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Calo demografico, Istat: “Nascite al minimo storico dall’unità d’Italia. Meno arrivi degli stranieri (-8,6%) e più emigrazione (8,1%)”

Secondo l'ultimo Bilancio, il persistente declino iniziato nel 2015 ha già portato a una diminuzione di quasi 551mila residenti in cinque anni. Nel corso del 2019 la differenza tra nati e morti (saldo naturale) è in negativo in tutte le Regioni con l'unica eccezione della provincia autonoma di Bolzano

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Nascite al minimo storico, meno arrivi dall’estero e sempre più italiani che emigrano. Questo è il quadro che emerge dal Bilancio demografico nazionale 2019 dell’Istat. Dal 1 gennaio al 31 dicembre 2019 la popolazione residente in Italia è diminuita di quasi 189mila unità (188.721). Nel corso dello stesso anno, sono stati iscritti all’anagrafe 420.170 bambini, 19mila in meno rispetto al 2018: è il numero più basso dall’unità d’Italia. L’unica voce che aumenta è quella relativa alle cancellazioni dai registri per il cambio di residenza in un altro Paese (+ 16,1%) con 182.15 richieste. Il Bilancio demografico poi censisce anche le cittadinanze straniere presenti (194) e le aeree più popolate del Paese: Nord-ovest e Sud.

Calo demografico – Il persistente declino iniziato nel 2015 ha già portato a una diminuzione complessiva di quasi 551mila residenti in cinque anni. Il primato negativo spetta al Molise (-1,14%), seguito da Calabria (-0,99%) e Basilicata (-0,97%). All’opposto, cresce la popolazione nelle province di Bolzano e Trento (rispettivamente +0,30% e +0,27%), in Lombardia (+0,16%) ed Emilia-Romagna (+0,09%). Nel corso del 2019 la differenza tra nati e morti (saldo naturale) è ancora in negativo (-214 mila unità) in tutte le Regioni. Unica eccezione la provincia autonoma di Bolzano, che prosegue il suo trend positivo in termini di capacità di crescita naturale. In Italia il tasso di crescita naturale si attesta a -3,6 per mille (a livello nazionale) e varia dal +1,5 per mille di Bolzano al -8,1 per mille della Liguria. Anche Friuli-Venezia Giulia, Piemonte e Molise presentano livelli del saldo naturale particolarmente accentuati, superiori al -5,5 per mille.

Diminuiscono le presenze straniere – Calo che non viene compensato nemmeno dagli arrivi degli stranieri, che diminuiscono dell’8,6%, mentre prosegue l’aumento dell’emigrazione di italiani (+8,1%). Al 31 dicembre 2019, prosegue il rapporto Istat, risiedono in Italia 60.244.639 persone, di cui l’8,8% stranieri. Il calo di popolazione residente è dovuto ai cittadini italiani, 54 milioni 938 mila unità, 236mila in meno dall’inizio dell’anno (-0,4%) e circa 844mila in meno in cinque anni: praticamente la provincia di Genova o Venezia. Numero compensato però dal parallelo aumento di cittadinanza straniera (+292 mila unità) che ha attenuato così la flessione del dato complessivo di popolazione residente. Ma anche il ritmo di crescita della popolazione straniera sta rallentando: nell’ultimo anno è aumentato di sole 47mila unità (+0,9%).

Cittadinanze e “nuovi italiani” – In Italia si contano si contano 194 differenti cittadinanze, di cui quasi 50 con almeno 10 mila residenti. La più presente è la cittadinanza romena (1 milione 208 mila), seguita da quelle albanese (441 mila), marocchina (432 mila), cinese (305 mila) e ucraina (240 mila). Queste 5 rappresentano da sole quasi il 50% del totale degli stranieri residenti. i “nuovi cittadini italiani” sono stati oltre 766 mila, valore di poco inferiore alla perdita di popolazione di cittadinanza italiana negli stessi anni. Senza questo apporto, il calo degli italiani sarebbe stato intorno a 1 milione e 600 mila unità.

Le aree più popolose – Per quanto riguarda la ripartizione geografica, nell’ultimo anno è rimasta stabile: le aree più popolose del Paese restano il Nord-ovest (dove risiede il 26,7% della popolazione complessiva) e il Sud (23,0%), seguite dal Centro (19,9%), dal Nord-est (19,4%) e infine dalle Isole (11%).

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