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Governo pronto a un altro Dpcm, nuove strette in arrivo

emergenza coronavirus

Tra le ipotesi sul tavolo un coprifuoco generalizzato che potrebbe essere anticipato alle 21, la chiusura di bar e ristoranti già dalle 18 (niente aperitivo), fino al divieto di spostamento tra le regioni

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(ANSA)

Tra le ipotesi sul tavolo un coprifuoco generalizzato che potrebbe essere anticipato alle 21, la chiusura di bar e ristoranti già dalle 18 (niente aperitivo), fino al divieto di spostamento tra le regioni

4' di lettura

Con i contagi Covid che superano i 19mila casi in un giorno, il governatore Vincenzo De Luca che annuncia un lockdown di almeno un mese in Campania e chiede al governo una misura analoga a livello nazionale, la situazione è in rapidissima evoluzione. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte vuole a tutti i costi «scongiurare un secondo lockdown generalizzato». No dunque al blocco di scuole e attività produttive. Ma dopo le richieste sempre più pressanti arrivate dagli scienziati, dal ministro della Salute e dal Pd sembra essersi convinto della necessità di un'accelerazione per una stretta nazionale, con un nuovo Dpcm, forse già nel weekend.

Governo pronto a un nuovo Dpcm

Il tempo stringe. Sono necessarie nuove misure. Quali, è l'argomento delle riunioni di queste ore anche sulla base dell'allarme che arriva del monitoraggio settimanale del ministero della Salute e dell'Istituto superiore di Sanità: «la situazione è grave vanno limitati i contatti, la popolazione resti a casa quando possibile. Servono restrizioni di attività non essenziali e della mobilità». Le ipotesi sul tavolo sono dunque diverse e una decisione non è stata ancora presa: si va da un coprifuoco generalizzato che potrebbe essere anticipato alle 21, alla chiusura di bar e ristoranti già dalle 18 (niente aperitivo), fino al divieto di spostamento tra le regioni. Nel mirino ci sarebbero anche palestre e piscine, nonostante il protocollo aggiornato con misure ancor più rigide per evitare la chiusura. E poi le sale giochi e i centri commerciali, affollati soprattutto nel weekend. L'ala più rigorista del governo ormai non esclude più neanche un lockdown, per un tempo limitato di due o tre settimane e con una nuova massiccia iniezione di aiuti all'economia. Anche se da Palazzo Chigi negano che l'idea sia sul tavolo.

I nodi trasporti pubblici e scuola

Alleggerire il trasporto pubblico, è la principale premura in queste ore, oltre al rafforzamento del sistema di tracciamento dei contagiati. Ma proprio sui trasporti e la scuola si starebbe consumando un rimpallo tra ministeri che avrebbe per ora frenato anche la convocazione della riunione con le Regioni ipotizzata per armonizzare le misure regionali. La mimistra dell’Istruzione Lucia Azzolina è sulle barricate in difesa della didattica in presenza, spalleggiata da Luigi Di Maio e dal M5s: ci si contagia su bus e metropolitane, non in classe, insistono. La ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli difende le misure di contingentamento già adottate e resiste alle pressioni dei Cinque stelle per abbassare la capienza dall'attuale 80%. Certo, una nuova stretta porterebbe un massiccio rafforzamento dello smart working. Ma a quel punto, sostengono fonti Dem, anche la didattica a distanza andrebbe aumentata, a partire dalle superiori. Quanto agli spostamenti, si discute sull'opportunità, vista la diffusione del virus, di intervenire impedendo di muoversi dalle Regioni.

L’appello degli scienziati: misure drastiche in 2-3 giorni

L'ennesima giornata convulsa nei palazzi della politica è iniziata con lo show via Facebook del governatore campano: «Dobbiamo chiudere tutto e dobbiamo decidere oggi, non domani. Dobbiamo chiudere per un mese, 40 giorni e poi si vedrà, senza soluzioni drastiche non possiamo reggere» ha detto De Luca, che tra sabato e domenica potrebbe firmare l'ordinanza che chiude la regione, perché «nel giro di pochi giorni rischiamo di avere le terapie intensive intasate». Sulla stessa linea si muovono anche gli scienziati, ormai da diversi giorni. Un centinaio tra professori universitari, ricercatori ed esperti hanno scritto direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere «misure drastiche nei prossimi 2 o 3 giorni» e Giorgio Parisi, fisico dell'università La Sapienza di Roma avverte: «senza misure forti tra due settimane le morti potranno superare le 400».

La linea di De Luca resta isolata

Allarme anche dagli anestesisti secondo i quali entro 15 giorni ci sarà un raddoppio dei ricoveri in terapia intensiva e quello sarà il «punto di rottura». La linea di De Luca resta al momento isolata tra i governatori e anzi viene contrastata apertamente da Attilio Fontana. «Un secondo lockdown sarebbe insopportabile per il paese, rischieremo di non essere in grado di risollevarci» sostiene il governatore lombardo chiedendo comunque “sacrifici” ai cittadini. Anche il presidente della Conferenza Stato Regioni Stefano Bonaccini frena affermando che sul no ad un nuovo lockdown c'è «uniformità di vedute» tra governo e regioni e il ministro Teresa Bellanova ribadisce la posizione di Italia Viva: un coprifuoco nazionale provocherebbe «ripercussioni pesantissime sulla vita delle persone e dell'intero sistema produttivo che il paese non si può permettere». Posizione ben più morbida di quella di altri ministri, Roberto Speranza e Dario Franceschini su tutti, che da giorni spingono per misure più dure.

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