Italy

Camilla Cannoni: «Io, lesbica perseguitata dai vicini di casa, ma ora ho trovato la forza di dire basta»

Tutto è partito con un video, disperato, che Camilla Cannoni, 23 anni, genovese ha postato su Tik Tok, il social dei balletti e dei video divertenti, diventato, stavolta, strumento di denuncia. Alle cinque del mattino di un giorno come tanti Camilla sta per salire sulla sua auto per andare nella Residenza per anziani dove lavora come operatrice socio sanitaria, ma trova due gomme bucate e gli specchietti rotti. «Sono corsa a fare la denuncia, ma alla caserma dei Carabinieri mancava la connessione internet… Così sono andata a lavorare e nel pomeriggio, quando sono tornata a casa le gomme bucate erano diventate quattro». È l’ultimo atto di una persecuzione che lei subisce da due anni tra minacce e insulti: «“Sporca lesbica”, “pervertita”, “Fai schifo” e altre parole irripetibili. Sempre da parte delle solite persone del suo condominio.

Le gomme bucate sono stata l'ultima goccia

«Ma stavolta era troppo: la mia auto comprata con tanti sacrifici…mi sono sentita impotente, piccola, violata». Così ha preso il telefono, ha mostrato l’auto vandalizzata e poi, dopo aver rivolto la fotocamera verso se stessa, ha iniziato a parlare con la voce rotta dal dolore e dalla rabbia e mentre le lacrime le rigavano le guance: «Quando sei lesbica in Italia i tuoi vicini di casa omofobi si comportano così, ti bucano le gomme e ti spaccano gli specchietti. Mi sento chiamare puttana e pervertita tutti i giorni, adesso sono arrivati addirittura a danneggiarmi la macchina. Membri della comunità Lgbt+, possiamo fare qualcosa? Abbiamo dei diritti?».

«Ho fatto il video di getto e subito l’ho pubblicato», ero esasperata, volevo lanciare un segnale».
Il segnale ha funzionato perché il video ha suscitato indignazione in tutto il paese, Camilla ha ricevuto migliaia di messaggi di solidarietà e l’avvocata Cathy La Torre, specializzata in diritto antidiscriminatorio ha preso Camilla sotto la sua tutela. «Le forze dell’ordine stanno valutando se siamo in presenza di un quadro di atti persecutori, detti stalking» spiega l’avvocata, «perché qui non stiamo parlando di un atto vandalico contro un’auto ma di due anni di minacce e di insulti solo per via dell’orientamento sessuale».

Un inferno di minacce e insulti che va avanti da due anni

Camilla abita da più di due anni, in un condominio di Genova est. Una casa che si è comprata da sola e per la quale paga il muto. Dal maggio scorso con lei abita Martina, la sua fidanzata, la ragazza che un giorno potrebbe diventare sua moglie «Siamo giovani, ma ci pensiamo». Camilla e Martina vivono la loro relazione alla luce del sole. Come è giusto che sia. «Sono fiera di quello che sono, non mi sono mai nascosta, e non ho mai subito vere discriminazioni, fino a quando questi vicini non sono partiti con gli insulti. Ormai è un inferno che va avanti da due anni. Da mesi ho paura a uscire da sola», racconta Camilla.

«Le persone Lgbt+ sono come assuefatte all'insulto»

Ma perché sopportare questo inferno per due anni? Perché non denunciare prima? «Non lo so, forse perché mi ero come assuefatta. Alla fine, quando vivi il tuo essere omosessuale apertamente pensi quasi di dover mettere in conto di sentirti dire certe cose» dice Camilla. «Parte l'insulto ogni volta che mi vedono, anche solo per come sono vestita. Sono arrivata a pensare che forse davvero qualcosa di sbagliato»
«Ecco il punto - commenta Cathy La Torre – le persone Lgbt+ hanno una soglia di tolleranza all’insulto molto alta. È come se dicessero a loro stesse, “siccome io ho scelto di vivere apertamente, devo accettare anche questo”. Quando arrivano da me per denunciare, noto spesso situazioni analoghe: gli insulti e le minacce vanno avanti da mesi se non da anni».

Aspettando la legge Zan

Proprio in questi giorni, alla Camera, è in corso l’iter di approvazione del disegno di legge contro la omotransfobia e la misoginia, il cosìdetto ddl Zan, dal nome del deputato che ne è il relatore: ieri, 28 ottobre, sono stati approvati i primi cinque articoli che comprendono misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità. Se quella legge fosse stata in vigore oggi probabilmente per Camilla sarebbe stato più semplice. «Perché ci sarebbe un reato a se, come atto discriminatorio», spiega La Torre. «Oppure i responsabili potrebbero essere puniti per il danneggiamento o per stalking, con l’aggravante che il movente è basato sull’orientamento sessuale. Faciliterebbe le cose e aumenterebbe la pena».

Camilla e Martina, un video per dire grazie

Dopo un lungo pomeriggio in Questura, Martina è stanca, provata ma serena e piena di speranza: «perché ho scoperto che al mondo ci sono persone splendide. In Questura sono stati bravissimi, mi hanno ascoltato per ore e poi i messaggi di vicinanza ci hanno dato fiducia: la mentalità sta cambiando» Oltre ai messaggi di solidarietà e di affetto per Camilla è partita in rete anche una raccolta fondi. «È davvero qualcosa che non mi aspettavo». Cosi lei e Martina hanno fatto un video instagram per ringraziare e per dire che ogni euro raccolto verrà donato per aiutare la lotta al Covid: «Vogliamo giustizia, non denaro. Martina ed io lavoriamo con gli anziani, siamo affezionate a loro: nella mia Rsa ci sono diversi ospiti positivi vedo come questo virus li riduce».

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