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Il vaccino antinfluenzale può ridurre il rischio di Covid del 14%

Uno studio internazionale ha dimostrato che il vaccino antinfluenzale può abbattere il rischio di infezione da coronavirus SARS-CoV-2 e di Covid grave se contagiati.

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Il vaccino contro l'influenza stagionale può abbattere del 14 percento il rischio di essere contagiati dal coronavirus SARS-CoV-2, il patogeno responsabile della pandemia di COVID-19. Inoltre, nel caso in cui si dovesse verificare l'infezione, il vaccino antinfluenzale riduce il rischio di sviluppare la forma grave della malattia. Ad annunciarlo il presidente della Società italiana di gerontologia e geriatria (SIGG) professor Francesco Landi, intervenuto al congresso nazionale attualmente in corso di svolgimento a Roma.

Lo scienziato ha fatto riferimento ai risultati di uno studio internazionale pubblicato sull'autorevole rivista scientifica specializzata Vaccines, tecnicamente una metanalisi di indagini osservazionali che ha coinvolto pazienti di diversi Paesi, come Italia, Spagna, Israele e Stati Uniti. Questa protezione del vaccino antinfluenzale, spiega il professor Landi, “probabilmente è merito della cosiddetta trained immunity, il fenomeno per cui dopo una vaccinazione di qualsiasi tipo c'è un incremento e un'accelerazione della risposta immunitaria in caso di contatto con un altro agente patogeno”. “L'antinfluenzale insomma ‘allena' il sistema immunitario e in caso di contatto con il coronavirus può ridurre le possibilità di positività da Covid grazie alla maggiore azione antivirale”, ha aggiunto l'esperto.

Quello su Vaccines non è il primo studio a giungere a queste conclusioni. In precedenza lo studio “Impact of the influenza vaccine on COVID-19 infection rates and severity” pubblicato sull'American Journal of Infection Control da scienziati dell'Università del Michigan aveva dimostrato che chi era stato vaccinato contro l’influenza aveva un rischio ridotto del 24 percento di risultare positivo al coronavirus SARS-CoV-2, inoltre è stata osservata un'associazione positiva anche con la riduzione del rischio di ricovero in ospedale e di ventilazione meccanica, spesso necessaria per i pazienti con la COVID-19 severa. In un'altra indagine condotta dall'Università di Miami, che ha misurato l'incidenza di quindici complicazioni legate alla COVID-19, è stato determinato che chi era vaccinato contro l'influenza aveva un rischio sensibilmente inferiore di ospedalizzazione e ricovero in terapia intensiva. Risultavano inoltre abbattute le probabilità di sepsi, di ictus e trombosi venosa profonda (TVP).

Alla luce dei risultati di questi studi e della nuova analisi, gli esperti della SIGG raccomandano caldamente la vaccinazione contro l'influenza, una patologia infettiva troppo spesso sottovalutata che è legata a gravi complicazioni e che ogni anno determina un numero significativo di morti. “Ogni anno l'influenza colpisce dal 40 al 50% dei soggetti a rischio, fra cui gli anziani, e in media è responsabile di 8000 decessi. Il virus aumenta di 10 volte il rischio di infarto, di 8 volte quello di polmonite. Oltre il 60% dei ricoveri per influenza si concentra fra gli over 65, con costi che sono doppi rispetto alle altre classi di età. La co-somministrazione del vaccino antinfluenzale con la terza dose di anti Covid è possibile ed è un ottimo scudo anche e soprattutto per gli anziani fragili”, ha chiosato la professoressa Stefania Maggi, ricercatrice presso l'Istituto di Neuroscienze del CNR di Padova. La scienziata ha sottolineato che lo scorso anno c'è stato un incremento dell'11 percento dei vaccinati e si augura che anche quest'anno possa esserci un ulteriore passo avanti, con l'obiettivo di raggiungere il 75 percento della copertura in chi ha più di 65 anni.