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Francia, Macron cerca il consenso con la legge per gli animali (ma non tocca i cacciatori)

«We Are the Champions» è la canzone che Brian May, chitarrista dei Queen, ha concesso alla «Fondation 30 Millions d’Amis» per un efficace video di denuncia sull’abbandono degli animali. Un francese su due possiede un animale (12 milioni di gatti, 7 milioni di cani, un milione di cavalli, più criceti, porcellini d’India, etc.) ma i francesi sono campioni d’Europa anche nell’abbandono: 100 mila l’anno. Per combattere questa pratica e più in generale avanzare nella difesa negli animali La République en Marche, il partito di maggioranza, ha presentato martedì un progetto di legge contro i maltrattamenti.

È una questione che si è imposta ormai al centro del dibattito pubblico, tanto da venire discussa in Parlamento anche nei giorni delicati in cui il governo deve decidere se dichiarare un terzo confinamento per frenare la pandemia in crescita. «Il maltrattamento degli animali interessa tutti i francesi, non solo gli abitanti ricchi delle città», ha detto la relatrice Aurore Bergé, una delle esponenti più note del partito di Macron. I risultati delle ultime elezioni, le municipali del giugno scorso, sembrano darle ragione: l’«ondata verde», l’affermazione degli ecologisti, è stata anche frutto dell’attenzione per il benessere degli animali, parte di quella rinnovata sensibilità per l’ambiente che l’epidemia di coronavirus ha amplificato.

In vista della corsa all’Eliseo della primavera prossima il presidente Macron vuole presentarsi con i compiti fatti e quindi spinge per una nuova legge, dopo la storica modifica del Codice civile che dal 2015 considera gli animali come «esseri viventi dotati di sensibilità» e non più beni mobili. Quindi, ecco la proposta di un «certificato di conoscenza» da chiedere a chiunque voglia acquistare per la prima volta un animale di compagnia, in modo da ridurre le scelte impulsive e le successive sofferenze degli animali, e la richiesta di pene più severe per chi commette sevizie. Oltre agli animali da compagnia la proposta di legge presentata da Aurore Bergé si occupa dei circhi, con il divieto di usare animali, e dei parchi aquatici, che dovranno rinunciare a delfini e orche. In anticipo sull’approvazione della legge, il Parc Asterix ha deciso di chiudere il suo delfinario, da anni oggetto di proteste degli animalisti.

Il testo fa discutere per quello che propone ma anche per i temi che volutamente ignora: la caccia e gli allevamenti intensivi. Trovare consenso sui gattini da non abbandonare è relativamente facile, mentre affrontare la questione delle immense fattorie-fabbrica avrebbe rischiato di contrapporre di nuovo le città e il mondo rurale, come all’inizio della crisi dei gilet gialli. Anche sulla corrida non si prende posizione: gli elefanti spariranno dai circhi , ma i tori continueranno a essere uccisi nelle arene. «La Francia è in ritardo e questa legge è un progresso benvenuto — dice Christophe Marie, portavoce della Fondation Brigitte Bardot —. Poi bisognerà trovare il coraggio di affrontare anche le questioni che dividono di più».

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