Italy

Il ritorno in classe dei liceali tra doppi turni e paura del contagio: «Metà di noi è ancora a casa, chissà quanto dura»

UDINE. Sarà stata anche colpa del tempo inclemente, ma l’atmosfera che si respirava fuori dalle scuole del centro studi non era esattamente di festa, e non solo per chi usciva dalla scuola reduce da compiti in classe. L’ennesimo primo giorno di scuola dell’anno scolastico trova alcuni studenti sfiduciati e stanchi.

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Gli studenti
Sebbene tutti siano concordi nel sottolineare che la didattica in presenza è molto più efficace delle lezioni da casa, il livello di entusiasmo per il rientro sui banchi non è uniforme. I più giovani sono i più contenti del rientro: «È tornare a un certo grado di normalità. È stato un anno molto stressante, ci è mancato il senso di avventura», racconta una ragazza di prima dello scientifico, Marinelli. «Dobbiamo riprendere il ritmo, ma abbiamo bisogno di venire a scuola», afferma un ragazzo di prima del Marinoni. Due le principali problematiche che emergono dai racconti degli studenti: la paura che si tratti dell’ennesima falsa partenza, e il doppio turno mattutino. «Chissà quanto dura. Il contagio non è sparito: nel giro di due settimane siamo di nuovo a casa», afferma una ragazza dell’istituto tecnico commerciale Zanon, che aggiunge: «Stare a casa è meglio delle classi divise a metà. Durante le verifiche, chi le fa da casa magari copia, chi è a scuola no, ma veniamo valutati nello stesso modo».

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Allo Zanon, metà classe segue collegata da casa la lezione che il resto della classe fruisce in presenza. Anche al Marinelli, l’auspicio è avere certezze: «Ci vorrebbe costanza. Questo continuo “stop and go” ci ha penalizzati. In Dad si lavora comunque tanto». Sul secondo turno mattutino: «L’orario 10-15 non ha senso: non riusciamo nemmeno ad avere il tempo per studiare». Il malumore studentesco attorno al doppio turno già sperimentato a febbraio, insomma, continua ad aumentare. «Le corriere sono vuote, nella mia c’erano quattro persone. Si potrebbe fare benissimo un turno unico», racconta un ragazzo del Marinelli. Secondo i ragazzi, poi, persistono i disagi coi trasporti per l’ingresso delle 10. Alcuni studenti chiederanno al prefetto il turno unico, e circolano voci di scioperi.

I dirigenti
«Tutto si è svolto regolarmente. Eravamo d’altro canto già rodati da precedenti esperienze – afferma il dirigente del liceo classico Stellini, Luca Gervasutti –. Ci auguriamo senz’altro che questo possa essere il primo passo verso un rientro a scuola di tutti i ragazzi». L’atmosfera che si respirava al classico – racconta – era prevalentemente un’atmosfera di felicità: «I ragazzi sono contenti. C’è da dire, però, che una minoranza di loro esprime delle resistenze al rientro», aggiunge. Anche dall’istituto tecnico Malignani, l’impressione raccolta dal dirigente, Andrea Carletti, è che la giornata sia stata positiva: «Ho visto molti visi sorridenti all’uscita dell’una, e mi arrivano conferme dai docenti che i ragazzi fossero molto desiderosi di tornare in classe e di chiudere bene l’anno scolastico, impegnandosi a lavorare con grande serietà. C’è anche molto bisogno di socialità tra i ragazzi. Mi hanno chiesto di organizzare un’assemblea di istituto, che ho concesso, ma in modalità online».

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Le quarantene forzate
La novità di questo rientro in classe è data dalle nuove regole sulle quarantene che interessano soprattutto i più piccoli, rese più stringenti a causa della diffusione della contagiosa variante inglese del Coronavirus. Sarà, come sempre, discrezione dei Dipartimenti di prevenzione decidere in quali casi applicarle, in caso di contatti ritenuti a rischio. La quarantena potrà durare 14 giorni. Nel caso di nidi, asili e elementari assieme al bimbo finirà in quarantena anche un genitore viste le difficoltà di isolare i piccoli; se gli altri familiari conviventi non si possono isolare adeguatamente, tutti saranno quarantenati. Nel caso dei ragazzi delle medie, un genitore potrà fare richiesta di essere messo in quarantena. I fratelli minori di 16 anni, potranno a loro volta essere obbligati a restare a casa.

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