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L'Aquila di S. Venceslao all'artista Andrea Castelli

TRENTO. L'artista Andrea Castelli ha ricevuto l'antico sigillo della città, l'Aquila ardente di San Venceslao. "La capacità di raccontare storie e di mettere in scena vizi, vezzi e virtù del nostro tempo e del nostro mondo. Nelle sue interpretazioni - spiega l'amministrazione comunale - Trento e il Trentino hanno trovato uno specchio straordinario e sono diventati metafora universale e narrazione in grado di divertire e far pensare il pubblico da Napoli fino a Lugano".

Il teatro come coscienza critica e divertimento, terapia e catarsi senza mai perdere leggerezza, ironia e intelligenza. "Siamo convinti che la risata sia una necessità spesso sottovalutata - prosegue il Comune - che la commedia sia una forma di critica sociale ancora prima che evasione. Ci siamo divertiti con le sue performance comiche: ci siamo rivisti sul palco, un po' trentini e po' trentoni, con le nostre ingenuità, miserie, grettezze, raccontate sempre con il sorriso, senza infierire e senza mai sbagliare bersaglio".

Una capacità di cogliere gli aspetti meno consueti attraverso un uso sapiente del dialetto. "Una lingua colta, ricca, naturalmente teatrale, mai nostalgica o folkloristica in senso deteriore, perfettamente in grado di rivelare pieghe dell'esistenza e dell'animo umano che altrimenti resterebbero oscure e inespresse".

Nell'opera di Castelli anche il teatro civile. "Il 'Racconto del Cermis', 'Sanguinare inchiostro', 'Avevo un bel pallone rosso' a cui voglio aggiungere la recente lettura delle lettere di Alcide De Gasperi - aggiunge l'amministrazione comunale - in tutti questi suoi lavori, che la vedono ora autore, ora interprete, pare di ravvisare l'intenzione e la necessità di misurarsi con i grandi temi del nostro tempo, il delitto senza castigo, la giustizia negata, le infamie della guerra, il terrorismo rivisto nel rapporto tra padre e figlia, il senso dello Stato. Se volessimo cercare un filo rosso nel suo percorso artistico, forse lo potremmo trovare proprio nella ricerca di nuove sfide, nello sperimentare forme sempre diverse di spettacolo, la farsa e la tragedia, il classico e il moderno, la prova attoriale e la scrittura".

Un riconoscimento anche al coraggio. "Questa ricerca è anche un modo di mettersi alla prova e, in definitiva, una dimostrazione di coraggio. Lo stesso che l'ha indotta a lasciare il Club Armonia in cui era attivo suo padre Silvio per fondare l'innovativo gruppo degli Spiazaroi; lo stesso coraggio che l'ha spinta a lasciare il posto fisso in Rai per dedicarsi esclusivamente al teatro e trasformare la sua grande passione in una professione. Non è da tutti investire su se stessi e in un settore difficile come il teatro, rischiare in prima persona per poter respirare la polvere del palcoscenico non sporadicamente tra un impegno lavorativo e l'altro, ma quotidianamente e in modo totalizzante".

In questi anni Castelli è diventato un punto di riferimento. "La sua presenza ha contribuito a tener alto il livello artistico, a educare il gusto del pubblico. I suoi successi, i premi di cui è stato insignito – l'ultimo, quello come miglior attore, assegnato da una giuria di esperti – gli applausi nei teatri italiani (dal Goldoni di Venezia al Piccolo di Milano al Bellini di Napoli) ci hanno riempito d'orgoglio in quanto hanno reso giustizia a un talento che non ha mai rinunciato all'indipendenza e alla distanza da ogni tipo di potere, un talento che non è mai stato collaterale a niente e a nessuno: qualità queste proprie dell'arte, che per definizione non può avere né padrini né padroni".

E’ per questo che, raccogliendo le sollecitazioni e l’affetto di numerosi suoi amici e estimatori, è arrivata la consegna dell’antico sigillo della città. "Il quadro non sarebbe completo se in questo breve excursus non comparisse la persona che l'ha sempre seguita, sostenuta e pungolata in tutti questi anni: sua moglie Nicoletta Girardi, compagna di vita oltre che di tante imprese artistiche. E infine è necessario menzionare il suo radicamento, il suo amore per Trento", conclude il Comune.