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Il Covid, un lutto: chiude l’Osteria da Brando, da 65 anni in piazzale Cella

Nevio Marazzato: «La scomparsa di mia moglie e il Covid mi hanno convinto». Storica sede dell’Udinese club abbasserà la saracinesca definitivamente il 31

UDINE. La città e piazzale Cella perdono uno dei suoi locali storici. A fine mese chiuderà l’Osteria “da Brando”, punto d’incontro dal 1954 e ritrovo per gli amanti del calcio e per gli sportivi in genere. L’attuale proprietario, Nevio Marazzato, dopo la morte della moglie Teresa Corso alla fine del 2020, e l’aggravamento della malattia della sorella Anna, non se la sente più di andare avanti.

Chiude l'osteria da Brando, storico "covo" dei tifosi dell'Udinese

«Purtroppo da solo non riesco a reggere più, anche se il mio spirito non vorrebbe di certo abbandonare tutto, ma non ho scelta», ammette l’oste classe 1942. Entrare nel locale, che è anche sede di un Udinese Club di lungo corso, è come fare un tuffo nella storia della squadra bianconera. Sulle pareti ci sono decine di fotografie che celebrano i momenti più belli delle zebrette: i tempi dello stadio Moretti, gli anni di Zico e il celebre scatto con Maradona, i patemi tra serie C e serie B, le giocate di Sensini e Balbo, i trionfi di Di Natale, l’arrivo di Handanovic. Proprio il portierone sloveno, nel 2008, ha inaugurato la nuova sede del club e dell’osteria.

Aperta, appunto, nel 1954 da Ildebrando Sante Marazzato sul lato destro del piazzale (arrivando da via Grazzano), infatti, l’osteria ha chiuso nel 2007 per riaprire subito sotto l’insegna di “Alta marea”, poi, un anno dopo, trasferendosi sul lato opposto con il nome storico “da Brando”. Nel corso degli anni, nella gestione, al padre Ildebrando è subentrato il figlio Nevio con la moglie Teresa, proponendo una cucina espressione della cultura friulana, in grado di riscuotere un buon successo in città.


Nel 1973 è nata la sezione dell’Udinese Club “da Brando” e nel locale hanno cominciato a vedersi non solo i tifosi, ma anche i giocatori e gli allenatori friulani. Il club è diventato punto di riferimento anche per le giovani speranze bianconere, con l’istituzione di un premio per i talenti del vivaio più promettenti, chiamato in un primo tempo Moreale, poi Linea verde. Una cavalcata tra aneddoti e ricordi, quella fatta da Nevio Marazzato, che oggi si trova a dover fronteggiare pure l’emergenza Covid: «Tutto è più difficile con le restrizioni e la capienza ridotta. Ho dovuto togliere anche la possibilità di vedere le partite dell’Udinese in diretta perché nel locale entrava troppa gente. E poi è calato il lavoro, soprattutto per la mancanza dei dipendenti della Regione». Nevio ha una figlia e due nipoti, ma nessuno se la sente di portare avanti l’attività. Da qui la decisione di chiudere. «In questi anni mi sono sempre adoperato per il piazzale e per il borgo – racconta Marazzato – a Natale, per esempio, organizzo l’arrivo di una carrozza trainata dai cavalli, l’intrattenimento musicale dopo la messa e la distribuzione di vin brulè e cioccolata calda per tutti».


Quando il discorso cade sul calcio, Nevio diventa un fiume in piena, parlando dei ragazzi della “sua” primavera che nel 1981 vinsero il campionato, dei tanti giocatori e mister che hanno fatto tappa “da Brando”, delle feste dopo le vittorie. «Una volta la piazza era diversa e anche i giovani erano diversi. C’era più educazione e più rispetto per le tradizioni», chiude Marazzato.

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