Italy

Alberghi, ristoranti e anziani: nel governo lite sulle deroghe

«Ci sono 800 morti al giorno...». È stato questo il dolente leitmotiv con cui Roberto Speranza negli ultimi estenuanti vertici con le Regioni, i capigruppo e poi i capi delegazione ha provato a respingere ogni tentativo di allentare le misure di contenimento per le festività natalizie. E lo stesso concetto il ministro della Salute scandirà oggi in Parlamento: «Senza rigore avremo una recrudescenza dell’epidemia a gennaio, proprio nel momento in cui dovremo iniziare le vaccinazioni contro il virus. Sarebbe un segnale devastante». Sulla spinta di numeri ancora drammatici il governo si è convinto che non ci sia alternativa alla stretta. E anche se l’ufficialità arriverà solo domani sera, quando il presidente del Consiglio firmerà il Dpcm destinato a entrare in vigore venerdì, le principali misure sono confermate.

«Dobbiamo mantenere rigore e prudenza per non vanificare i primi risultati», esorta Speranza. E Francesco Boccia prova a convincere gli italiani che «si può restare in casa con i propri cari». Il primo pilastro è il coprifuoco «senza deroghe» fino alle 22, anche a Natale e a Capodanno. Il confronto con la Cei è aperto, ma l’orientamento è che la messa delle 24 possa tenersi alle 20. Il secondo pilastro è il divieto di spostamento tra le Regioni, che il ministro degli Affari regionali Boccia spiega con la necessità di «non disperdere i sacrifici fatti in queste settimane anche dagli operatori sanitari». Quindi divieto di mobilità anche per le aree gialle, da prima di Natale (forse il 21) a dopo la Befana: la decisione sulle date verrà presa oggi dopo il confronto con Regioni e Parlamento. Un’altra questione cruciale è il numero di ospiti che si possono invitare a casa nei giorni di festa. Salvo novità dell’ultima ora resta la «forte raccomandazione a non ospitare persone non conviventi». La battaglia sulle eccezioni ha animato il vertice serale. «Per non minare la tenuta stessa del modello di sicurezza le deroghe vanno limitate il più possibile», ha ammonito Boccia.

Teresa Bellanova di Italia Viva si è battuta, in asse con Conte, perché i ristoranti restino aperti a pranzo il 25 e 26 dicembre. E anche sul destino degli hotel di montagna il braccio di ferro è andato avanti a oltranza. Speranza, Boccia, Franceschini, Gualtieri e Bonafede li vogliono chiudere fino all’Epifania, Bellanova e Bonetti insistono perché restino aperti e fanno leva sui dubbi di Conte. Il premier avrebbe insistito molto anche per permettere agli italiani di raggiungere le seconde case, concessione che i rigoristi ritengono troppo rischiosa. Il capitolo spostamenti è tra quelli che hanno creato maggiori tensioni nella riunione serale con i capi delegazione. Palazzo Chigi ha deciso di scrivere un decreto ad hoc, che andrà in Gazzetta Ufficiale insieme al Dpcm e servirà a «coprire» dal punto di vista costituzionale la limitazione delle libertà personali, a cominciare dalla circolazione. Il decreto dovrà anche allungare la vita del Dpcm, che fin qui è stata di soli 30 giorni.

Le Regioni hanno provato a convincere il governo ad aprire i confini, ma per Speranza, che ritiene fondamentale avere «misure rafforzate» quando il Paese intero sarà in zona gialla, lo stop ai movimenti è un punto cardine. Unica, probabile deroga, la possibilità di andare a trovare i nonni o i genitori anziani che altrimenti passerebbero il Natale da soli. Raccontano che Conte nella riunione con i capigruppo abbia aperto ai ricongiungimenti familiari, alla possibilità di raggiungere le seconde case e anche, «come gesto simbolico», alla fine della didattica a distanza per i licei dal 14 dicembre. Ma poi, nel vertice con i capidelegazione, il premier ha tenuto una linea meno morbida. Piste e impianti da sci saranno chiusi fino a metà gennaio e gli esercenti saranno ristorati. «Da parte del governo c’è una posizione ferrea», ha dovuto arrendersi Luca Zaia, che aveva proposto con le altre Regioni del Nord di lasciare aperte le piste per ospiti degli hotel e delle seconde case. Mediazione bocciata. E ora il presidente del Veneto chiede che le piste siano chiuse anche negli altri Paesi: «Se ci troviamo con Slovenia, Austria e Francia con le piste aperte, la nostra diplomazia può andare in soffitta».

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