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Anna e il suo calvario con il revenge porn: “Tradita dall’ex. Non ditemi che ho sbagliato”

Revenge porn, nella sua traduzione letterale, vuol dire "pornografia per vendetta". Si tratta infatti di diffondere online materiale sessualmente esplicito di natura privata inviato solitamente da ex compagne, fidanzate o amanti. La parola "vendetta" presupporrebbe un torto subito all'origine del gesto, ma la verità è che quasi sempre l'unico "affronto" è l'interruzione della relazione. Il revenge porn è ora un reato: chi diffonde materiale intimo senza il consenso del soggetto rappresentato rischia ora la reclusione da 1 a 6 anni e una multa che può andare dai 5 mila ai 15 mila euro. Prima di arrivare a questo quadro normativo, sono tante le storie tragiche che non hanno trovato giustizia nelle aule dei tribunali: il caso emblematico è quello di Tiziana Cantone, 30enne napoletana poi morta suicida in seguito alla diffusione di una serie di video pornografici di natura privata.

L'ultimo di grande rilevanza è stato quello della maestra di Torino, licenziata a causa dei video diffusi dall'ex fidanzato nel gruppo Whatsapp del calcetto. Anna, ragazza emiliana di 22 anni, sa bene quali gravi danni può arrecare la condivisione di un video privato con gli amici. A Fanpage.it ha raccontato la sua esperienza con il revenge porn e ha descritto quelle che definisce le dinamiche da "spogliatoio"

Com'è iniziato il tuo incubo?

Sono passati ormai diversi anni e ancora sto cercando di rielaborare i traumi. Avevo 20 anni circa quando i miei video hanno iniziato a rimbalzare da una chat all'altra. Allora andavo all'Università e ho capito cosa stava succedendo quando una mia amica mi ha invitato per un caffè prima della lezione universitaria e mi ha detto che aveva trovato sul cellulare del suo ragazzo un mio video. Io ero impreparata, non mi aspettavo una cosa simile e non riuscivo ad immaginare da dove potessero arrivare quei filmati. Mi ha chiesto com'era possibile che il suo fidanzato avesse quel materiale, credeva che lo avessimo girato insieme. Ero sconvolta e non riuscivo neppure io a capire come potesse avere quel video.

Come hai fatto a capire da dove era partito?

Ho dovuto vedere il video. Ho subito riconosciuto il materiale che ho condiviso con il mio fidanzato di circa un anno prima. Non riuscivo a credere che potesse avermi fatto questo, al contempo non credevo neppure che ne fosse capace. Gli ho chiesto per giorni di vederci e lui mi ha ignorata fino a quando non mi sono presentata sotto casa sua. A quel punto ha dovuto parlarmi per forza e ha confessato di aver inoltrato lui, circa un anno prima, quel materiale ai suoi amici, ma mi ha giurato di non averlo inviato ad altri.

Hai scoperto chi ha allargato il cerchio?

Purtroppo sì. Dico purtroppo perché ho capito poco più tardi che era stato il suo migliore amico a inviare ulteriormente quel video ripescandolo dopo diversi mesi nella sua galleria. Lo ha usato come prova di una relazione tra me e lui che però non c'è mai stata, ha detto di aver girato lui stesso quel video. Poi da cosa nasce cosa e le persone alle quali lo ha fatto vedere hanno inviato altre volte quel filmato a mia insaputa.

Tu hai parlato con lui?

Mi è servito molto tempo per farlo, però alla fine ho trovato il coraggio necessario. L'ho cercato con la scusa di un aperitivo e ho finto ovviamente di non sapere niente. Sapevo che avrebbe accettato, ma quando ci siamo trovati faccia a faccia ho sentito tutta la forza venire meno. Avevo il registratore del cellulare acceso con l'idea di portare quella conversazione alle forze dell'ordine, ma di colpo non avevo il coraggio di dirgli niente. L'ho recuperato solo quando lui mi ha chiesto di scattare un selfie-ricordo della serata perché sapevo cosa voleva fare.

Cioè?

Voleva postarlo sui social in modo che tutte le persone alle quali aveva inviato quel video credessero che tra noi c'era qualcosa e che tutto quello che aveva detto era vero. A quel punto gli ho chiesto del video e volevo che mi dicesse perché lo aveva fatto. Ha prima provato a dire che non era stato lui, poi che lo avevano costretto e dopo ha semplicemente detto che lui aveva solo confermato delle voci che già giravano, che non aveva inviato lui quel filmato ma che tutti avevano supposto che avesse girato lui il tutto. Ovviamente non era vero.

Cos'hai fatto a quel punto?

Ho denunciato, ma quello che hai attorno ti fa perdere di vista anche il fatto che la giustizia stia facendo il suo corso. Per chi mi conosceva ero una "facile", una che sì, è una vittima, ma che ha fatto male a fidarsi. Probabilmente è vero, ho sbagliato a fidarmi, ma è come confessare un segreto a un amico e scoprire che lui lo ha detto a tutti. Ti saresti aspettato un risvolto del genere? Ovviamente no. Lo stesso meccanismo vale per un video del genere: è vero, un filmato è granito rispetto a un segreto, ma banalmente è come se l'amico con il quale ci siamo confidati su Whatsapp condividesse le immagini della conversazione con altri. Anche quello è indelebile no?

La tua famiglia sa cos'è successo?

Sì, lo sa. Mi ha detto che avevo sbagliato a fidarmi e lo so che è così, ma è giusto pagare uno sbaglio a così caro prezzo?

Si tratta davvero di uno sbaglio? Un reato del genere non è giustificato da un errore, no?

Vorrei dirle di no, ma non so neppure io cosa pensare attualmente. Sto cercando di processare una cosa con uno psicologo.

Cosa pensi del caso della maestra di Torino?

Che la sua storia è quella di tante altre. Lei ha perso il lavoro, io ho dovuto lasciare l'Università perché non ce la facevo più. La sto riprendendo adesso e devo dire che le lezioni online mi stanno aiutando a superare l'ansia che tornare tra la gente mi provoca.

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