Italy

Affidi, la difesa: Carletti vittima dei media

Reggio Emilia, i legali del sindaco cercano di smontare l’inchiesta in udienza: «Accuse infondate e polverizzate dalla Cassazione»

REGGIO EMILIA. «Si tratta di un’indagine distorta dall’effetto mediatico». È questo uno dei passaggi chiave della replica dei difensori del sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, vittima secondo i suoi legali di «errori di valutazione sulla sua posizione». Un sindaco-amministratore, non un politico, che non mette bocca sui reati che vedono come vittime i minori ma che proprio «per la sua sensibilità sul tema dei minori si è esposto più di altri», finendo poi al centro dell’inchiesta “Angeli e Demoni” che l’avvocato Giovanni Tarquini non esita a definire «un’indagine sbagliata, che non sta in piedi. Vedremo il giudice per l’udienza preliminare cosa farà per rimediarvi».

Il difensore di Carletti ha parlato del sindaco diventato suo malgrado un «protagonista mediatico» della vicenda sul presunto giro illecito di minori dati in affidamento in Val D’Enza, ma è «totalmente estraneo» alle accuse mosse nei suoi confronti. Un’innocenza ribadita più volte ieri durante l’udienza davanti al gup Dario De Luca, che ha ascoltato le repliche di Tarquini e del collega in codifesa Vittorio Manes, quest’ultimo soffermatosi sugli aspetti più tecnici, eccependo la differenza tra ruolo politico e quello di amministratore. Gli avvocati hanno replicato quindi al pubblico ministero Valentina Salvi, che aveva chiesto il rinvio a giudizio di 21 indagati su 24. Tra i principali imputati c’è il sindaco eletto tra le fila del Pd, che dopo essere finito agli arresti domiciliari è stato scarcerato dalla Cassazione, sentenza quest’ultima che «ha polverizzato le accuse», ha detto senza mezzi termini Manes.



Carletti, da tempo rientrato a pieno nel suo ruolo di primo cittadino del comune della Val D’Enza, ha sempre professato la sua innocenza rispetto ai capi di imputazione che erano inizialmente quattro, poi ridimensionatisi a due. Le ipotesi di reato riguardavano tre episodi di abuso d’ufficio e un falso ideologico. Nel primo caso per aver messo a disposizione della “Hansel&Gretel”, la onlus dello psicoterapeuta Claudio Foti, i locali pubblici del centro “La Cura” a Bibbiano senza alcuna gara. Nel secondo per aver partecipato alla falsificazione della causale delle somme versate agli affidatari nel terzo caso a Carletti si contesta di aver abbassato il valore della soglia dei servizi, spacchettandoli, per prorogarli senza gara. E, infine, di aver affidato il servizio legale all’avvocato Marco Scarpati, totalmente scagionato dalle accuse tanto da veder archiviata la propria posizione.

Al termine delle indagini per il sindaco rimangono invece solo due ipotesi di reato: una di abuso d’ufficio (per aver affidato il servizio di psicoterapia dei comuni della Val D’Enza alla onlus senza bando) e quella di falso. «Abbiamo cercato di spiegare che il ruolo di Carletti e la sua posizione sono totalmente estranei alle accuse che gli si muovono», spiega l’avvocato Tarquini, che ha parlato in aula per quasi due ore. «Per di più – aggiunge il legale – ci sono degli equivoci di fondo che riguardano aspetti amministrativi su cui noi non entriamo (la coprogettazione del servizio di psicoterapia dei minori col soggetto gestore che sarebbe alternativa alla gara pubblica, la scelta stessa della procedura e le modalità dei pagamenti, ndr) e questioni tecniche amministrative su cui Carletti non poteva aver avuto alcuna voce in capitolo e non aveva nessun potere di controllo».

Il sindaco quindi «ha subito questa vicenda diventando il protagonista mediatico, ingiustamente, con pesantissime ripercussioni sulla sua vita personale e professionale». È chiaro, conclude Tarquini, «che siamo in un’udienza preliminare, non all’esito di un dibattimento, quindi la valutazione del giudice dovrà essere in funzione di quello. Però noi pensiamo che già qui sia evidente l’estraneità di Carletti a colpe che non lo riguardano».La decisione del giudice sulle richieste di rinvio a giudizio è prevista per settembre insieme ai due riti abbreviato richiesti: quello di Claudio Foti e dell’assistente sociale Beatrice Benati.

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