesta. E non è statico, ma dinamico, materia viva, così da poter accendere la sua luce laddove ce ne sia bisogno".
"Lo scenario in cui ci siamo trovati a marzo sta purtroppo tornando attuale – puntualizzano la presidente SIAARTI Flavia Petrini, e gli anestesisti-rianimatori componenti della Commissione paritetica che ha messo a punto il documento – con un'intensità e una durata ancora non quantificabili. La pressione sul sistema sanitario è già alta e potrebbe generare presto nuove situazioni di squilibrio. I medici anestesisti-rianimatori sono tra i sanitari maggiormente impegnati, in Italia come negli altri Paesi, nelle cure per i pazienti colpiti dal virus Sars-Cov-2. È un lavoro complesso e impegnativo. La scarsità di risorse prodotta dalla pandemia ci coinvolge in modo particolare anche nelle difficili scelte per individuare le persone che possono realmente beneficiare delle cure intensive. Abbiamo fatto e stiamo facendo ogni sforzo per garantire le migliori possibilità di cura in circostanze spesso drammatiche. Allo stesso tempo ci siamo impegnati per rendere espliciti e trasparenti i nostri processi decisionali, ancorando le nostre decisioni a solidi criteri di appropriatezza clinica e a principi etici ampiamente condivisi (come il principio di proporzionalità delle cure e quello di giustizia). Come peraltro affermato congiuntamente nel documento FNOMCeO-SIAARTI, auspichiamo, che attraverso una adeguata e rapida modifica del Codice di Deontologia, che riteniamo ormai inderogabile, si realizzi quanto prima quel concreto e utile supporto necessario ad affrontare, con le adeguate garanzie, il difficile compito che siamo chiamati di nuovo ad affrontare". 

    Covid. PiÙ malati che posti terapia intensiva, chi mandarci? documento fnomceo-siaarti indicati criteri per scelte terapeutiche in condizioni straordinarie

  (Dire) roma, 30 ott. - 'È Accaduto durante la prima fase della pandemia di covid-19: nelle zone piu' colpite, nonostante tutte le misure messe in atto e all'aumento dei posti disponibili, i medici, si sono trovati a dover scegliere quali pazienti ammettere in terapia intensiva. Rischia di succedere di nuovo.


Nè il medico nè la persona malata devono essere lasciati soli.
Il medico con il peso delle sue scelte, la persona malata con la sua sofferenza. Occorre stabilire dei criteri, coerenti con i principi etici e con quelli professionali, che possano supportare il medico, qualora si trovi di fronte a scelte tragiche, dovute allo squilibrio tra necessità e risorse disponibili. E che possano garantire comunque al paziente i suoi diritti: dargli la certezza che non sarà abbandonato, ma sarà preso in carico con gli strumenti possibili, appropriati e proporzionatì. È Proprio questo il senso del documento congiunto, elaborato dalla fnomceo, la federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, e dalla siaarti, la società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva. Un documento frutto di un lungo lavoro condiviso, che è stato recepito ieri dal comitato centrale l'organo di governo della fnomceo.
Il lavoro nasce da un grido d'allarme, lanciato lo scorso 6 marzo dalla siaarti, con la pubblicazione delle raccomandazioni di etica clinica per l'ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili. Un appello in seguito raccolto dalla fnomceo, che, su iniziativa del presidente filippo anelli, ha istituito, in accordo con i vertici della siaarti, una commissione di lavoro paritetica, per avviare insieme una riflessione all'interno dell'alveo deontologico. A parteciparvi, per la fnomceo, claudio buccelli, gianfranco iadecola, marco ioppi (componenti cdn), guido marinoni (componente comitato centrale), roberto monaco (segretario fnomceo), pierantonio muzzetto (coordinatore consulta deontologica nazionale); per la siaarti, alberto giannini (componente comitato etico siaarti), giuseppe gristina (componente comitato etico siaarti), davide mazzon (componente comitato etico siaarti), luigi riccioni (responsabile comitato etico siaarti), marco vergano (coordinatore gruppo di studio di bioetica siaarti).(Segue) (comunicati/dire)

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  Covid. PiÙ malati che posti terapia intensiva, chi mandarci? documento fnomceo-siaarti -2-

    (Dire) roma, 30 ott. - "La pandemia da sars-cov-2 ha portato a un costante aumento del numero di pazienti con necessità di un supporto vitale respiratorio prolungato per insufficienza respiratoria acuta da polmonite interstiziale- scrivono fnomceo e siaarti nel documento congiunto oggi approvato- infatti, nonostante le misure adottate per garantire a chiunque un trattamento adeguato (aumento massimale di tutte le risorse intensive e creazione di reti per il trasferimento inter-ospedaliero di pazienti), nelle aree più colpite si è reso necessario procedere a una allocazione delle risorse attraverso criteri di triage basati sul principio etico di giustizia distributiva".


"I criteri d'accesso ai trattamenti intensivi e sub-intensivi che si basano prioritariamente su principi di appropriatezza clinica e proporzionalità delle cure verso il singolo paziente, devono rispondere anche ad esigenze di giustizia distributiva e di equa allocazione delle risorse sanitarie disponibili- premettono ancora i medici- l'accesso alle cure, indipendentemente dalle risorse e dalla garanzia dell'appropriatezza clinica, deve fondarsi sul ragionamento che è alla base del giudizio clinico, sulla proporzionalità e sulla adeguatezza delle cure secondo il codice deontologico, in relazione al bilancio fra costi/benefici di ogni pratica clinica, commisurata agli esiti prevedibili di salute". Dopo aver ribadito i principi fondamentali dell'uguaglianza tra le persone e dell'equità dell'accesso alle cure, oltre che della coerenza di ogni decisione con i principi etici e le regole deontologiche della professione medica, fnomceo e siaarti analizzano gli aspetti specifici in caso di carenza di risorse.(Segue) (comunicati/dire)

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Covid. PiÙ malati che posti terapia intensiva, chi mandarci? documento fnomceo-siaarti -3-

    (Dire) roma, 30 ott. - "Nelle situazioni emergenziali il medico finalizza l'uso ottimale delle risorse alla salvaguardia della sicurezza, dell'efficacia e dell'umanizzazione delle cure evitando ogni discriminazione. Il medico deve altresì espletare ogni azione possibile per ottenere le necessarie risorse aggiuntive soprattutto in relazione ai trattamenti intensivi e sub intensivi- puntualizzano- nel caso in cui lo squilibrio tra necessità e risorse disponibili persista, è data precedenza per l'accesso ai trattamenti intensivi a chi potrà ottenere grazie ad essi un concreto, accettabile e duraturo beneficio. A tale fine si applicano criteri rigorosi, espliciti, concorrenti e integrati, valutati sempre caso per caso, quali: la gravità del quadro clinico, le comorbilità, lo stato funzionale pregresso, l'impatto sulla persona dei potenziali effetti collaterali delle cure intensive, la conoscenza di espressioni di volontà precedenti nonchè la stessa età biologica, la quale non può mai assumere carattere prevalente".


"Coloro che non sono trattabili in modo intensivo, ovvero non sono eleggibili ad un trattamento intensivo a causa dell'improbabilità d'ottenere concreti, accettabili e duraturi benefici clinici, sono comunque presi in carico prestando loro le cure appropriate e proporzionate di cui vi sia disponibilità- affermano- il diritto individuale all'eguale accesso alle cure sanitarie deve rimanere il cardine della protezione che lo stato è tenuto a fornire e che i medici hanno il dovere di garantire quale principio deontologico indissolubile. Il ricorso selettivo a criteri che valgano a legittimare differenziate modalità di cura è da considerarsi esclusivamente in stato di assoluta necessità (emergenza/urgenza indifferibile in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili).
Il ricorso a tali criteri non può essere inteso come il diniego del principio non negoziabile dell'uguaglianza di valori di ogni essere umano. Sono garantiti quali criteri di scelta sotto il profilo deontologico e professionale: il rispetto, la tutela della dignità e della salute della persona, la proporzionalità e l'adeguatezza delle cure, l'equità d'accesso, il criterio di beneficialità, l'età e/o le altre situazioni di vulnerabilità.
Tali criteri di scelta non possono essere utilizzati separatamente".(Segue)
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  Covid. PiÙ malati che posti terapia intensiva, chi mandarci? documento fnomceo-siaarti -4-

    (Dire) roma, 30 ott. - "L'impossibilità di erogare un determinato trattamento sanitario in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili, non può seguire l'abbandono terapeutico- raccomandano in conclusione fnomceo e siaarti- dovendo il medico sempre provvedere, in considerazione della sua posizione di garanzia, a porre in atto le valutazioni e l'assistenza necessaria affinchè l'eventuale progressione della patologia risulti il meno dolorosa possibile e soprattutto sia salvaguardata la dignità della persona, mediante un sostegno idoneo ad alleviarne le sofferenze fisiche, psichiche e spirituali".


"Quello che vorrei che uscisse con chiarezza è che noi medici ci siamo fatti carico di problemi che sono in realtà legati a un contesto organizzativo - spiega il segretario della fnomceo, roberto monaco -. Noi medici non abbiamo paura della crisi, perchè siamo abituati a lavorare in emergenza. E non temiamo la responsabilità, perchè è nostro compito fare scelte condivise col paziente, nel rispetto delle nostre competenze, dei suoi diritti e dei principi del codice deontologico. Abbiamo paura di tutte quelle falle nell'organizzazione e nella programmazione che possono esplodere durante una crisi".
"Prima di ogni altra considerazione, dunque, dobbiamo fare di tutto perchè il medico non sia costretto a queste scelte- conclude- dobbiamo aumentare i posti letto, i respiratori; dobbiamo aumentare il personale per gestirli, partendo dalla formazione. Se poi scelta deve esserci, abbiamo fatto in modo che non sia una scelta dettata dal momento ma condivisa, supportata dai principi del codice deontologico, della costituzione, e rispettosa del malato e della professione medica. Il codice deontologico, infatti, è il faro che i professionisti seguono sempre, nel mare calmo come nella tempesta. E non è statico, ma dinamico, materia viva, così da poter accendere la sua luce laddove ce ne sia bisogno".(Segue)
(Comunicati/dire)

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        CORONAVIRUS: ANESTESISTI E MEDICI, 'SE COSTRETTI CURE A PAZIENTI CHE NE BENEFICIANO DI PIU = 'No discriminazioni, non scegliere solo in base all'età'

  Roma, 30 ott. (Adnkronos Salute) - Nella prima fase della pandemia di Covid-19, nelle zone più colpite, i medici, si sono trovati a dover scegliere quali pazienti ammettere in Terapia intensiva. E questo "rischia di succedere di nuovo". Lo segnala un Documento congiunto, elaborato dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici) e dalla Siaarti (Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva). "Nelle situazioni emergenziali - si legge nel testo - il medico finalizza l'uso ottimale delle risorse alla salvaguardia della sicurezza, dell'efficacia e dell'umanizzazione delle cure evitando ogni discriminazione". Ma in caso si sia costretti, "è data precedenza per l'accesso ai trattamenti intensivi a chi potrà ottenere grazie ad essi un concreto, accettabile e duraturo beneficio".

  "A tale fine si applicano criteri rigorosi, valutati sempre caso per caso, quali: la gravità del quadro clinico, le comorbilità, lo stato funzionale pregresso, l'impatto sulla persona dei potenziali effetti collaterali delle cure intensive, la conoscenza di espressioni di volontà precedenti nonché la stessa età biologica, la quale" però - sottolinea il documento - "non può mai assumere carattere prevalente".


Il testo è stato recepito ieri dal Comitato centrale della Fnomceo. Né il medico né la persona malata devono essere lasciati soli. Il medico con il peso delle sue scelte, la persona malata con la sua sofferenza, sottolineano medici e anestesisti.

  Ecco perché "occorre stabilire dei criteri, coerenti con i principi etici e con quelli professionali, che possano supportare il medico, qualora si trovi di fronte a scelte tragiche, dovute allo squilibrio tra necessità e risorse disponibili. E che possano garantire comunque al paziente i suoi diritti: dargli la certezza che non sarà abbandonato, ma sarà preso in carico con gli strumenti possibili, appropriati e proporzionati", si legge in una nota. (segue)

  (Mal/Adnkronos Salute)

  ISSN 2465 - 1222


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        CORONAVIRUS: ANESTESISTI E MEDICI, 'SE COSTRETTI CURE A PAZIENTI CHE NE BENEFICIANO DI PIU (2) =

  (Adnkronos Salute) - Il lavoro nasce da un grido d'allarme, lanciato lo scorso 6 marzo proprio dalla Siaarti, con la pubblicazione delle Raccomandazioni di etica clinica per l'ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili. Un appello in seguito raccolto dalla Fnomceo, che, su iniziativa del presidente Filippo Anelli, ha istituito una Commissione di lavoro paritetica, per avviare insieme una riflessione all'interno dell'alveo deontologico. "La pandemia ha portato a un costante aumento del numero di pazienti con necessità di un supporto vitale respiratorio prolungato per insufficienza respiratoria acuta da polmonite interstiziale - di legge nel Documento congiunto oggi approvato - Infatti, nonostante le misure adottate per garantire a chiunque un trattamento adeguato, nelle aree più colpite si è reso necessario procedere a una allocazione delle risorse attraverso criteri di triage basati sul principio etico di giustizia distributiva".

  "I criteri d'accesso ai trattamenti intensivi e sub-intensivi che si basano prioritariamente su principi di appropriatezza clinica e proporzionalità delle cure verso il singolo paziente, devono rispondere anche ad esigenze di giustizia distributiva e di equa allocazione delle risorse sanitarie disponibili - premettono ancora i medici - L'accesso alle cure" deve fondarsi "sul ragionamento che è alla base del giudizio clinico, sulla proporzionalità e sulla adeguatezza delle cure secondo il Codice deontologico, in relazione al bilancio fra costi/benefici di ogni pratica clinica, commisurata agli esiti prevedibili di salute". Fnomceo e Siaarti analizzano gli aspetti specifici in caso di carenza di risorse.

  "Coloro che non sono trattabili in modo intensivo, ovvero non sono eleggibili ad un trattamento intensivo a causa dell'improbabilità d'ottenere concreti, accettabili e duraturi benefici clinici, sono comunque presi in carico prestando loro le cure appropriate e proporzionate di cui vi sia disponibilità - sottolineano -áIl diritto individuale all'eguale accesso alle cure sanitarie deve rimanere il cardine della protezione che lo Stato è tenuto a fornire e che i medici hanno il dovere di garantire quale principio deontologico indissolubile". Inoltre "il ricorso selettivo a criteri che valgano a legittimare differenziate modalità di cura è da considerarsi esclusivamente in stato di assoluta necessità (emergenza/urgenza indifferibile in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili)". E non può essere inteso "come il diniego del principio non negoziabile dell'uguaglianza di valori di ogni essere umano. Sono garantiti quali criteri di scelta sotto il profilo deontologico e professionale: il rispetto, la tutela della dignità e della salute della persona, la proporzionalità e l'adeguatezza delle cure, l'equità d'accesso, il criterio di beneficialità, l'età o le altre situazioni di vulnerabilità. Tali criteri di scelta non possono essere utilizzati separatamente", sottolinea il documento. (segue)

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        CORONAVIRUS: ANESTESISTI E MEDICI, 'SE COSTRETTI CURE A PAZIENTI CHE NE BENEFICIANO DI PIU (3) =

  (Adnkronos Salute) - Un altro passo importante è relativo a cosa fare in concreto: "L'impossibilità di erogare un determinato trattamento sanitario in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili, non può seguire l'abbandono terapeutico - raccomandano in conclusione Fnomceo e Siaarti - dovendo il medico sempre provvedere a porre in atto le valutazioni e l'assistenza necessaria affinché l'eventuale progressione della patologia risulti il meno dolorosa possibile e soprattutto sia salvaguardata la dignità della persona, mediante un sostegno idoneo ad alleviarne le sofferenze fisiche, psichiche e spirituali".

  "Quello che vorrei che uscisse con chiarezza è che noi medici ci siamo fatti carico di problemi che sono in realtà legati a un contesto organizzativo - spiega il segretario della Fnomceo, Roberto Monaco - Noi medici non abbiamo paura della crisi, perché siamo abituati a lavorare in emergenza. E non temiamo la responsabilità, perché è nostro compito fare scelte condivise col paziente, nel rispetto delle nostre competenze, dei suoi diritti e dei principi del Codice deontologico. Abbiamo paura di tutte quelle falle nell'organizzazione e nella programmazione che possono esplodere durante una crisi.


Dobbiamo fare di tutto perché il medico non sia costretto a queste scelte".

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