Roma.  La fuga in avanti del Veneto, seguito a ruota dal Friuli Venezia Giulia, alla fine ha convinto il generale Figliuolo a cedere e a dare il suo nullaosta. Da lunedì prossimo, in tutta Italia, via alle prenotazioni del vaccino anche per i quarantenni, nonostante la platea degli over 50 e 60 ( rispettivamente al 24 e al 50 %) sia ancora lontana da una sufficiente copertura e, anche tra i settantenni, uno su tre deve ancora ricevere la prima dose. Ma la campagna ( che ieri ha superato i 25 milioni di somministrazioni) deve correre più veloce per spianare la strada alle riaperture e i presupposti per superare il target delle 500.000 iniezioni al giorno non ci sono ancora. Anzi quell’obiettivo è stato raggiunto solo tre volte nelle ultime due settimane.


Dosi in anticipo
E allora ben venga chi, come il Veneto, ha ingranato la quinta e chiede di avere consegnate in anticipo le dosi che gli spettano per accorciare i tempi. Dall’ufficio del commissario per l’emergenza è arrivato l’ok con una precisazione: « Non si tratta affatto di una redistribuzione di dosi non utilizzate al sud, resta sempre il criterio un vaccino per ogni testa, ma se una Regione ha la capacità di andare più veloce e chiede di avere anticipata la sua dotazione, se ne abbiamo la disponibilità di magazzino gliela diamo». Lo ha fatto il Veneto, lo farà l’Abruzzo e probabilmente anche la Lombardia. «Abbiamo finito i vaccini, ma con un segreto: quelli che stiamo facendo sono frutto dell’ingegno veneto, estraendo sette dosi da ogni flaconcino grazie alle siringhe di precisione», ha spiegato Zaia che ieri si è vaccinato con Pfizer.


AstraZeneca solo a over 60
Sulla corsa a ostacoli della vaccinazione restano le dosi che nessuno vuole. Il generale Figliuolo contava sull’ok del Comitato tecnico scientifico ad abbassare alla soglia dei 50 anni l’età «raccomandata» per la somministrazione di AstraZeneca, ma così non è stato. Raramente il Cts si è opposto a un cambiamento sollecitato dalla politica o da chi gestisce la campagna vaccinale, ma glii esperti sono rimasti del parere che il rapporto rischi-benefici sia superiore con il crescere dell’età e hanno ribadito che il farmaco di Oxford va consigliato agli over 60.


Open day liberi
A questo punto, tolti i richiami per i più giovani ( soprattutto personale della scuola e forze dell’ordine), per evitare che centinaia di migliaia di dosi AstraZeneca restino nei frigoriferi delle Regioni, potrebbero diventare strutturali le formule open day già sperimentate o programmate in molte Regioni in cui, senza prenotazione, questo vaccino potrebbe essere subito iniettato a volontari di qualsiasi età, anche ai più giovani.


Il nodo del richiamo Pfizer
Ieri l’Ema, l’autorità regolatoria europea, ha confermato la validità dell’allungamento a 42 giorni per la seconda dose di Pfizer. Una scelta condivisa dal’Italia che ha già dato questa indicazione, anche se ancora una volta le Regioni hanno preso decisioni diverse: chi è rimasto a 21 giorni, chi a 30, chi a 35, chi a 42. Con grande confusione, la richiesta di una linea unica al ministero da parte della Conferenza delle Regioni e anche qualche contestazione. Soprattutto nel Lazio dove la Regione ha già allungato di 14 giorni i tempi della seconda dose ma senza inviare gli sms a chi aveva già l’appuntamento. Ed è già partito un ricorso con richiesta di sospensiva al Tar.