Italy

Da lunedì le prenotazioni per chi è nato fino al 1981: in Friuli gli interessati sono 172.696

UDINE. Aumenta ancora il numero di persone che si potranno vaccinare: mercoledì 12 maggio infatti è arrivato da Roma il via libera per aprire le agende ai quarantenni, ovvero chi è nato dal 1972 fino al 1981 compreso (e che in quest’ultimo caso taglierà dunque il traguardo dei 40 anni entro il 31 dicembre). In una nota della struttura commissariale firmata dal capo di gabinetto Gabriele Cosimo Garau si invitavano Regioni e Province autonome ad avviare le prenotazioni dal 17 maggio anche per la fascia d’età 40-49 anni. Una sollecitazione arrivata ieri pomeriggio e subito raccolta dalla nostra Regione: «Da lunedì ci si potrà prenotare – ha confermato l’assessore alla salute Riccardo Riccardi – . Abbiamo subito raccolto l’invito della struttura commissariale. Il nostro impegno è quello di sostenere il più possibile la campagna vaccinale».

L’apertura agli over 40 consentirà di ammettere alle vaccinazioni di altre migliaia di cittadini del Friuli Venezia Giulia, per la precisione 172.696. Si tratta di persone che – proprio per la loro età – sono tra le più inserite nel mondo del lavoro e che nello stesso tempo hanno una piena attività sociale con una elevata possibilità di incontrare il prossimo. Immunizzare anche i quarantenni ridurrebbe ulteriormente l’eventualità di un contagio.

Le prenotazioni, come sempre, potranno essere effettuate attraverso il call center regionale (0434-223522), gli sportelli Cup delle Aziende sanitarie, le farmacie abilitate e la web app raggiungibile all’indirizzo https://vaccinazioni-anticovid19.sanita.fvg.it.

È molto probabile che alla fascia d’età 40-49 anni venga proposta la vaccinazione con Pfizer o Moderna.

«Per venire incontro alle esigenze dei cittadini – ha spiegato già nei giorni scorsi Riccardi – e favorire l’adesione alla campagna, da sabato 15 maggio il call center telefonico regionale per la prenotazione della vaccinazione amplierà il proprio orario di attività nei fine settimana: il sabato sarà operativo fino alle 17, anziché fino alle 14, ma sarà attivato anche domenica dalle 9 alle 17».

Nella lettera arrivata alle Regioni, la struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo raccomanda comunque ai governatori «l’assoluta necessità di continuare a mantenere particolare attenzione per i soggetti fragili, classi di età over 60, cittadini che presentano comorbidità, fino a garantirne la massima copertura». Per questo le somministrazioni per i più giovani non partiranno contemporaneamente in tutta Italia, ma solo nelle regioni – come il Friuli Venezia Giulia – che sono già pronte e che hanno già completato la vaccinazione di gran parte delle categorie citate dal commissario.

L’assessore Riccardi ha poi precisato ieri la posizione della nostra regione in merito alla questione che si è aperta sul richiamo del vaccino Pfizer. «In Friuli Venezia Giulia – ha detto l’assessore – abbiamo deciso di lasciare fra la prima e la seconda dose un intervallo di 35 giorni, restando leggermente al di sotto dei 42 giorni indicati dall’Ema». Tutto ciò vale per le nuove vaccinazioni, mentre chi ha ricevuto già un appuntamento può recarsi a ricevere la seconda dose nella data che gli era già stata indicata nel centro vaccinale e che solitamente corrisponde a 21 giorni dopo la prima iniezione. «Avere una maggiore quantità di dosi a disposizione – ha sottolineato Riccardi – favorisce la campagna vaccinale. Mi auguro comunque che sulla questione del richiamo ci sia una posizione comune».

Ma proprio sulla quantificazione dell’intervallo tra prima e seconda dose si è acceso nelle ultime ore un dibattito che rischia di creare incertezze e confusione tra chi deve sottoporsi al vaccino.

Fino a questo momento chi ha usato un intervallo tra le dosi del vaccino Pfizer più lungo dei 21 giorni, come quello proposto dalle autorità italiane, «non ha registrato nessun problema». Lo ha dichiarato Valentina Marino, direttore medico di Pfizer Italia, secondo la quale una eventuale modifica non dovrebbe minare la fiducia nell’immunizzazione. «La sfiducia non vedo perché si dovrebbe alimentare, se un vaccino funziona e sembrerebbe che le campagne vaccinali stiano funzionando, non vedo perché una decisione volta a migliorare ulteriormente la copertura possa creare un senso di sfiducia – ha precisato – . Non abbiamo dati, ma finora chi ha utilizzato un regime di somministrazione analogo a quello suggerito non ha registrato nessun problema. I test clinici sono stati condotti con un richiamo a 21 giorni. Sull’allungamento dei tempi della somministrazione dal punto di vista della risposta immunitaria come ho già ribadito non ci sono dati».

L’Agenzia europea del farmaco (Ema) – tramite il responsabile della strategia vaccini Marco Cavaleri – ha chiarito che l’inoculazione della seconda dose di Pfizer era prevista fino a 42 giorni dopo la prima: di conseguenza superare i 21 giorni di intervallo fino a 42 giorni non è una deviazione rispetto a quanto stabilito. Per quanto riguarda la seconda dose del vaccino AstraZeneca non ci sono indicazion che segnalino un rischio aumentato di eventi rari avversi collegati alle trombosi.

Sulla questione è intervenuto anche Massimiliano Fedriga come presidente della conferenza delle Regioni: «L’Ema e tutte le autorità» sanitarie «hanno detto che il richiamo» del vaccino Pfizer «si può fare fino a 42 giorni» dopo la prima dose «per avere un buon effetto. Io seguirei le autorità sanitarie. L’importante è che ci diamo una regola condivisa con tutti, perché se dopo qualcuno vaccina a 21, qualcuno a 42 o 35 giorni diventa tutto più complicato». «Penso che il Ministero della Salute darà un'indicazione chiara» su questo, ha spiegato intervenendo a “Un giorno da pecora” su Radiouno.

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