Italy

Fermiamo i figli della movida  rigorosamente senza mascherina

Caro Aldo,
appena il premier ha pronunciato liberi tutti, il popolo della movida si è riversato nei bar aperti tra mille precauzioni, tra i navigli o i vicoli per ribadire che alla fine tutto quello che era successo è stato dimenticato, che le paure andavano subito affogate in un cocktail. Il dramma dell’umanità del 2020 è la mancanza di memoria. Le foto della movida ci lasciano senza parole.
Roberto Schioppa, Napoli

Caro Aldo,


i giovani si abbandonano alla movida e a posteriori tutti i benpensanti prendono atto della irresponsabilità. Il vecchio difetto italiano di chiudere la stalla con i buoi già fuori. Da nessuna parte si rileva qualche pattuglia ben posizionata avrebbe fatto capire che lo Stato ha intenzione di fare sul serio. Ma lo Stato ha davvero intenzione di fare sul serio?
Lorenzo Roveri, Buccinasco (Milano)

Caro Roberto,
caro Lorenzo,

Dopo aver letto le vostre mail – e numerose altre sullo stesso tema – sono andato a fare un giro per Roma, per rendermi conto della situazione. Non è diversa da quella che voi segnalate, rispettivamente da Napoli e da Milano. La movida, pomeridiana e serale, impazza come se nulla stesse accadendo nel Paese. Su dieci persone, cinque erano senza mascherina, e quattro la portavano abbassata. Per la prima volta dopo due mesi e mezzo mi sono seduto al tavolino di un bar a prendere un caffè. Nel tavolo a fianco, distanziato come da norme (ma non di più), sono arrivate quattro ragazze, tutte senza mascherina.
Dopo qualche minuto sono arrivati due ragazzi, pure loro rigorosamente senza mascherina, che le hanno abbracciate e baciate sulle guance. Non avevano la confidenza di un fidanzato, ma avevano la sicurezza di chi sta vivendo la normalità. Magari questi ragazzi qualche settimana fa erano sui balconi ad applaudire medici e infermieri; all’evidenza si sono convinti che sia tutto finito, o che comunque l’emergenza sia una roba da vecchi, e quindi non li riguardi. Ovviamente non è che possiamo aspettarci che la forza pubblica intervenga a proibire i baci sulle guance. È questione di autodisciplina e rispetto per gli altri. Se il rispetto manca, allora l’unica soluzione è il coprifuoco alle 23, quello imposto in Campania da De Luca.
Già l’Italia è ripartita alla cieca, senza un piano serio di test e di tracciamento. Un conto è rischiare per salvare il sistema produttivo del Nord, su cui si regge il Paese; un altro conto è rischiare per prendere l’aperitivo. Se non ci liberiamo quest’estate del virus, rischiamo un autunno durissimo. Ma i figli della «società signorile di massa», o della «covida» – come Dagospia storpia la movida – questa cosa non l’ha capita.

LE ALTRE LETTERE DI OGGI

Storia

«Laurea in Comunicazione esclusa dai concorsi»

Come laureati in Scienze della Comunicazione denunciamo l’assenza dei professionisti della comunicazione nel comparto pubblico, con particolare riferimento alla scuola. Dal 2016 le lauree in Comunicazione aprono all’insegnamento della materia Teoria e Tecnica della Comunicazione negli istituti tecnici e professionali. La legge risulta però inapplicata e presenta incongruenze tali da precludere l’accesso all’insegnamento proprio ai laureati in Comunicazione. A oggi si registrano diverse iniziative parlamentari a sostegno di una riforma della normativa di riferimento e numerosi tentativi di dialogo con il Ministero dell’Istruzione e le rappresentanze sindacali. La recente pubblicazione del bando di concorso della scuola secondaria ha reso evidente l’inefficacia delle azioni intraprese. Si sottolinea inoltre la sistematica esclusione dai concorsi pubblici: con il superamento delle equipollenze tra lauree del vecchio ordinamento, il diploma magistrale in Scienze della Comunicazione viene raramente annoverato tra i titoli di accesso richiesti nei bandi. Chiediamo l’attenzione di colleghi, università e decisori politici riguardo la necessità di avviare un processo di revisione delle classi di concorso per l’insegnamento e dei criteri di accesso ai concorsi per laureati, al fine di garantire un adeguato riconoscimento delle lauree in Comunicazione.
Salvatore Gaglio, Lucia Giuliani, Emanuela Pozzuoli, Gaetano Ragone, Francesco Salis, Vanessa Speziale

INVIATECI LE VOSTRE LETTERE

Vi proponiamo di mettere in comune esperienze e riflessioni. Condividere uno spazio in cui discutere senza che sia necessario alzare la voce per essere ascoltati. Continuare ad approfondire le grandi questioni del nostro tempo, e contaminarle con la vita. Raccontare come la storia e la cronaca incidano sulla nostra quotidianità. Ditelo al Corriere.

MARTEDI - IL CURRICULUM

Pubblichiamo la lettera con cui un giovane o un lavoratore già formato presenta le proprie competenze: le lingue straniere, l’innovazione tecnologica, il gusto del lavoro ben fatto, i mestieri d’arte; parlare cinese, inventare un’app, possedere una tecnica, suonare o aggiustare il violino

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MERCOLEDI - L'OFFERTA DI LAVORO

Diamo spazio a un’azienda, di qualsiasi campo, che fatica a trovare personale: interpreti, start-upper, saldatori, liutai. 

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GIOVEDI - L'INGIUSTIZIA

Chiediamo di raccontare un’ingiustizia subita: un caso di malasanità, un problema in banca; ma anche un ristorante in cui si è mangiato male, o un ufficio pubblico in cui si è stati trattati peggio. Sarà garantito ovviamente il diritto di replica

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VENERDI -L'AMORE

Chiediamo di raccontarci una storia d’amore, o di mandare attraverso il Corriere una lettera alla persona che amate. Non la posta del cuore; una finestra aperta sulla vita. 

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SABATO -L'ADDIO

Vi proponiamo di fissare la memoria di una persona che per voi è stata fondamentale. Una figlia potrà raccontare un padre, un marito la moglie, un allievo il maestro. Ogni sabato scegliamo così il profilo di un italiano che ci ha lasciati. Ma li leggiamo tutti, e tutti ci arricchiranno. 

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DOMENICA - LA STORIA

Ospitiamo il racconto di un lettore. Una storia vera o di fantasia. 

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Ogni giorno scegliamo un’immagine che vi ha fatto arrabbiare o vi ha emozionati. La testimonianza del degrado delle nostre città, o della loro bellezza.

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