Italy

In negozio con un cane  e con un bambino: reazioni

Caro Aldo,
gli esperti prevedono che nel 2050 la popolazione italiana sarà scesa dagli attuali 60 milioni a 40. A meno di improbabili impennate del Pil pro capite significherebbe potenzialmente perdere fino a circa un terzo del Pil nazionale rispetto a uno scenario nel quale gli abitanti rimangano 60 milioni, sbaglio? Il rapporto deficit/Pil come potrebbe essere sostenibile? Non è un futuro lontanissimo, chi nasce ora avrà 30 anni in quel momento. Come può la natalità non essere al centro della discussione sul come investire i fondi Next Generation? Dovrebbe essere la principale voce di spesa invece come sempre nessun politico se ne preoccupa.
Fabio Casagrande, Como

Caro Fabio,
Le racconto una storia. Una persona di famiglia ha preso un cane, e quindi mi capita di tanto in tanto una cosa che non avevo mai fatto: andare in giro con un cane. Mi si è aperto un mondo. Ero convinto, entrando in un locale o in un negozio, di disturbare. Non solo tutti i commercianti sono felicissimi, ma pure gli altri avventori e i passanti si avvicinano festosi, si fanno annusare dalla bestiola e poi la coccolano, e sorridono pure all’umano che la accompagna. Non le dico poi la complicità tra i padroni dei cani. Mi rendo conto che sto scrivendo cose ben note a chi un cane ce l’ha da sempre; ma le assicuro che la cosa mi ha colpito. Anche perché mi sono ricordato di quanto ha scritto sul Corriere qualche tempo fa Maria Volpe, raccontando le difficoltà che invece incontra la mamma di due gemellini.
Fermi tutti: non ho nulla (come non ce l’ha Maria) contro i cani e chi li ama; e non lo scrivo per evitare il mail-bombing, ma perché ci credo. Considero l’amore per gli animali un sentimento nobile — ho trovato bellissime le pagine che Giampiero Mughini ha riservato ai suoi cani in «Nuovo dizionario sentimentale» (Marsilio) —, e penso che chi maltratta gli animali meriti tutto il nostro disprezzo. È anche vero però che nei confronti dei bambini c’è molta meno benevolenza. Anche questo lo so per esperienza: portare bambini nei locali e nei negozi è molto più complicato, suscita molta meno complicità. Ovviamente il motivo per cui si fanno sempre meno figli non è quello; è la mancanza di lavoro, di redditi, di servizi, di asili-nido. Ma suvvia, riconosciamolo: a volte si ha l’impressione che i cani — non a caso chiamati spesso con nomi da cristiani — abbiano preso il posto dei bambini, nella società e nei nostri cuori.

LE ALTRE LETTERE DI OGGI

L'addio

«Quel dialogo immaginario che salvò Bianchedi dal lager»

Guido Bianchedi è stato uno dei pilastri dell’Italia migliore. Ha seminato il bene a piene mani e, anche se da qualche anno non è più tra noi, continuiamo a raccogliere frutti preziosi. Nato a Ostia il 27 luglio 1920, figlio di Pietro e Angela Ricciardi, trasferitisi qui da Piangipane (Ra). Soldato di leva, 51° Cacciatori delle Alpi, Perugia. Presta servizio a Lubiana. Dopo l’8 settembre 1943 viene arrestato dai tedeschi e deportato: Buchenwald. Sul braccio, 0616, tatuato. Da qui viene trasferito nel campo forse più segreto tra tutti quelli progettati dal Reich: è il Mittelbau Dora. Un dedalo di gallerie, scavate nella montagna, dove venivano costruite le famigerate bombe V1 e V2. Ingegnere a capo di questa fabbrica di morte, Werner von Braun. Sono migliaia i prigionieri, di tanti paesi diversi, ad essere costretti a lavorare qui: se il loro si può chiamare «lavoro». Mangiare, non tutti i giorni, brodaglia. Vietato usare l’acqua delle condutture quindi bere è possibile solamente cercando di attingere acqua da bidoni dove, inutile dirlo, dentro c’è di tutto. Igiene personale impossibile. Parassiti e insetti aggrediscono i prigionieri, corrodono la pelle: «erano come carri armati!». Chi moriva veniva lasciato là, tra i vivi. A cosa aggrapparsi per non impazzire? Guido trova conforto in un dialogo immaginario con il babbo. Tutti i giorni. Nelle gallerie il lavoro di costruzione dei missili è frenetico. Il missile è alto come un palazzo di cinque piani ed è interamente assemblato sottoterra. Se una infinità di lanci di prova falliscono sono tante le V1 e V2 che centreranno l’obiettivo. A Londra provocheranno migliaia i morti. L’11 aprile 1945 la Terza Armata americana individua il campo. Guido si salva e si incammina verso la libertà.
Raffaella Cortese de Bosis

INVIATECI LE VOSTRE LETTERE

Vi proponiamo di mettere in comune esperienze e riflessioni. Condividere uno spazio in cui discutere senza che sia necessario alzare la voce per essere ascoltati. Continuare ad approfondire le grandi questioni del nostro tempo, e contaminarle con la vita. Raccontare come la storia e la cronaca incidano sulla nostra quotidianità. Ditelo al Corriere.

MARTEDI - IL CURRICULUM

Pubblichiamo la lettera con cui un giovane o un lavoratore già formato presenta le proprie competenze: le lingue straniere, l’innovazione tecnologica, il gusto del lavoro ben fatto, i mestieri d’arte; parlare cinese, inventare un’app, possedere una tecnica, suonare o aggiustare il violino

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MERCOLEDI - L'OFFERTA DI LAVORO

Diamo spazio a un’azienda, di qualsiasi campo, che fatica a trovare personale: interpreti, start-upper, saldatori, liutai. 

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GIOVEDI - L'INGIUSTIZIA

Chiediamo di raccontare un’ingiustizia subita: un caso di malasanità, un problema in banca; ma anche un ristorante in cui si è mangiato male, o un ufficio pubblico in cui si è stati trattati peggio. Sarà garantito ovviamente il diritto di replica

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VENERDI -L'AMORE

Chiediamo di raccontarci una storia d’amore, o di mandare attraverso il Corriere una lettera alla persona che amate. Non la posta del cuore; una finestra aperta sulla vita. 

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SABATO -L'ADDIO

Vi proponiamo di fissare la memoria di una persona che per voi è stata fondamentale. Una figlia potrà raccontare un padre, un marito la moglie, un allievo il maestro. Ogni sabato scegliamo così il profilo di un italiano che ci ha lasciati. Ma li leggiamo tutti, e tutti ci arricchiranno. 

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DOMENICA - LA STORIA

Ospitiamo il racconto di un lettore. Una storia vera o di fantasia. 

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