Italy

Festini al Portello, la rabbia dei residenti. «L’Università non può far finta di niente»

PADOVA. Stasera l’eccellenza, ieri l’indecenza. Frequentano le stesse aule i protagonisti delle giornate più luminose e delle notti più vergognose del rione Portello. Dove il problema della convivenza fra universitari e residenti rimane irrisolto. L’ennesimo mercoledì di bagordi sulla scalinata in riva al Piovego ha riacceso la rabbia - mai del tutto sopita - dei “resilienti”, come si definiscono gli abitanti della rive gauche del fiume.

Ieri si sono svegliati in mezzo ai resti del festino: bottiglie dovunque, perfino sulle auto in sosta, cartacce, plastica e altre prove inconfutabili degli eccessi di una festa alcolica durata fino a notte fonda. Oggi, qualche metro più in là, vedranno gli stessi universitari partecipare alla Notte della Ricerca con la quale l’ateneo esibisce - giustamente - uno dei suoi lati migliori.

L’ENNESIMA LETTERA

Flavio Marcello, a nome dei residenti di via Belzoni e dei “resilienti” del Portello, ieri mattina ha scritto al sindaco Giordani e per conoscenza ai componenti della consulta di quartiere per segnalare, una volta ancora, «gli schiamazzi, la musica e il comportamento incivile di una minoranza rumorosa» e per far presente che «la situazione di degrado è insostenibile sulla zona della scalinata Portello, lungo la pista ciclabile e sotto i portici inagibili di via Belzoni». Marcello ha raccolto la rabbia di decine di persone.

«Gli inviti a chiamare la polizia locale non funzionano, serve una rivoluzione culturale con nuovi atteggiamenti didattici da parte dell’amministrazione per far rispettare quelle che dovrebbero essere regole minime di convivenza civile e che metta fine a un melenso pauroso buonismo». È un appello al Comune ma anche alla consulta, perché «si faccia portavoce del disagio dei residenti e inviti gli amministratori a un confronto serio e non al solito palleggio che finora è servito soltanto a prendere e a perdere tempo. Anche perché quel tempo adesso è scaduto».

IL DIALOGO INTERROTTO

Paola Fontana, dell’associazione Progetto Portello, ricorda che nel 2019 con il laboratorio Unicity si era intrapreso un percorso di confronto fra studenti e quartiere. «Prima un questionario, poi un incontro con gli studenti Udu», racconta. «Abbiamo parlato anche con il dipartimento di Psicologia e con Lorenzoni, che allora era vicesindaco. Ma poi quel percorso si è interrotto, complice la pandemia».

E i problemi sono riemersi con il ritorno a situazioni di quasi-normalità: ogni mercoledì sera una festa sugli scalini, rifiuti abbandonati, bottiglie rotte, schiamazzi. Il Comune ha mandato i vigili, la consulta ha sacrificato parte del suo budget per far mettere qualche cestino in più ma nessun risultato concreto è stato raggiunto.

INSIEME, CONTRO

«Noi non siamo contro gli studenti, il Portello vive con loro e anche grazie a loro», ragiona Paola Fontana. «Però tra feste di laurea che degenerano e feste notturne, qui non si vive e i residenti sono comprensibilmente furiosi, telefonano, protestano. L’università non può chiamarsi fuori dal problema perché tutto avviene in spazi che non sono suoi».

Quello che il quartiere vorrebbe, dall’ateneo, così come dal Comune, è un dialogo serio su questa convivenza che non funziona. Impegni concreti, verificabili, con risultati soddisfacenti per tutti.

«È inconcepibile che non si possa coesistere civilmente», conclude Fontana. «I controlli non bastano, i divieti non funzionano, ma è evidente che serve la disponibilità di tutti per venirne a capo. Sarebbe bello se dopo la Notte della Ricerca, si aprisse un dialogo sulle altre notti senza regole e anche su quello che avviene di giorno».

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