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Amazon vince contro Bruxelles, la Corte Ue annulla la decisione della Commissione: «Non sono aiuti di Stato»

Le sentenza

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

«Nessun vantaggio selettivo in favore di una filiale lussemburghese del gruppo Amazon». La Corte di giustizia europea ha annullato mercoledì 12 maggio la decisione della Commissione Ue che dichiarava l’aiuto al colosso americano incompatibile con il mercato interno. Secondo il Tribunale, la Commissione non ha dimostrato in modo giuridicamente adeguato che vi sia stata un’indebita riduzione dell’onere fiscale di una filiale europea del gruppo Amazon e della società energetica Engie da parte del Lussemburgo. Le due controversie fanno parte di una più ampia campagna della Commissione europea contro l’evasione fiscale delle multinazionali all’interno dell’Unione europea, con indagini avviate negli ultimi anni sotto la pressione delle rivelazioni dello scandalo LuxLeaks del 2014 e poi dei Panama Papers del 2016.

Una crociata dai risultati contrastanti

Questa crociata però ha avuto finora risultati contrastanti. La sconfitta di oggi di Bruxelles si aggiunge a quella già incassata contro il gruppo informatico Apple, con la Commissione che aveva subito una clamorosa battuta d’arresto la scorsa estate, quando la Corte di giustizia europea aveva dato ragione al colosso americano nella controversia sui 13 miliardi di sconti fiscali, ritenuti aiuti di Stato, che la multinazionale avrebbe dovuto restituire all’Irlanda, peraltro poco propensa ad averli. Per Amazon ed Engie, invece, le somme in gioco sono minori. Il gigante americano dell’e-commerce era stato condannato nell’ottobre 2017 a rimborsare 250 milioni di euro al Lussemburgo. Secondo Bruxelles, Amazon ha beneficiato di vantaggi illegali, grazie a un accordo del 2003 (rinnovato nel 2011) che le permette di sfuggire alla tassazione su quasi tre quarti dei suoi profitti nel paese che ospita la sua sede europea.

L’antefatto

Nel giugno 2018, Bruxelles aveva ordinato al paradiso fiscale del Lussemburgo di recuperare 120 milioni di euro da Engie, mettendo in discussione dubbi accordi finanziari che hanno permesso alla società energetica francese di sfuggire alle tasse sul 99% dei profitti generati da due delle sue filiali situate nel Granducato. Il Lussemburgo, Amazon ed Engie avevano allora portato il caso davanti alla Corte di giustizia europea, contestando qualsiasi pratica illegale. E oggi è arrivata la sentenza a favore delle due società. Bruxelles potrà ora appellarsi alla Corte di giustizia europea (Cjeu), come ha fatto la Commissione dopo aver perso contro Apple in prima istanza, ma la rivoluzione fiscale internazionale promossa dall’amministrazione statunitense potrebbe arrivare prima a risolvere la questione. Sono anni infatti che le Ong denunciano il trattamento fiscale estremamente favorevole alle grandi imprese da parte di alcuni paesi dell’Ue, come Belgio, Irlanda, Lussemburgo e Paesi Bassi, che per assicurarsi investimenti e posti di lavoro sul loro territorio accettano un calo delle entrate fiscali, creando distorsioni nella concorrenza tra le imprese. Ora, il presidente Joe Biden vuole una tassa minima globale sulle società, che se avesse successo, permetterebbe di aumentare le tasse e riportare equilibrio fiscale all’interno dell’Ue.

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