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Caos scuola in Campania, genitori divisi tra chi vuole la Dad e chi il rientro in aula

Genitori sul piede di guerra per il caos scuola in Campania. Le mamme "No DaD" favorevoli al rientro in classe oggi sono scese in piazza del Plebiscito dove hanno portato un unico banco vuoto posizionato proprio al centro dell'emiciclo nella basilica di San Francesco di Paola. Una metafora che vorrebbe simboleggiare la "scomparsa della Campania dalla cartina geografica d'Italia, a seguito dell'ultima ordinanza del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che ha rinviato la ripresa della didattica in presenza per le classi dalla seconda elementare alla prima media al prossimo 7 dicembre mentre le scuole dell'infanzia e le prime elementari hanno ripreso la didattica in presenza il 25 novembre. In Campania la didattica a distanza è in vigore dallo scorso 16 ottobre. Una delegazione delle famiglie è stata ricevuta in Prefettura. Molte proteste da parte dei genitori anche per il rischio, ventilato dalla Provveditrice Annamaria Franzese, e riportato anche in alcune lettere di presidi alle famiglie che i genitori che non mandano i propri figli in prima elementare, riaperta dalla scorsa settimana, senza giustificazione, possano essere segnalati: "Chiediamo sicurezza in classe, non minacce", afferma Franco Canfora (Fialp's).

Scuola, protesta dei genitori No Dad a piazza del Plebiscito

I genitori No Dad oggi pomeriggio hanno protestato in piazza del Plebiscito chiedendo la riapertura delle scuole. Nonostante la legge nazionale preveda che le scuole prime elementari e dell'infanzia debbano restare aperte anche in zona rossa, in Campania l'ultima ordinanza regionale ha dato facoltà a sindaci e presidi di poter mantenere chiusi i plessi in caso di criticità. Molti sindaci hanno prorogato la chiusura degli istituti in diversi Comuni, tra questi per esempio Salerno e Benevento. I genitori si sono rivolti al Prefetto di Napoli Marco Valentini: "Abbiamo riscontrato – spiegano – grande disponibilità umana e di ascolto, ma anche un certo imbarazzo rispetto alla possibilità di intervenire. Abbiamo chiesto di poter parlare con i rappresentanti del governo sul territorio affinché il Governo nazionale intervenga. Abbiamo necessità che lo Stato riporti in qualche modo la Campania in Italia e che i bambini e i cittadini napoletani e campani tornino a essere tutelati dalla legge italiana perché questo allo stato dei fatti non sta avvenendo".

"La Campania – aggiungono – è un'anomalia nel territorio nazionale perché abbiamo una zona rossa che per il Dpcm prevede l'attività di didattica in presenza che invece non si fa. Sembra che il decisore politico sia completamente in balia dei suoi umori e soprattutto che non ritenga opportuno dare conto né eticamente né politicamente ai cittadini delle motivazioni delle proprie decisioni". I genitori temono che possa saltare anche la riapertura del 7 dicembre e che si vada direttamente ai primi di gennaio a conclusione delle festività natalizie. Le famiglie hanno consegnato in Prefettura un documento in cui si sottolinea che da marzo 2020 a oggi gli alunni della Campania hanno frequentato la scuola in presenza per 15 giorni in 9 mesi mentre per i restanti 225 giorni ci sono state Dad, vacanze estive, pause elettorali, allerte meteo.

Genitori segnalati ai servizi sociali per assenze dei figli? È protesta

Molte polemiche ha suscitato anche la possibilità ventilata dalla direzione scolastica regionale che i genitori che non mandano a scuola i figli, in età dell'obbligo, senza giustificazione, possano essere segnalati per inadempienza. Il preside della Scuola Sauro-Errico-Pascoli di Secondigliano venerdì aveva inviato una lettera alle famiglie nella quale si parlava della possibilità di essere segnalati ai servizi sociali. Iniziative che hanno suscitato la rabbia delle associazioni. "Inaccettabile che in questa situazione si possa ricorrere agli assistenti sociali – scrive Francesco Canfora, Segretario Regionale Fialp’s – I genitori sono solo preoccupati per la salute dei loro figli e dei loro casi a casa, non sono certo dei cattivi genitori, tanto da dover essere segnalati ai servizi sociali. Noi chiediamo solo che venga garantita la sicurezza dei luoghi e quant'altro serve a prevenire problemi sanitari per il personale, per gli alunni e per i docenti. Il rientro a scuola va monitorato con discrezione  e attenzione, non con forme  silenziose di "altrimenti". Il Comune di Napoli ha chiarito, però, che in questa fase, il Municipio non allerterà i servizi sociali in questi casi.

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