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Il bimbo travestito da Hitler al Carnevale di piazza Navona

Su Repubblica Roma oggi è stata pubblicata una fotografia che ritrae un bambino vestito da Adolf Hitler. Lo scatto viene dal Carnevale di Piazza Navona. A commentare la vicenda è Paolo Di Paolo, scrittore, 36 anni, romano, che nel 2019 ha pubblicato per Feltrinelli il romanzo “Lontano dagli occhi”. La foto è stata inviata al quotidiano da una lettrice:

Cappello, scarponi, cravattino e baffetti d’ordinanza. Al posto della svastica, per fortuna, le due crocette che Chaplin ha usato nel film parodistico “Il grande dittatore”. Genitori cinefili? Mah. La scelta di far mascherare un ragazzino in quel modo è obiettivamente demenziale. Non fa ridere. Non è divertente. La lettrice ci ha raccontato che fra i passanti c’erano più o meno tre squadre: i curiosi, i perplessi e gli sgomenti. In particolare ha notato un gruppo di turisti — tedeschi — che, «annichiliti», continuavano a scattare foto. Il piccolo dittatore, armeggiando nel frattempo con la bomboletta di schiuma, ha impiastricciato l’abito di una povera principessa, che è scoppiata a piangere. E il pianto irrefrenabile ha distratto il capannello di spettatori.

bimbo hitler piazza navona

I goliardici genitori accamperanno sofisticate attenuanti? Né il Chaplin di cui sopra, né la suggestione del recente “Jojo Rabbit” (film peraltro intelligentissimo) sarebbero riferimenti sensati. Oppure mamma e papà sono così sprovveduti da non rendersi conto di quanto sia assurdo fare indossare a un ragazzino inconsapevole gli abiti del “grande dittatore”? Sarebbe un costume già parecchio discutibile in una festa fra adulti, ma francamente mi pare idiota (e ingiustificabile) che a sfilare allegramente, conciato così, sia un bambino.

Benché ci sia poco da ridere, in generale, quest’epoca ha fra i tratti dominanti il ghigno. Che non è il sorriso aperto, affabile, benevolo e benefico. È il sorrisetto sarcastico — moneta corrente anche sui social. Il ghigno che c’è dietro a quell’incauta mascherata è imbarazzante e penoso. Che cosa vogliono dirci i simpatici e del tutto inopportuni artefici? Che il bambino può spassarsela coi suoi baffetti disegnati, senza nemmeno capire bene a chi appartennero?