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Festa della Toscana: un segno di civiltà, la pena di morte abolita da Pietro Leopoldo

La celebrazione con l'intervento di Giani

Pietro Leopoldo granduca di Toscana, poi imperatore 

FIRENZE – Eugenio Giani, presidente della Regione, è intervenuto alla celebrazione della Festa della Toscana, ricordando l’esempio di civiltà che nel 1786 partì da Firenze: l’abolizione della pena di morte, voluta dal Granduca Pietro Leopoldo, primo sovrano al mondo a fare questa scelta. «La Toscana – ha detto Giani – è diventata punto di riferimento nel mondo, grazie ad una Festa, quella del 30 novembre, che non è tanto una rievocazione storica, quanto una scelta che diventa essenzialmente un messaggio di vita, di civiltà e di diritti, sempre attuale».

Con queste parole, Giani, dopo un excursus storico sulla Festa della Toscana, si è concentrato sul 1786 – quando Pietro Leopoldo abolì la pena di morte e la tortura – per soffermarsi sulla Toscana come riferimento per gli altri Stati. A partire dalle riforme del Granduca: non solo in tema di Codice penale, ma anche in tema di infrastrutture, di bonifiche, di ospedali moderni e scuole pubbliche, di razionalizzazione delle comunità. «È grazie a Pietro Leopoldo se oggi contiamo su 273 comuni, segni di identità della nostra Toscana», ha sottolineato Giani, ringraziando il presidente dell’Assemblea, Antonio Mazzeo, che ha celebrato la Festa della Toscana, anche con la visita al Santuario di Montenero, unica testimonianza di tutti i simboli dei nostri comuni. Vent’anni dopo l’istituzione della Festa della Toscana, secondo il Governatore, la sensibilità  dei cittadini, dai più piccoli ai più grandi, è molto cresciuta. Anche se nel periodo che stiamo vivendo è impossibile organizzare iniziative sul territorio, come abbiamo fatto negli scorsi anni, l’importante è che la Toscana continui, con slancio, il suo percorso di sensibilizzazione, seguendo il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che due anni fa, alle Nazioni Unite, partendo dall’abolizione della pena di morte in Toscana, richiamò tutti al valore della vita.

«Su sette miliardi di persone nel pianeta – ha sottolineato Giani – circa la metà sono ancora costrette a fare i conti con la pena di morte: alla Toscana il compito di continuare ad essere punto di riferimento ed eco in tutto il mondo, su scelte di carattere valoriale”. Ad esempio, la battaglia per una autentica ed effettiva parità di genere, come ha ricordato la scrittrice toscana Elena Favilli.  “La vera eguaglianza non è stata pienamente raggiunta – ha affermato – ma nella nostra Regione la parità di genere sembra essere quasi a portata di mano, visto che l’indice di parità è costantemente cresciuto dagli anni Novanta ad oggi: siamo sulla buona strada, a tutti noi guardare alla parità anche in termini di crescita e di sviluppo economico».

Solo un dato: secondo l’Ocse, il Pil potrebbe crescere del 7 per cento se il tasso di occupazione femminile fosse in linea con quello dei paesi più evoluti. In tale contesto, Favilli ha ricordato l’impegno e il coraggio di tre scienziate toscane contemporanee: Barbara Mazzolai, direttrice del centro di micro-biorobotica (Cmbr) dell’istituto italiano di tecnologia di Pontedera, coordinatrice del progetto europeo fet-open plantoid, che approfondisce le conoscenze su di una nuova generazione di tecnologie ict che hanno origine dalla forma e dalle funzioni delle radici delle piante; Cecilia Laschi, professore ordinario di bioingegneria industriale presso la scuola superiore Sant’Anna di Pisa e responsabile del primo progetto al mondo di robotica-soffice, che ha come modello di riferimento un polpo; Fosca Giannotti, del Cnr di Pisa, scienziata pioniera nel data mining, orientato alla comprensione delle dinamiche della mobilità, nell’analisi dei social network, nell’elaborazione di tecniche che garantiscono la privacy. Tre esempi di genio e di visione avanguardistica, secondo la scrittrice Favilli, che ha concluso: «Questi i risultati che si ottengono quando si sceglie di puntare sulle donne. Viva i diritti e viva la Toscana».

Ernesto Giusti

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