Italy

«Il governo va bene così com’è» Conte chiude al rimpasto (e al Mes)

Giuseppe Conte rivede la luce dopo la «clausura» pre-elettorale a Palazzo Chigi. Ed è così contento per l’esito del voto che, dopo aver stoppato il rimpasto e scherzato sulla sua presunta «inamovibilità», si concede una passeggiata in centro. Un cittadino con qualche simpatia negazionista lo avvicina: «Ma queste mascherine dobbiamo tenerle?». E il capo del governo giunge le mani in preghiera: «Ma tu vedi i numeri dei contagi? Conosci i numeri oppure i morti non esistono? Non diciamo stupidaggini».

Per Conte è il giorno del grande sollievo. Il governo è più solido e la prospettiva di arrivare al 2023 si fa concreta. Ma il premier, che sulle Regionali non ci ha messo la faccia, non vuole sembrare incoerente e si morde la lingua: «Un bell’esercizio di democrazia, nonostante l’emergenza. Un bel risultato e poi tutte le forze che sostengono la maggioranza hanno motivo di soddisfazione». Chi più e chi meno, ma questo Conte non può dirlo. Quel che gli preme è smentire chi sperava di mandarlo a casa: «Non mi sono mai sentito in bilico e non mi sento inamovibile. Ma se non saremo capaci di attuare i progetti del Recovery sarò io il primo a dire che il governo deve andare a casa, con ignominia».

Il tema del dopo voto è il rimpasto e Conte non schiva la domanda che più di ogni altra lo tormenta: «Sono contento della squadra perché è coesa, i ministri hanno lavorato con grande impegno». E ancora, perché sia chiaro che non ci pensa proprio: «Io non avverto assolutamente l’esigenza di un rimpasto». Il pareggio alle Regionali (qui i risultati) ha mutato l’equilibrio nella sua maggioranza, dove il Pd è più forte e M5S e IV sono più deboli. Ma Conte, che ci ha parlato anche ieri, si è convinto che «Zingaretti non chiede rimpasti». Le voci su un presidente del Lazio pronto a traslocare al governo come vicepremier e ministro dell’Interno verrebbero dai suoi nemici interni, è l’idea che circola tra i ministri più vicini al premier. E Conte lo dice in chiaro: «Non mi sembra che il Pd ponga il tema del rimpasto, ma pone un problema di rilancio dell’azione di governo». E quando gli si fa notare che Zingaretti lo incalza sui fondi europei per la sanità, di nuovo lui smentisce attriti: «Il Paese deve correre, quindi anche io ho fretta... Come vedete io e Zingaretti siamo in assoluta sintonia».

Non è del tutto così, a cominciare proprio dai 37 miliardi del Mes. I dem si preparano ad alzare la voce, mentre Conte non fa che frenare: «Prima bisogna elaborare un piano per la sanità, dopodiché andremo a vedere quanto costa. Sì Mes e no Mes è una questione pregiudiziale su cui non mi pronuncio». Il non detto, è che il premier ritiene inevitabile una spaccatura dei 5 Stelle al Senato, col forte rischio di innescare una crisi. Ragion per cui il primo punto dell’agenda di Zingaretti per la «fase due delle riforme» sembra destinato a essere depennato. In compenso sui decreti sicurezza di Salvini il presidente a parole accelera: «Le modifiche le portiamo al più presto e ci sarà una sorpresa, un piano di rimpatri molto più efficiente».

Elezioni, risultati e commenti

E il Movimento? Conte osserva che «gli amici del M5S hanno di che consolarsi, perché sono stati promotori della consultazione referendaria». Ed è chiaro il tentativo di riequilibrare i pesi: «Non credo si aspettassero brillanti risultati alle Regionali...». Se li aspettava di certo Salvini, al quale Conte promette «grandi occasioni di confronto» sul Recovery. Qualche apertura sembra che il premier l’abbia fatta anche sulle nomine degli 007, dopo le due ore di audizione al Copasir. L’organismo presieduto dal leghista Raffaele Volpi ha chiesto al Parlamento di intervenire sulle norme in materia.

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