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Governo, Vitali lascia Forza Italia, si arruola nei «responsabili». Ma mancano ancora 6 voti

Il gruppo c’è, è nato con un parto faticoso e qualche litigio, forse invitabile vista l’eterogeneità della compagine. Dieci senatori, grazie a un prestito esterno, hanno messo in piedi il gruppo degli Europeisti-Maie-Centro democratico. E ora? Per tutta la giornata non sembrava cambiato granché, perché questi dieci erano già calcolati nella maggioranza, quindi non c’era nessun rafforzamento reale, solo una quarta gamba sulla quale ci si può appoggiare, al limite, per riposare, ma non ancora per camminare, figuriamoci per correre. A sera, la notizia che riaccende qualche speranza: Luigi Vitali, iscritto a Cambiamo ma nel gruppo di Forza Italia, arriva in soccorso del governo. Novità di rilievo, visto che Vitali è vicino a Mariarosaria Rossi, l’ex berlusconiana uscita da Forza Italia, che sta lavorando per attrarre altri senatori.

L’accozzaglia «nobile»

«Siamo un’accozzaglia, visto che ci chiamate così, ma che si riunisce per nobili principi». Gregorio De Falco racconta cosa si sono detti nella riunione serale di mercoledì, quando si è arrivati alla meta: «Si è detto che dobbiamo mettere da parte le nostre storie e idee e pensare che abbiamo lo scopo nobile di aiutare nella lotta alla pandemia». Andrea Causin, già senatore di Forza Italia, annuisce.
Però, a sentirli, non è che siano proprio tutti insieme appassionatamente. C’è stato il caso un po’ antipatico di Sandra Lonardo, moglie di Mastella, che ha battibeccato con l’ex berlusconiana Mariarosaria Rossi. «Mi sono vista il simbolo di Centro democratico e ho detto: allora voglio anche il mio, Noi campani. Che piglia pure più voti». Di fronte al rischio emporio, ma anche a una competizione in casa, la casertana Rossi dice no alla beneventana Mastella. Causin la spiega così: «È roba che risale a quando non ero nato, sono ruggini tra Mastella e Tabacci». Insofferenza personale ma forse anche competizione elettorale, visto che i Mastella vogliono conquistare il centro politico in Campania con il loro simbolo.

L’indecisione di Ciampolillo

Ma ci sono altre questioni che dividono i responsabili. Chi deve essere il premier? Per Causin, Conte: «Una personalità che dobbiamo preservare». Per De Falco le cose non sono così nette: «Noi difendiamo o Conte o il governo». Della serie, se è praticabile un’alternativa, si può sacrificare Conte. Ma Causin rassicura: «Noi andremo al Quirinale con una sola opzione, senza subordinate». Chi andrà al Quirinale oggi alle 11.50? «Stiamo definendo la delegazione». Potrebbe andare Ricardo Merlo, sottosegretario, ma anche De Falco.
Si lavora, nel frattempo, per provare a crescere. Si vocifera di altri azzurri in uscita da Forza Italia (Anna Carmela Minuto e Laura Stabile), dopo Vitali. Il quale spiega che «non è tempo di contrapposizioni, Conte può garantire l’unità».
Intanto Lello Ciampolillo, ex 5 Stelle, si fa desiderare: «Deciderò entro oggi che fare». Concede, però, qualche pillola delle sua linea, già considerata allarmante da quando aveva preso «residenza parlamentare» su un ulivo malato di Xylella: «Sono free vax, non mi vaccinerò».

Le telefonate di Palazzo Chigi

Al Senato la maggioranza è a 158 voti, meno tre senatori a vita, 155. Lontani dalla maggioranza assoluta, sempre che non arrivino i renziani in soccorso. Alla Camera si prova a costituire un gruppo Maie. Ne hanno parlato a pranzo l’ex Forza Italia Renata Polverini, Ricardo Merlo e Causin. Nel frattempo, due senatrici ex M5S che avevano votato la fiducia a Conte, hanno aderito a Centro democratico, che sale a 15 (ma per formare un gruppo alla Camera ne servono 20). La sensazione è che i giochi si sbloccheranno solo alla fine del primo giro di consultazioni. Ma questo non impedisce che Palazzo Chigi continui a tenere sotto controllo la situazione. In Transatlantico squilla il cellulare di Causin. È Andrea Benvenuti, il segretario particolare di Conte: «Come va Andrea? Come siamo messi a numeri?».

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