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Emilio Scalzo in carcere in attesa dell'estradizione: “Colpevole di umanità”

La decisione / Torino

È accusato di aver aggredito un gendarme francese ma secondo la difesa stava provando a difendere i migranti che provavano ad attraversare il confine

L'attivista Emilio Scalzo è stato portato in carcere questa mattina su disposizione della Corte d'Appello di Torino su richiesta della procura generale. Aggravata la misura cautelare ai suoi danni in attesa dell'estradizione verso la Francia. L'attivista per i migranti e No Tav era detenuto agli arresti domiciliari in attesa che venisse eseguito il provvedimento di estradizione contro cui i suoi legali avevano anche presentato ricorso in Cassazione. Ricorso rigettato e provvedimento che verrà eseguito nei prossimi giorni. Stando alle motivazioni dell'autorità giudiziaria torinese, uno dei motivi dell'aggravamento della misura è dovuto alla presenza di un presidio No Tav proprio all'esterno della sua abitazione di Bussoleno, in Val di Susa.

Secondo i magistrati, la presenza di attivisti avrebbe reso difficili le operazioni di trasferimento del detenuto in esecuzione del provvedimento di estradizione. Questa mattina, quindi, uomini della Digos si sono presentati sul posto scortati da un contingente del Reparto mobile in tenuta antisommossa. La strada è stata chiusa dai cellulari della polizia da entrambi i lati e un gruppo di agenti ha bloccato qualsiasi tipo di reazione degli attivisti presenti. In realtà, il trasferimento di Scalzo non ha subito alcun tipo di problema con gli attivisti che si sono limitati a salutare il loro compagno di lotte.

Il sostegno di un gruppo di parlamentari

Immediata la reazione di un gruppo di deputati e senatori che hanno diramato un comunicato molto dure nei confronti delle nostre autorità e di quelle francesi. “Il reato che gli è contestato è quello di aggressione a un gendarme, tuttavia, Emilio non ha ancora avuto modo di difendersi dall'accusa, in quanto la consegna è stata disposta in via cautelare. Trattandosi di un reato di non particolare gravità e, per quanto è dato sapere, in assenza di reali esigenze cautelari, ci chiediamo se la richiesta avanzata dalla Francia e la decisione dell'Italia di accoglierla, nonché l'aggravio della misura e le motivazioni che l'hanno determinata, non abbiano un carattere prettamente punitivo e di monito nei confronti di tutte e tutti coloro che continueranno ad offrire il proprio aiuto a chi è in difficoltà. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ad Emilio, ai suoi cari e a tutta la comunità No Tav” hanno scritto i nove parlamentari.

L'accusa a Scalzo: “Difendeva i migranti”

In molti ritengono che l'accusa a Scalzo sia infondata. Si riferisce a una manifestazione in sostegno dei migranti che provavano ad attraversare il confine con la Francia. La difesa di Scalzo ritiene che lui non abbia fatto altro che difendere i migranti che provavano a varcare il confine dalla reazione violenta della gendarmeria francese. Il confine francese è uno dei luoghi più difficili da varcare per i migranti che provengono soprattutto dalla rotta orientale. Una rotta che viene percorsa a piedi e che in inverno spesso miete vittime per il freddo. Si tratta della stessa rotta che coinvolge la Bielorussia, la Polonia e la Serbia per la quale l'opinione pubblica si è mossa negli ultimi giorni dopo la morte per il freddo di un bambino di un anno. Proprio al confine tra Italia e Francia, quando si scioglie la neve, le montagne restituiscono i corpi di decine di migranti che non ce l'hanno fatto a proseguire, spesso vittime delle durissime politiche di respingimento della Francia.

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