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Boccia a Catanzaro: "Andiamo avanti con posti letto e tamponi, il commissario arriverà". Conte: "Dobbiamo chiudere sul nome"

REGGIO CALABRIA - "La sanità non è un'azienda, ma un diritto". Recita così uno degli striscioni esposti per "accogliere" il ministro Francesco Boccia, oggi a Catanzaro per la Conferenza Stato Regioni. Sulla carta voleva essere una dimostrazione di vicinanza del governo alla Calabria, finita in zona rossa per la sanità tanto zoppa da non riuscire a reggere la seconda ondata di pandemia nonostante il numero di contagi contenuto e precipitata nel caos dalle dimissioni a catena dei commissari designati.  Ma una quadra su un nuovo nome da proporre alla guida della sanità calabrese non si è ancora trovata. L'arrivo del prefetto Paolo Tronca sembra sfumato. Per un garbato no, dicono indiscrezioni. "Perché in realtà non c'è stata alcuna proposta formale" sostiene il viceministro Pierpaolo Sileri. In realtà, rivela il ministro della Salute Roberto Speranza "c'è stata una discussione, ma non credo sia la soluzione definitiva". A Boccia non è rimasto che provare ad assicurare: "Dobbiamo occuparci di posti letto, tamponi, dobbiamo pensare alle famiglie che piangono i loro cari e agli operatori sanitari che rischiano la loro vita. Tutto questo lo facciamo indipendentemente dal commissario ad acta. Ma il commissario ad acta non deve diventare una figura mitologica. Quando ci sarà, si occuperà del controllo delle procedure".  Lo stesso premier Giuseppe Conte, rispondendo nel merito ai microfoni di Otto e mezzo dice: "Domani abbiamo un Consiglio dei ministri,  domani dobbiamo chiudere questa partita".
Ma non basta a chi è arrivato di fronte alla Cittadella regionale di Catanzaro da tutte le province della Calabria. In piazza c'è di tutto. Dai sindacalisti dell'Usb, che da tempo lavorano con i precari della sanità, a centri sociali e comitati di base che a Cosenza guidano le mobilitazioni, alla destra che organizza le piazze nelle altre province, insieme o dietro le associazioni dei commercianti. Eterogenee anche le richieste. Se da destra si tuona contro le chiusure, a sinistra la parola d'ordine è "sanità pubblica" perché "il Covid - spiega uno dei manifestanti è solo l'elemento che ha messo a nudo le criticità di un sistema che non è in grado da anni di rispondere alle esigenze di salute di questo territorio".

Da lontano si fa sentire anche la Chiesa, che con il vescovo di Catanzaro tuona "l'errore più grave è delegare tutto ad uno, o a qualcuno, sperando che questo basti per cambiare" ma "in un tempo in cui impera ciò che fa notizia sensazionale, sottrarsi a una responsabilità, magari modesta ma continua, è tentazione forte che si trasforma a volte in viltà". 

il racconto

La mano delle cosche sull’onorata sanità

20 Novembre 2020
Che il deficit di offerta di salute in Calabria sia grave è un dato di cui il governo sembra essere cosciente e per bocca di Boccia lo dice. "La condizione della sanità calabrese è figlia di una storia che non devo ricordare io a nessuno. Oggi è responsabilità dell'Italia intera mettere in sicurezza la sanità calabrese". Insomma, l'emergenza Covid - spiega è solo parte di un intervento che il governo immagina più strutturale e con il nuovo Decreto Calabria, che a breve affronterà la prova dell'aula, a fare da architrave. Ora però c'è la seconda ondata di contagi da combattere. E il governo - rivendica - sta facendo la sua parte. "Lo Stato ha inviato dall'inizio della pandemia 46 milioni di materiali consumabili in Calabria, quasi 43 milioni di mascherine che sono stati distribuiti e sono tuttora in distribuzione. Sono stati distribuiti 193 ventilatori polmonari per la terapia sub-intesiva che devono diventare tutti posti letto". 

Per rispondere all'emergenza, verranno messi in piedi anche ospedali da campo, ma saranno solo due rispetto ai quattro previsti. A Locri e Tropea, nei pressi di Vibo Valentia, si è deciso di optare per la riapertura di vecchi reparti o ali di ospedali dismessi negli anni del commissariamento, costati alla Calabria la chiusura di 18 nosocomi. "Per alcuni ci sarà una valutazione oggettiva, e tutti quelli che potranno essere utilizzati lo saranno - annuncia il ministro -  Perché se c'è una cosa che la pandemia ha insegnato a tutti è che il diritto alla salute, così come quello all'istruzione, non dovrà mai più essere compresso da vincoli di bilancio".

A Cosenza, o meglio alla periferia della città, in zona Vaglio Lise, l'ospedale da campo ci sarà. La tenda da 40 posti è stata messa in piedi dall'esercito e a breve sarà operativa. Secondo l'accordo di collaborazione chiuso con il governo, ad occuparsene sarà Gino Strada con la sua Emergency, che a breve dovrebbe essere operativo in regione. Nelle scorse settimane, in molti avevano sostenuto la proposta delle Sardine, che con Jasmine Cristallo avevano chiesto per lui un incarico da commissario ad acta della sanità calabrese. Ma su questo Boccia ha preferito glissare. "Ringrazio Gino Strada per quello che stano facendo e faranno, ma il commissario ad acta ha una funzione diversa".  

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