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Di Battista isolato dai big 5 Stelle. Ed è scontro aperto con Travaglio

ROMA - Mai lo scontro era stato più aspro. Da una parte Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidianoche apprezza il governo, i 5 Stelle e il dialogo con il Pd. Dall’altro, Alessandro Di Battista, simbolo dei 5 Stelle prima maniera, barricaderi e intransigenti. Ma lo scontro vero è tra due modelli di Movimento, con Di Battista isolato e avversato dagli altri big, a cominciare da Luigi Di Maio. Una sfida che si riproporrà agli Stati generali, quando verranno convocati.

Turarsi il naso

L’occasione è il voto in Puglia. A fronte di una candidata 5 Stelle debole, Antonella Laricchia, Travaglio chiede agli elettori M5S di «turarsi il naso» e votare disgiunto: mettere la croce sulla lista, ma scegliere il governatore dem, Michele Emiliano. La risposta di Di Battista, a Bari, è poco diplomatica: «Turarsi il naso? Che cos’è la cabina elettorale, un cesso pubblico?».
Sembrava finita lì, ma Travaglio non apprezza. E ieri pubblica un editoriale nel quale dice che Di Battista «mette tristezza» e ricorda «il compagno Antonio, il comunista di Avanzi che, nel 1993, si risvegliava dal coma e non ritrovava nulla del suo piccolo mondo antico, tranne i Pooh». Ma è sul piano identitario che la critica si fa più interessante. Perché, scrive Travaglio, Di Battista scomunica le alleanze «che distruggono i progetti», «dimenticando che i risultati ottenuti dal M5S sono dovuti alle alleanze».

Il «meno peggio»

Dell’armamentario ideologico di un tempo poco è rimasto. Ma da allora, spiega Travaglio, tutto è cambiato, «anche il Pd». Non si possono, dice, equiparare Emiliano-Fitto. E «senza alleanze e compromessi» il Movimento «sarebbe ancora in piazza a strillare, senza ottenere nulla». Chi continua in questa logica, spiega, «condanna il Movimento all’irrilevanza. E lavora per Salvini e/o Draghi. Magari a sua insaputa, che è pure peggio».
La risposta di Di Battista è esemplare per coerenza. Ribadisce che per lui Fitto ed Emiliano pari sono, «entrambi campioni di politica clientelare». Fa una lunga lista di personaggi di centrodestra, «impresentabili», scelti da Emiliano. Spiega che anche il governatore attuale è finito «in un’inchiesta sulle nomine nella sanità pugliese». E poi ribadisce il no alla scelta del «meno peggio»: «Se il M5S avesse ragionato con tale logica al governo non ci sarebbe arrivato mai e oggi Conte farebbe ancora l’avvocato. Se domani Emiliano, Fitto, Giani, Tizio, Caio, Sempronio dovessero perdere le elezioni la colpa sarà loro e dei loro fallimenti».

La collaborazione al Fatto

Il finale è agrodolce. Perché con Travaglio c’è una lunga frequentazione. La madre, ha raccontato, la mattina gli diceva: «Leggi subito Travaglio». Il rapporto si era incrinato nel 2019, quando Travaglio scrisse: «Chi sta “fuori ” continua a sognare un monocolore 5 Stelle, ma si sveglierà con un bel tricolore Salvini-Meloni-Berlusconi». Di Battista alla fine del post scrive: «Come sapete collaboro con ilFatto. Scrivo reportage. Il fatto che il direttore del giornale che pubblica i miei pezzi mi attacchi è comunque un bel segnale. Travaglio è persona perbene e decine di volte sono stato d’accordo con lui. Oggi no. Lui ha le sue idee, io le mie e le idee sono idee, non dogmi, così come i giornali sono giornali, non il Vangelo».

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