Italy

Fase 3, Regioni contro Governo: «Ora regole chiare sui treni e più risorse per trasporto pubblico e scuolabus»

Con la pandemia che continua a correre oltre i nostri confini e la curva dei contagi che sale anche in Italia, aumenta la preoccupazione del governo in vista dell’autunno e di una possibile, temutissima seconda ondata di Covid-19. Così si spiega l’appello bipartisan di Roberto Speranza, durante l’informativa al Senato, per convincere tutte le forze politiche a battersi per il rispetto delle norme: «Sulle mascherine e le altre due regole essenziali che saranno alla base del nuovo Dpcm, distanziamento e lavaggio frequente delle mani, non c’è sinistra e non c’è destra. Quindi non dividiamoci». E per una volta gli applausi scattano anche dai banchi delle opposizioni. Nelle stesse ore le Regioni lanciano la sfida al governo sul problema del trasporto pubblico locale. Il distanziamento di un metro richiesto dagli scienziati è per i «governatori» una misura inaccettabile, al punto che la Conferenza delle Regioni ha spedito a Palazzo Chigi un documento molto duro. Giuseppe Conte lo ha letto, ha capito quanto grossa sia la grana e ha risposto con un sì alla richiesta del presidente Stefano Bonaccini di un incontro urgente con i ministri Roberto Speranza, Paola De Micheli e Francesco Boccia. Toccherà a quest’ultimo coordinare l’incontro e cercare una mediazione, visti i toni con cui i «governatori» vanno all’attacco. «I criteri previsti dalle linee guida allegate al Dpcm 14 luglio sono assolutamente inidonei ad assicurare livelli adeguati di servizio», dice il documento.

A settembre si rischia il caos. E i «governatori» hanno ben chiaro che, se dovessero scoppiare nuovi focolai, chi ha derogato alle norme nazionali sarebbe chiamato a risponderne. «Purtroppo — si difendono nel testo — molte Regioni sono state costrette ad adottare ordinanze che derogano ai criteri ministeriali, al fine di gestire le recenti situazioni di assembramento e affollamento di stazioni e banchine». Parole con cui i presidenti delle Regioni provano a scrollarsi di dosso il peso della «confusione» nelle stazioni e puntano il dito verso Speranza, che ha voluto il metro di distanza: «Il governo chiarisca immediatamente che l’ordinanza del ministro della Salute si applica solo al trasporto ferroviario nazionale di lunga percorrenza».

E non è tutto. Le Regioni vogliono soldi. Lamentano il crollo dei ricavi da traffico, pongono la questione del rimborso degli abbonamenti non utilizzati, chiedono «risorse aggiuntive per l’incremento e potenziamento dei servizi». E una norma ad hoc che consenta di utilizzare taxi, bus turistici e persino Ncc «in vista dell’inizio dell’anno scolastico».

Attilio Fontana denuncia «criticità» e Massimiliano Fedriga avverte: «Se il governo proseguirà sulla linea che ha voluto tracciare, di fatto non permetterà la riapertura delle scuole». Il ministro Boccia spera di uscire dallo scontro «con valutazioni condivise» e però invita a rispettare «le raccomandazioni di rigore e massima prudenza» indicate dagli scienziati. Il problema maggiore sono autobus e scuolabus, il cui livello di rischio, come ha spiegato il responsabile degli Affari regionali, deve essere «allineato con quello dei treni a lunga percorrenza, che rimane sotto controllo».

Le Regioni hanno intanto aggiornato le linee guida per la sicurezza delle attività economiche, produttive e ricreative. Il bagno turco resta vietato (tranne da soli e su prenotazione), mentre potranno riaprire le saune negli hotel, nelle terme e nei centri benessere, purché i clienti mantengano la distanza di un metro e ci sia prima di ogni turno il ricambio d’aria naturale. Nei bar sarà di nuovo possibile giocare a carte. Novità in arrivo anche per gli eventi sportivi. Le Regioni hanno presentato al governo una proposta per consentire la partecipazione del pubblico solo dove gli spettatori possano restare a sedere in un posto assegnato, rispettando la distanza di un metro «sia frontalmente che lateralmente» e, nei luoghi chiusi, indossando la mascherina. Per il ministro Speranza resta la nostra principale alleata e dovremo tenerla su naso e bocca «anche in agosto e nella prima ripresa autunnale». E se chiudere le scuole a marzo è stata «la decisione più difficile», il responsabile della Salute promette che «a settembre riapriranno tutte in sicurezza». I numeri dicono che l’Italia «sta meglio, ma non ne è fuori» e quindi anche se il nostro Paese «è quello messo meglio in Europa non possiamo farci illusioni, perché la situazione è ancora dura». La linea dunque non cambia ed è quella «della prudenza, della saggezza, della cautela».

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