Italy

Coronavirus: Conte pensa al coprifuoco nazionale dalle 18. Appello di 100 scienziati. Protesta dei ristoratori

Una veduta esterna di Palazzo Chigi in una recente immagine d’archivio. ANSA/GIUSEPPE LAMI

ROMA – Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, sta pensando a nuove, drastiche misure contro il dilagare del contagio da coronavirus. L’ipotesi che circola a Palazzo Chigi non è quella di un nuovo lockdown, ma di un coprifuoco generalizzato, in tutt’Italia, dalle 18 della sera. In particolare nel week end. Ci sono forti pressioni contrarie da parte delle categorie economiche, soprattutto dal settore della ristorazione. Che vorrebbe salvare la serata, spostando la chiusura magari alle 22. Il governo in ogni caso correrà ai ripari. Anche rischiando manifestazioni di protesta come quella che si è scatenata ieri sera a Napoli, contro il governatore De Luca.

Misure drastiche nei prossimi 2 o 3 giorni per evitare in Italia centinaia di decessi al giorno per Covid-19: è l’appello lanciato da oltre cento scienziati al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. «Come scienziati, ricercatori, professori universitari riteniamo doveroso ed urgente esprimere la nostra più viva preoccupazione in merito alla fase attuale di diffusione della pandemia da Covid-19», scrivono i ricercatori, riferendosi alle stime diffuse dal fisico Giorgio Parisi, secondo le quali il raddoppio nei decessi che si sta osservando ogni settimana potrebbe portare in breve a 400-500 morti al giorno.

I ricercatori condividono la proposta di Parisi di assumere provvedimenti stringenti e drastici nei prossimi due o tre giorni e il necessario contemperamento delle esigenze dell’economia e della tutela dei posti di lavoro con quelle del contenimento della diffusione del contagio deve ora lasciar spazio alla pressante esigenza di salvaguardare il diritto alla salute individuale e collettiva sancito nell’art. 32 della Carta costituzionale come inviolabile.

Il dilagare della pandemia danneggiare l’economia – Le misure drastiche per evitare l’aumento dei casi e dei decessi per Covid-19 potrebbero essere meno pesanti per l’economia rispetto a quando accadrebbe se la pandemia andasse fuori controllo: lo sostengono nell’appello i 100 scienziati firmatari fra i quali il fisico Enzo Marinari, dell’Università Sapienza di Roma, l’economista Gianfranco Viesti, dell’Università di Bari, il geologo Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), l’astronoma Alessandra Celletti, vicepresidente dell’Agenzia per la valutazione della ricerca (Anvur).

Prendere misure efficaci adesso serve proprio per salvare l’economia e i posti di lavoro, si legge nell’appello dei ricercatori a Mattarella e a Conte. La salvaguardia dei posti di lavoro, delle attività imprenditoriali e industriali, esercizi commerciali, e le altre attività verrebbero del resto ad essere anch’esse inevitabilmente pregiudicate all’esito di un dilagare fuori controllo della pandemia che si protraesse per molti mesi. Secondo i ricercatori più tempo si aspetta, più le misure che si prenderanno dovranno essere dure, durare più a lungo, producendo quindi un impatto economico maggiore. E’ per questo che il contagio va fermato ora, con misure adeguate, ed è per questo che chiediamo di intervenire ora in modo adeguato, nel rispetto delle garanzie costituzionali, ma nella piena salvaguardia della salute dei cittadini, che va di pari passo ed è anch’essa necessaria e funzionale al benessere economico.

Ecdc, servono misure immediate – L’attuale situazione epidemiologica è fonte di seria preoccupazione per il rischio sempre maggiore di trasmissione del virus, e richiede misure immediate di salute pubblica mirate. Lo scrive il Centro europeo per il Controllo delle Malattie (Ecdc) nell’ultimo aggiornamento del documento di valutazione del rischio Covid appena pubblicato. L’aumento continuo delle infezioni per tutto il continente è una minaccia grave per la salute pubblica – aggiunge la direttrice del centro Andrea Ammon -, con la maggior parte dei paesi che è in una situazione altamente preoccupante.

Anestesisti: crisi in 15 giorni, i ricoveri raddoppieranno – Temiamo un raddoppio dei ricoveri in Terapia intensiva entro 15 giorni, se la curva dei contagi manterrà l’attuale andamento e nell’attesa di vedere gli effetti delle misure dell’ultimo dpcm: quello sarà il punto di rottura ed il momento in cui entreremo in crisi perchè la dotazione organica disponibile di anestesisti-rianimatori non sarà sufficiente a fare fronte all’emergenza. Lo sottolinea all’ANSA Alessandro Vergallo, presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani, evidenziando che gli anestesisti ospedalieri sono già sovraccarichi di turni.

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