Italy

Covid, tsunami per i malati di cancro È urgente uscire dall’emergenza

«I pazienti oncologici non possono più aspettare, non esiste solo il Covid. Il cancro è diventata un’emergenza nell’emergenza. L’Italia deve reagire subito con un Piano oncologico nazionale in linea con il Piano europeo di lotta contro il cancro, per tutelare la vita delle persone malate di cancro». A richiamare l’attenzione delle istituzioni, preoccupato per i molti ritardi già denunciati dai malati e dagli oncologi, è Francesco De Lorenzo, presidente della Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo) che rappresenta e riunisce 550 realtà attive su tutto il territorio nazionale. La pandemia di Covid-19 sta mettendo in serio pericolo la vita delle persone colpite da tumore e i rappresentanti dei pazienti si appellano all’attenzione del Governo e delle Regioni, affinché vengano con estrema urgenza ripristinati in ambito oncologico i livelli di assistenza precedenti al diffondersi dell'epidemia. I numeri che emergono dall’indagine IQVIA scattano una fotografia netta, a tinte fosche: durante il 2020, Covid ha avuto un impatto significativo sul numero di nuove diagnosi e trattamenti, oltre che sulle richieste di visite specialistiche ed esami, con 613mila nuove diagnosi in meno (-13%) e 35mila nuovi trattamenti in meno (-10%), con un calo drastico degli invii allo specialista (-31%, ovvero ben 2 milioni 230mila visite) e delle richieste di esami (-23%, cioè 2 milioni 860mila). «La pandemia ha avuto forti ripercussioni negative sulla cura del cancro interrompendo azioni di prevenzione, trattamenti e follow up, ritardando diagnosi e vaccinazioni e incidendo sull’accesso ai farmaci e provocando decessi» sottolinea De Lorenzo. 

Urge invertire subito la rotta

Secondo una recente analisi delle attività svolta da AGENAS in tempo di pandemia, emerge nel 2020 la diminuzione di circa il 30% dei tre screening per la diagnosi precoce (quello per i tumori della cervice -32,20%, mammografia per il seno -30,32% e test Sof per il cancro del colon retto -34,70%) e una diminuzione dei volumi di attività degli interventi chirurgici per tumore che varia dal 20% al 30% (mammella -22,05%, prostata -24,02%, colon -32,64%, polmone -18,25%, utero -13,84%, melanoma -21,47%, tiroide –31,23% solo per fare degli esempi). Cosa significano questi numeri? «Significa che l’apparente diminuzione delle nuove diagnosi oncologiche si tradurrà, purtroppo, in un aumento di malati il cui tumore sarà diagnosticato tardivamente con la conseguenza che saranno necessari interventi terapeutici più invasivi e pesanti e con minori chance di cura e guarigione — risponde Elisabetta Iannelli, segretario generale Favo —. Non solo: avremo maggiori costi socio-sanitari e di sofferenza umana e un aumento delle morti per cancro come causa indiretta del Covid. È necessaria e urgente un’inversione di marcia, la risposta all’emergenza oncologica causata indirettamente dalla pandemia deve arrivare subito».

I malati di cancro e la paura di andare in ospedale

I dati raccolti mostrano anche che a tutt’oggi gli oncologi visitano molti meno pazienti che nel periodo antecedente la pandemia: 30% in meno da aprile 2020 a febbraio 2021, che significa che in media vengono visitati circa 25-30 pazienti in meno la settimana. Non è però solo per “intasamento” del sistema, ma anche per paura dei malati di recarsi in ospedale e contrarre Covid. Un timore fondato? «L’impegno degli oncologi non è venuto meno, considerate le condizioni eccezionali e drammatiche causate dall’emergenza pandemica, ma questo non basta — dice Iannelli —. Le persone malate hanno avuto e hanno paura a recarsi nei luoghi di cura perché temono il rischio di contrarre il virus e questo nonostante il fatto che nei centri oncologici siano stati approntati percorsi sicuri, covid-free, per i malati di cancro. Bisogna aumentare il livello di sicurezza che va garantito ai malati oncologici, tra le persone più fragili: l’immediato ricorso alla vaccinazione, già attuata in molte regioni ma non ancora in tutte, percorsi differenziati e protetti in tutti gli ospedali. Le associazioni dei malati chiedono il diritto a un Piano di emergenza per abbattere le liste di attesa in chirurgia oncologica».

Le risposte da parte della politica

Il grido d’allarme lanciato da Favo alla Commissione Affari sociali della Camera è stato pienamente recepito prima dall’onorevole Elena Carnevali (componente XII Commissione Affari sociali, Camera dei deputati) e successivamente dalla senatrice Paola Binetti (componente 12ª Commissione Igiene e sanità, Senato della Repubblica), con due risoluzioni approvate all’unanimità in 20 giorni e con il parere favorevole del Governo. «A metà aprile 2021, poi, il Senato ha approvato un ordine del giorno unitario con cui si chiedeva con insistenza al Governo di varare al più presto il nuovo Piano nazionale per l'oncologia e il Governo, scusandosi, si è impegnato a farlo entro il prossimo mese di giugno» racconta De Lorenzo. Un passo importante verso l’attuazione di quanto previsto dalle risoluzioni, attraverso un nuovo Piano oncologico nazionale che, in linea con quello europeo, definisca una progettualità complessiva da inserire nel Recovery Plan. «Il Piano oncologico nazionale — chiarisce Iannelli — non potrà semplicemente aggiornare il precedente (che risale in realtà al 2011, prorogato poi fino al 2016) anche perché potrà ispirarsi al Piano europeo presentato il 4 febbraio in occasione della Giornata mondiale contro il cancro e il cui obiettivo è quello di far fronte all'intero decorso della malattia essendo strutturato intorno a quattro ambiti di intervento fondamentali: 1) prevenzione; 2) individuazione precoce; 3) diagnosi e trattamento; 4) qualità della vita dei pazienti oncologici e dei sopravvissuti alla malattia».

Piano oncologico nazionale: perché serve con urgenza

Il Piano oncologico è punto cruciale per tutti i diretti interessati, dai malati di cancro agli operatori sanitari. «Il Piano italiano dovrà assicurare una regia centrale per prevenire i tumori evitabili, garantire diagnosi precoci, assicurare equità di accesso alle cure oncologiche, potenziare infrastrutture e servizi (con adeguati finanziamenti) — conclude Iannelli —. È necessario per sviluppare la sanità digitale mediante gli strumenti di telemedicina, teleconsulto, accesso e condivisione di dati sanitari (cartella clinica e fascicolo sanitario elettronico) e anche per procedere all’effettiva realizzazione della medicina oncologica di prossimità mediante l’uso e il potenziamento del territorio (case della salute, medici di medicina generale e infermieri di comunità, in collaborazione con i centri oncologici)». Sempre da un Piano oncologico nazionale passa poi la possibilità di garantire l’accesso alle cure innovative e alla medicina di precisione e la programmazione delle Reti oncologiche regionali e i percorsi diagnostici terapeutici e assistenziali (PDTA) di cui si parla da tempo come passaggi indispensabili, ma non ancora realizzati pienamente in Italia.

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