Italy

Election day con la mascherina, urne aperte dalle 7. Al voto per il referendum e per 7 consigli regionali. Ma la sfida peserà sul governo

Tutto pronto, o quasi,  per un election day che coinvolgerà 50 milioni, 983 mila 114 aventi diritto. Somma dei 46 milioni 445 mila 806 residenti nel territorio nazionale, divisi in 61.662 sezioni sparse in tutto il paese e degli italiani all'estero, 4 milioni 537 mila 308, che votano per corrispondenza. Persone chiamate a dire sì o no alla riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari italiani approvata secondo le procedure dell'articolo 138 della Carta.

La modifica riduce l'attuale numero dei parlamentari da 945 a 600: 400 deputati (oggi sono 630) e 200 senatori (al momento sono 315). Restano i senatori a vita di nomina del presidente della Repubblica nel numero massimo di 5, più gli ex capi dello Stato. Prevista anche una diminuzione dei parlamentari all'estero: i deputati scendono da 12 a 8, i senatori da 6 a 4. Questo tipo di referendum  non richiede quorum e quindi vincerà l'opzione che raccoglierà più consensi indipendentemente da quanti si recheranno ai seggi.

Politicamente intorno al referendum si gioca una partita che sta molto a cuore ai Movimento Cinque Stelle che ha imposto questo taglio prima agli alleati leghisti nel governo gialloverde e poi a quelli dem nel governo giallorosso. Sulla carta l'esito dovrebbe essere ampiamente scontato, visto che il 97 per cento del Parlamento ha  votato sì e l'indirizzo dell'opinione pubblica sembra molto netto a favore del taglio. Ma nelle ultime due settimane di campagna elettorale si è avvertita una rimonta delle posizioni del No, spinta dalle defezioni e dai distinguo che sono venuti alla luce nei partiti.

Pezzi di dirigenza Pd e tanti militanti hanno detto apertamente di volere votare No per non andare a rimorchio dell'antipolitica di marca grillina. Forza Italia è schierata in buona  parte per il no e Berlusconi ha di fatto lasciato libertà di coscienza ai suoi militanti. E nella Lega è venuto alla luce il no dichiarato dal vicesegretario Giancarlo Giorgetti. Nel Carroccio, come dentro Fratelli d'Italia, nonostante le dichiarazioni a favore del Sì di Giorgia Meloni, si  fa largo l'idea che una sconfitta del Sì sarebbe un colpo mortale per il governo Conte. Dunque l'esito del voto referendario pesa come un macigno sul M5S che guarderà alle percentuali di affluenza e a quelli finali come ad una cartina di tornasole del rapporto fra il Movimento e il Paese. Con tutti i possibili esiti all'interno di un gruppo dirigente che è ancora alla ricerca di una leadership e diviso profondamente.

Il premier Conte ha cercato di tenersi alla larga dalla disputa referendaria. Ma è evidente che l'esito potrebbe avere effetti destabilizzanti sul suo esecutivo. Esecutivo che sarà messo alla prova anche dalle suppletive che si svolgeranno in Sardegna e in Veneto per eleggere due senatori, Nell'isola,  per esempio, si confrontano quattro candidati: uno per il centrosinistra alleato con il M5s, uno per il centrodestra unito, uno centrista che raccoglie renziani, Più Europa e Italia in Comune, e uno socialista. Il risultato sarà una verifica per gli equilibri regionali e insieme a quello veneto, una verifica dei traballanti numeri della maggioranza al Senato.

Ma il test politico più pregnante è quello del voto regionale. Dato per scontato che Vincenzo De Luca è ampiamente favorito in Campania, Giovanni Toti in Liguria e Luca Zaia in Veneto, il centrodestra potrebbe strappare al centrosinistra le Marche. Restano in ballo la Puglia dove si confrontano Emiliano e Fitto e la Toscana. Lo scontro fra Giani e Ceccardi diventa così l'ago della bilancia da cui passano vittoria e sconfitta. Un risultato dalla valenza politica fortissima con Giorgia Meloni, in caso di vittoria in Toscana, a chiedere a Mattarella il voto anticipato. Storia a sé fa la Val d'Aosta per la specificità del suo sistema elettorale. Da seguire anche gli scontri nei 18 capoluoghi di provincia dove si eleggono sindaci e si rinnovavano i consigli comunali.

Dunque si parte stamattina alle 7 con l'apertura dei seggi. Si andrà avanti fino a stasera alle 23 e si riprenderà lunedì mattina alle 7 fino alle 15. I seggi sono stati aperti con una certa regolarità. Anche se si segnalano consistenti defezioni fra i presidenti di seggio a Roma, Milano, Napoli, Bari. A Torino metà dei designati non si è presentata. Si corre ai ripari sostituendo presidenti e scrutatori con uomini della Protezione civile, dipendenti comunali e studenti universitari che hanno dato la disponibilità a coprire i vuoti che si sono creati.

C'è attesa per verificare l'affluenza ai seggi che potrebbe essere condizionata dall'emergenza pandemia. Il ministero dell'Interno ha diramato rigide procedure anti contagio per evitare code e assembramenti. Davanti alle urne gli anziani e i soggetti fragili avranno assicurata la precedenza, mentre sono stati creati seggi negli ospedali dove sono ricoverati i malati di Covid. Pe il resto sono previsti uso di mascherine, disinfezioni delle mani all'entrata e all'uscita, pulizia della matita, la deposizione diretta della scheda nell'urna da parte degli elettori, il rigido rispetto delle distanze. Pronte all'occorrenza squadre di pulizia straordinarie e gruppi delle Protezione civile davanti ai seggi per il rispetto delle norme antivirus.

È previsto anche un servizio di voto a domicilio per chi è in quarantena. Ma dei circa 40 mila italiani che in questo momento sono chiusi in casa per smaltire i 14 giorni di clausura hanno fatto richiesta di voto a domicilio in 1820. E fra di loro spicca il nome di Silvio Berlusconi che voterà nella sua villa di Arcore.

Il voto è accompagnato dalla solite polemiche sui ritardi e le lentezze della macchina elettorale. Più Europa lamenta proprio il fatto che oltre 40 mila cittadini saranno privati del diritto di voto. Giuseppe Brescia, presidente grillino della Commissione Affari costituzionali della Camera denuncia che lavoratori e studenti fuori sede non potranno votare. E rilancia il voto elettronico già previsto da alcune norme varate recentemente e pure finanziate. Ci abbiamo provato già nel 2001. Non andò molto bene e l'esperimento fu accontonato.

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