Italy

Brahim, il killer di Nizza venuto da Lampedusa. La nave quarantena, Bari e poi la fuga

Ha il viso pulito di un ragazzo di 21 anni, una leggerissima barba, i capelli corti, gli occhi spalancati e vuoti della follia: Brahim Aouissaoui è ricoverato nel reparto rianimazione all’ospedale Pasteur di Nizza. Grave, ma non in pericolo di vita. Potrebbe parlare, però tutto quello che per ora ha detto è: “Allah u akbar”, Allah è grande. Lo ha ripetuto mentre gli sparavano addosso, per fermarlo. I poliziotti intervenuti giurano che non aveva paura: "Sembrava quasi ci chiedesse di ucciderlo".

Il jihadista venuto da Lampedusa (nello zaino un Corano, due telefoni e un coltello con la lama di 17 centimetri), rimasto in Italia solo 20 giorni in quarantena, prima di arrivare in Francia a mettere in atto il suo piano stragista, è un signor nessuno. Pulito, immacolato, assolutamente sconosciuto alle forze di polizia, all’intelligence, persino alle autorità tunisine. Un ragazzo come migliaia di altri ne sono arrivati negli ultimi dieci anni in cerca di fortuna in Europa, come Anis Amri, l’altro tunisino sbarcato minorenne a Lampedusa nel 2011 e finito 5 anni dopo alla guida di un Tir assassino al mercatino di Natale a Berlino prima di finire ucciso nella sua fuga in Italia.

L’arrivo a Lampedusa il 20 settembre su un barchino partito da Sfax con una ventina di altri tunisini, la quarantena sulla nave Rhapsody inviata dal Viminale per decongestionare l’hotspot dell’isola, l’approdo a Bari l’8 ottobre, tampone negativo e solo un foglio di via – “Te ne devi andare entro 7 giorni”, firmato dal questore di Bari –, perché il fotosegnalamento e le impronte raccontavano di un migrante come tanti.

A Nizza era certamente almeno da quattro giorni. «L’uomo che ha assassinato tre persone a Nizza non era mai stato segnalato dalle autorità tunisine, al contrario di altri, e non era neanche segnalato sotto il profilo della sicurezza nei canali di intelligence», dicono fonti del Viminale. «Non è schedato come terrorista in Tunisia», conferma Mohsen Dali, sostituto procuratore a Tunisi, che non esclude che «organizzazioni siano all’origine dell’accaduto».

La ricostruzione del suo percorso in Italia è presto fatta. Brahim Aoussaoui arriva a Lampedusa in una domenica di mare piatto come l’olio che manda in tilt il rodato sistema di accoglienza dell’isola: 26 barchini in 24 ore. Tutti con 15-20 persone a bordo, in gran parte giovani tunisini. L’hotspot non ha più posto neanche sotto gli alberi, ci sono 1300 persone e c’è il Covid. Non c’è neanche modo di fotosegnalarli tutti. Aoussaoui dà le sue generalità, lo Sdi, il sistema informatico investigativo, non rivela alcunché e come gli altri viene denunciato per ingresso illegale su territorio italiano. Il sindaco Totò Martello lancia un disperato grido d’aiuto, il Viminale manda una nave quarantena, la Rhapsody. È il 23 settembre quando, con 805 migranti a bordo, la nave - gestita dalla Croce Rossa - prende il largo. Quattordici giorni dopo, la nave riceve come porto di sbarco Bari. Brahim è tra i primi a scendere, tampone negativo, fotosegnalamento, impronte digitali. Al centro per il rimpatrio di Bari non c’è posto per tutti e, come sempre si fa in questi casi, chi ha precedenti o segnalazioni viene trattenuto e riportato indietro sotto scorta appena possibile, tutti gli altri vengono lasciati liberi. Così è anche per Aoussaoui: decreto di respingimento del prefetto di Bari, foglio di via del questore. Il 9 ottobre è libero, in tasca ancora il foglio identificativo che la Croce rossa ha distribuito a bordo della nave a tutti gli ospiti e che ancora aveva con sé ieri a Nizza.

Come e quando Aoussaoui lascia Bari diretto al nord non si sa. Probabilmente in treno come tutti gli altri, a meno che non ci fosse qualcuno ad aspettarlo. Di lui si perdono le tracce. C’è un buco nero di 16 giorni da ricostruire, ma anche le due settimane sulla nave con il personale di bordo. Di sicuro era arrivato a Nizza da almeno quattro giorni, passando il confine a Ventimiglia: perché le forze dell’ordine francesi gonfiano il petto, sostenendo che ogni giorno ricacciano in Italia almeno 50 migranti che cercano di entrare illegalmente. Ma lì ci sono almeno 6 diversi valichi: Ponte San Ludovico, Ponte San Luigi, la ferrovia, l’autostrada, e più all’interno il Col di Tenda e Breil. Prima o poi vanno tutti dall’altra parte. E bastano 50 euro per farsi accompagnare fino a Montone da un passeur, che con 150 euro ti porta direttamente a Nizza. C’è persino una strada da fare a piedi, il vecchio cammino dei contrabbandieri da fare di notte, che negli anni Trenta aveva usato anche Sandro Petrini per espatriare. Chissà quale ha usato.

Se le sue condizioni non peggiorano, gli investigatori sperano di interrogarlo stamani e sapere da lui chi è, se è un lupo solitario o un soldato della jihad. Subito dopo l’attentato si era sparsa la voce di un presunto complice in fuga ma è andata affievolendosi col passare delle ore, anche se è difficile credere che abbia fatto tutto da solo.

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