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L’indagine per truffa sull’Air Force Renzi

Air Force Renzi è il nome-sfottò dell’Airbus 340 che venne preso in leasing da Palazzo Chigi nel 2016 e che i grillini Di Maio e Toninelli avevano annunciato come già dismesso qualche tempo fa salvo poi essere clamorosamente smentiti  perché l’aereo è rimasto a carico nostro. Oggi, scrive Giuseppe Pipitone sul Fatto, per il contratto stipulato tra Palazzo Chigi, Etihad e Alitalia si indaga per truffa. Da novembre la Procura di Civitavecchia ha formalizzato la sua ipotesi di reato: al momento del provvedimento di formazione il procedimento era a carico d’ignoti, non si sa se in seguito siano stati individuati eventuali indagati, né quale sia il destino dello stralcio. Agli atti al momento ci sono i verbali di sommarie informazioni di Gaetano Intrieri, il manager aeronautico ed ex collaboratore del ministero ai tempi di Danilo Toninelli che nell’estate del 2018 bloccò l’affare. E poi ci sono le annotazioni del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Roma, che da mesi indaga sulla vicenda.

L’8 agosto le Fiamme Gialle inviano in procura una nota da 656 pagine in cui ripercorrono tutta la storia del costoso aeroplano. Tra gli allegati c’è anche quello che rappresenta il primo atto in cui si trova traccia dell’Air force: una lettera che l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti invia all’ex ministra della Difesa Roberta Pinotti. È I’ll settembre 2015, anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle: mettendo da parte qualsiasi scaramanzia De Vincenti scrive alla Pinotti per spiegare che “è intendimento del presidente del Consiglio garantire al Paese, al presidente della Repubblica, alle più alte cariche dello Stato e al governo tutto la disponibilità di un servizio di volo basato su una piattaforma della classe Airbus A340-500 con capienza adeguata, dotato di idoneo allestimento protocollare e opportunamente configurata con sistemi di comunicazione che garantiscano il necessario grado di tutela e riservatezza”.

Renzi ha sempre detto di non aver mai avuto nulla a che vedere con l’Airbus: “Quell’aereo non era per me, ma per le missioni internazionali delle imprese. Io non ci ho mai messo piede”. E in effetti non risultano viaggi dell’ex premier a bordo del gigante dei cieli. Nella sua lettera, però, De Vincenti spiega a Pinotti che “l’attuazione” dell’acquisto è “urgente e prioritaria, soprattutto in previsione di una serie di missioni assai importanti già previste nei prossimi mesi, in particolare da parte del presidente del Consiglio dei ministri”.

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Nella loro relazione le Fiamme gialle sottolineano soprattutto una parte della missiva di De Vincenti: quella in cui il sottosegretario scrive: “Anche al fine di razionalizzare l’impiego delle risorse disponibili e considerata la rapida obsolescenza dei moderni aeromobili, dovuta all’incalzante progresso tecnologico, si ritiene che il criterio di economicità possa essere perseguito mediante le modalità del leasing del velivolo, piuttosto che attraverso la sua acquisizione, che avrebbe un costo di circa 200/300 milioni di euro”.

Gli investigatori, però, fanno notare come “in merito a tali affermazioni, si ribadisce che il riferimento all’economicità della formula del leasing rispetto ad una acquisizione (che ‘avrebbe avuto un costo di 200/300 milioni di euro’) appare in contrasto con il valore dell’operazione di leasing ipotizzato in sede di inizio delle trattative, pari a circa 260 milioni di euro, solo in seguito ridotto a circa 170 milioni euro nella versione finale del contratto”. Ma non solo. Le Fiamme Gialle segnalano anche come “sin dalle comunicazioni iniziali della Presidenza del Consiglio dei ministri, risulta non solo essere individuato un modello specifico di aeromobile (Airbus A340-500), ma viene indicato anche il numero di matricola dello stesso (748)”. Insomma: non volevano un aereo, volevano quell’aereo.