Italy

Eco, CL e il cardinale Scola. Tre ipotesi  sulla verità

Caro Aldo,
spesso la parola laicità viene intesa quale sinonimo di ateismo. Per me invece è un preciso status culturale e politico di una singola persona, come pure di una più vasta comunità. In sintesi, un modus cogitandi et agendi forse oggi difficile da accettare. Lei lo ritiene ancora un valore? Come possiamo rinnovare la laicità e coltivarla positivamente nella nostra amata Italia?
Paolo Farinati, Rovereto (Tn)

Caro Paolo,
La sua lettera mi riporta alla memoria una conversazione di quindici anni fa con il cardinale Angelo Scola, allora patriarca di Venezia. Scola partiva dall’idea di Habermas, secondo cui la democrazia costituzionale moderna si costruisce da sé e non ha bisogno di presupposti etici e religiosi. All’apparenza, la Chiesa è quindi esclusa dalla politica e in genere dalla vita pubblica.
In realtà, la Chiesa non può chiamarsi fuori; anzi, deve mettersi in dialogo, accettando che la propria identità sia sempre in relazione alle identità altrui. Diceva Scola: «Io credo nella verità, ma voglio stare in relazione con chi non ci crede, e non per questo è mio nemico. Anzi, voglio imparare anche da lui. Non pretendo di imporre la mia visione della realtà, secondo cui Gesù Cristo è la verità vivente e personale; ma intendo, con questa precisa visione, entrare pacificamente nell’agone con quelle altrui. Sono convinto che esista la verità, ma non la voglio imporre; la voglio rischiare attraverso la testimonianza. Non posso rinunciare a mettere in campo la mia idea nel gioco democratico. Lo impoverirei». Qualche tempo dopo, un esponente di Comunione e Liberazione espresse la propria indignazione per una frase del «Nome della Rosa» di Umberto Eco, là dove Guglielmo da Baskerville invita il giovane Adso a diffidare di coloro che si dichiarano pronti a morire per la verità, perché «di solito fanno morire moltissimi con loro, e talvolta al posto loro». Io l’avevo trovata sempre una frase bella, e temo anche giusta. Questo non significa non essere pronti a morire per la verità; l’importante è non far morire gli altri per la verità. L’idea di laicità che Scola proponeva era in sostanza un dialogo in cui i laici possono averla vinta, ma possono anche soccombere, o comunque uscire arricchiti dall’incontro con credenti sicuri di sé, delle proprie idee e dei propri valori.

LE ALTRE LETTERE DI OGGI

Storia

«Ospedale Sacco, il virus ha colpito in tanti reparti»

Sono un medico dell’Ospedale Sacco di Milano. Non scrivo per un’ennesima cronaca «in diretta» del dramma che tutto il personale sanitario sta affrontando da mesi con una abnegazione inimmaginabile perfino da noi che il Sacco lo amiamo profondamente, brutto o bello che sia. La cronaca diretta sarebbe impraticabile per due motivi: il primo è che vi scrivo dal letto di casa mia in quanto Covid positiva sintomatica; il secondo poiché a parlarvi delle inadeguate misure di protezione dello stremato personale sanitario (mascherine e camici mancanti, percorsi sporchi/puliti accomunati, infermieri e/tecnici di Pronto soccorso e Radiodiagnostica costretti a svolgere qualsiasi mansione, oltre alla loro, per mancanza di personale Oss di supporto), ecco per parlarvi di tutto questo ci vorrebbe un direttore d’orchestra ( con mascherina, s’intende) in grado di dirigere non un medico contagiato, ma ci vorrebbe un grande direttore d’orchestra in grado di raccogliere la voce di decine di operatori sanitari, medici e non, ammalatisi, anche gravemente, al Sacco di Covid da marzo ad oggi. E nonostante questi «piccoli errori di calcolo», ancora il personale sanitario dell’ospedale Sacco non viene sottoposto massivamente ai necessari tamponi, nonostante incessanti e doverose richieste. Tanto è sufficiente dire che l’infezione viene da fuori o che solo la Cardiologia ha sviluppato più focolai. Non è così: medici, infermieri, tecnici ammalati appartengono a quasi tutti i reparti.
Un medico ammalato di Covid

INVIATECI LE VOSTRE LETTERE

Vi proponiamo di mettere in comune esperienze e riflessioni. Condividere uno spazio in cui discutere senza che sia necessario alzare la voce per essere ascoltati. Continuare ad approfondire le grandi questioni del nostro tempo, e contaminarle con la vita. Raccontare come la storia e la cronaca incidano sulla nostra quotidianità. Ditelo al Corriere.

MARTEDI - IL CURRICULUM

Pubblichiamo la lettera con cui un giovane o un lavoratore già formato presenta le proprie competenze: le lingue straniere, l’innovazione tecnologica, il gusto del lavoro ben fatto, i mestieri d’arte; parlare cinese, inventare un’app, possedere una tecnica, suonare o aggiustare il violino

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MERCOLEDI - L'OFFERTA DI LAVORO

Diamo spazio a un’azienda, di qualsiasi campo, che fatica a trovare personale: interpreti, start-upper, saldatori, liutai. 

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GIOVEDI - L'INGIUSTIZIA

Chiediamo di raccontare un’ingiustizia subita: un caso di malasanità, un problema in banca; ma anche un ristorante in cui si è mangiato male, o un ufficio pubblico in cui si è stati trattati peggio. Sarà garantito ovviamente il diritto di replica

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VENERDI -L'AMORE

Chiediamo di raccontarci una storia d’amore, o di mandare attraverso il Corriere una lettera alla persona che amate. Non la posta del cuore; una finestra aperta sulla vita. 

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SABATO -L'ADDIO

Vi proponiamo di fissare la memoria di una persona che per voi è stata fondamentale. Una figlia potrà raccontare un padre, un marito la moglie, un allievo il maestro. Ogni sabato scegliamo così il profilo di un italiano che ci ha lasciati. Ma li leggiamo tutti, e tutti ci arricchiranno. 

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DOMENICA - LA STORIA

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