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Endometriosi, ritardo diagnostico di anni: cos’è, come riconoscerla e curarla

In occasione della VI Giornata nazionale della salute della donna Benedetta de Mattei ha intervistato Errico Zupi – Direttore UOC di Ginecologia e Ostetricia del Policlinico Le Scotte e Professore Ordinario di Ginecologia e Ostetricia presso l’Università di Siena - per parlare di endometriosi, una patologia diffusissima tra le donne in età fertile di cui si parla poco nonostante diverse celebrities si stiano ultimamente impegnando sulla sensibilizzazione del tema.

Cos’è l’endometriosi e chi colpisce

L’endometriosi possiamo descriverla come una malattia benigna cronica, a volte con un andamento progressivo, caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale (la mucosa che ricopre la cavità interna dell’utero) al di fuori della naturale localizzazione che è la cavità uterina. La classificazione di endometriosi più seguita prevede 4 stadi di malattia: minima, lieve, moderata e severa, a seconda della gravità della malattia in senso crescente.
È una patologia, non sempre sintomatica, che nel mondo colpisce il 15% delle donne, soprattutto in età fertile. Parliamo dunque di numeri veramente enormi e questo dato vale anche per l’Italia.


Sintomi, come riconoscerla


Il sintomo più importante che avvicina la donna al sospetto di endometriosi è quasi sempre il dolore: quello mestruale è il più frequente ma vi può anche essere un dolore pelvico cronico o durante i rapporti sessuali. Quando la localizzazione dell’endometriosi va oltre all’apparato genitale può inoltre riguardare anche l’apparato gastro intestinale o urinario.
Un altro sintomo tipico dell’endometriosi può essere poi l’infertilità.

Endometriosi e infertilità
L’infertilità connessa con il dolore ha sostanzialmente due cause: una “umorale” e l’altra “meccanica”.
L’infertilità “da causa umorale” è legata al fenomeno infiammatorio che caratterizza l’endometriosi e può interferire nella normale fertilità della donna. Quella da causa meccanica invece è dovuta a dei processi cicatrizzanti che portano ad esempio alla chiusura delle tube per via delle aderenze che l’endometriosi stessa determina. Questa infertilità è oggi spesso possibile risolverla sia farmacologicamente che chirurgicamente. Nella donna che cerca una gravidanza è generalmente indicato un approccio chirurgico poichè la terapia medica nella stragrande maggioranza dei casi è una terapia ormonale per cui è antitetica al desiderio di un figlio. Poi naturalmente oggi vi sono anche le tecniche di procreazione medicalmente assistita che possono bypassare il problema dell’endometriosi e dare la possibilità alla donna di portare avanti la gravidanza.


Come si arriva alla diagnosi

È possibile arrivare alla diagnosi attraverso un percorso che inizia dalla raccolta dei dati anamnestici della donna e dall’esame obiettivo ginecologico per passare alle tecniche diagnostiche di imaging come l’ecografia transvaginale o la risonanza magnetica, che in genere oggi sono sufficienti a fare una diagnosi di verosimile certezza della presenza della malattia. Il grosso problema che noi abbiamo è il ritardo diagnostico, perché spesso nelle giovani donne - parlo di adolescenti, di età post menarca - evidentemente non sempre questo dolore viene riconosciuto come potenziale espressione di endometriosi e quindi diciamo che a livello diagnostico vi è un ritardo che si attesta tra i 7 e i 9 anni. Veramente tanto se pensa alla possibilità che la malattia nel frattempo progredisca.
Fino a qualche decina di anni fa si riteneva che la diagnosi potesse esser fatta solo con la laparoscopia, quindi attraverso un intervento chirurgico, e l’istologia del tessuto che veniva individuato in cavità addominale. Oggi invece è tutto molto meno invasivo e con una buona ecografia transvaginale fatta da mani esperte si arriva ad un’accuratezza prossima al 97-98%, e quando procediamo con una tecnica invasiva lo facciamo per trattare quando necessario la malattia e non per fare diagnosi.


Come si cura


Ad oggi non è possibile guarire dall’endometriosi perché è come le dicevo in apertura è una malattia cronica. Essendo una patologia benigna si possono però correggere i sintomi e quindi là dove c’è dolore farlo sparire o dove c’è infertilità dare la possibilità alla donna di portare avanti una gravidanza, anche se l’endometriosi resta. Si può inoltre impedirne la progressione, ad esempio le donne che non desiderano un figlio possono sottoporsi a delle terapie mediche che arrestano la malattia e fanno regredire la sintomatologia.

Fattori di rischio

Uno dei fattori di rischio è sicuramente quello genetico perché è una malattia che ha una sua familiarità e anche nell’anamnesi, durante i colloqui che noi abbiamo con le donne a rischio di esser affette da endometriosi, compare una familiarità per questo tipo di patologia. Poi sulla patogenesi e sull’eziologia di questa malattia continuiamo a discutere perché vi sono varie teorie ma in buona sostanza non ci sono dei fattori di rischio certi a parte quello genetico.

Suggerimenti
Il consiglio che io darei, soprattutto alle mamme di ragazze giovani che lamentano dolori, è quello di recarsi in un centro che possa essere se possibile di maggiore esperienza per questa patologia - in Italia ce ne sono tanti, quantomeno uno per regione se non di più - e di affidarsi al percorso diagnostico, che ripeto parte dall’anamnesi e non è invasivo, per cercare di escludere la presenza di questa malattia perché per ipotesi contraria, ovvero doverla includere, è importante quanto prima iniziare un percorso terapeutico.

Benedetta de Mattei

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