Italy

Conte va alla conta, ma Udc e Mastella si sfilano

Indietro non si torna. Almeno per ora. Giuseppe Conte non trova transfughi per puntellare la sua traballante maggioranza dopo il divorzio da Italia Viva ma non rinuncia al voto di fiducia in Parlamento: lunedì alla Camera e martedì al Senato dove i numeri sono ad alto rischio. O la va o la spacca ma niente retromarcia e niente dimissioni preventive nelle mani del Presidente della Repubblica: il premier ha scelto la via del voto e per ora resta attestato su questa linea. Anche se l’Udc e Clemente Mastella si sfilano e non garantiscono soccorsi che Conte spera di trovare più avanti.

Sono questi gli sviluppi della crisi politica alla vigilia di un’incertissima prova di forza in Parlamento, più agevole a Montecitorio e più complicata a Palazzo Madama, dove per Conte il quorum di 161 voti per ottenere la maggioranza assoluta sembra un miraggio ma dove il Governo potrebbe ricevere il via libera anche con la sola maggioranza semplice di 151 voti, soprattutto se Italia Viva di Matteo Renzi confermerà l’astensione.

Il problema di Conte e del suo Governo non è però solo numerico ma politico: dopo il flop dei cosiddetti “responsabili”, che al dunque non sembrano appalesarsi malgrado le promesse di posti di governo e di sottogoverno offerti da Palazzo Chigi, che spessore può avere un Governo che non ha una visione del futuro e che non ha mai trovato la spinta riformatrice che l’Europa ci chiede e che la lotta alla pandemia e l’emergenza economica richiederebbero? E’ su questo che perfino il Pd, pur escludendo per ora qualunque riconciliazione con Matteo Renzi, comincia ad interrogarsi, così come comincia a domandarsi che vantaggio avrebbe se, dopo essersi schiacciato sulla difesa ad oltranza di Conte, scoprisse che il premier ha deciso di incassare in proprio il dividendo della popolarità presentando una sua lista alle prossime elezioni, che fa storcere il naso anche ai Cinque Stelle.

Certamente non mancherà di far riflettere l’intervista rilasciata oggi a Repubblica dal capo dei consiglieri economici di Angela Merkel, Lars Feld che dice: “Crisi rischiosa ma Renzi ha ragione a chiedere i fondi del Mes per la sanità”. E non manca di criticare a fondo l’attuale Piano del Governo italiano per l’uso dei 200 e passa miliardi del Recovery Fund: “Il vostro piano contiene pochi investimenti nel futuro e troppi investimenti in settori in perdita”. E’ quanto ha sostenuto Renzi e quanto l’Europa non perde occasione per mandarci a dire ma non c’è peggior sordo di chi non voglia o non possa sentire.

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