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Covid, Provenza (M5S): "Campagna vaccinale non è gara, serve una comunicazione chiara e responsabile"

Politica

Il deputato del Movimento 5 Stelle e componente della commissione Affari Sociali e Sanità è intervenuto durante la sua interpellanza urgente al Ministero della Salute che si è svolta oggi in Aula a Montecitorio

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di SalernoToday

“È importante che tutte le autorità e i soggetti coinvolti nella gestione dell'emergenza sappiano cosa non può e cosa non deve essere la campagna vaccinale. In primis le Regioni, per le quali occorre un'operazione di chiarezza: la campagna vaccinale non è una gara per farsi propaganda, per acquisire consenso o per dimostrare di essere i più bravi. Questo approccio alimenta solo una diffusa incertezza. Il comune obiettivo è la tutela dei soggetti a rischio”. Lo afferma Nicola Provenza, deputato del Movimento 5 Stelle e componente della commissione Affari Sociali e Sanità durante la sua interpellanza urgente al Ministero della Salute che si è svolta oggi in Aula a Montecitorio.
“I rischi e i benefici delle vaccinazioni - prosegue -, le criticità correlate e le modalità per affrontarle devono essere comunicate dagli organi preposti alla governance del farmaco o dal ministero della salute, con parole chiare ed univoche. Ogni aspetto della campagna vaccinale va governato con onestà intellettuale e va contenuto nei termini di ragionevolezza e di precauzione anche quando non vi siano dati definitivi per una valutazione completa del rischio stesso. Ci sono ancora circa 3 milioni di over 60 non vaccinati ai quali non è stata somministrata nemmeno una dose e devono ancora sottoporsi alla seconda dose circa 4 milioni di over 60. E dunque, davanti a quelle che dovrebbero essere le priorità, appare ulteriormente inaccettabile la voce dissonante dei vari presidenti di regione, con l’esistenza di protocolli non uniformi nelle diverse regioni. Tutto ciò richiama alla necessità non più procrastinabile di un ruolo più incisivo da parte del ministero della Salute, al fine di circoscrivere il rischio che le raccomandazioni possano dare seguito o addirittura avallare soluzioni regionali diversificate, e talvolta anche rischiose, come gli "open day" vaccinali. Appare inoltre evidente che la Struttura commissariale debba necessariamente allinearsi, anche comunicativamente, con le circolari degli Enti (Ema – Aifa – Ministero) preposti a pronunciarsi sulla salute e sulla somministrazione dei farmaci e a fornire le necessarie indicazioni alle Regioni e province autonome”, conclude.

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