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L’industria dei matrimoni crollata sotto il colpi del coronavirus: «Realizziamo sogni, ma viviamo un incubo»

«Realizziamo sogni, ma viviamo un incubo». É molto difficile la situazione dell’industria dei matrimoni, messa in ginocchio dalla pandemia. Parole usate dagli addetti al settore per raccontare le massicce conseguenze del nuovo coronavirus su un comparto che nel 2019 contava su un business da oltre 65 miliardi nell’indotto, crollato di 20 miliardi sotto i colpi del nuovo coronavirus, con una drammatica ricaduta sul piano occupazionale che interessa 560mila addetti. Complice il crollo verticale del turismo internazionale legato alle cerimonie che portava sposi da tutto il mondo nelle location più belle del Paese: sul lago di Como, a Venezia, a Roma, in Toscana, in costiera amalfitana o in Puglia.

Nel 2019 oltre 9mila matrimoni di stranieri in Italia

Un turismo che faceva registrare numeri straordinari: 1 milione 783mila presenze nel 2019 generate dall’organizzazione di 9.018 matrimoni di stranieri in Italia, per un fatturato di 486 milioni di euro. Nei maestosi castelli, nelle ville, nelle spiagge della Penisola. Location che nel corso degli anni hanno folgorato molti vip come George Clooney, Tom Cruise, Katie Holmes. La mediazione per l’attesa riapertura è affidata al premier Mario Draghi e ci forti spinte ad anticipare al 1° giugno, anche se per ora il punto di caduta sembra il 14.

Miccio: 80mila aziende non hanno avuto risposte

Un allarme, quello del settore, lanciato nei giorni scorsi da Enzo Miccio, il volto italiano più celebre nel settore dei matrimoni. «Non c’è nessuna programmazione possibile. Stanno disdicendo - ha spiegato Miccio - anche quei pochi impegni che avevamo in ballo. Ho chiesto a gran voce attraverso vari interlocutori di avere qualche risposta, ma niente. Si deve capire che dietro il singolo evento ci sono decine di figure interessate: i fioristi, i catering, le aziende che producono confetti, solo per citarne alcuni». Oltre 80mila aziende, dice Miccio, «che non hanno avuto nessuna risposta e nessun sostegno dal Governo».

La protesta con un flash mob a Montecitorio

Un settore «il cui valore è pari al 2,5% del Pil nazionale», spiega il celebre conduttore televisivo, scrittore e wedding planner, ma che nell’ultimo anno ha visto «un calo del fatturato del 70 per cento». Un settore che con falsi sposi “promessi”, finti preti e invitati vestiti di nero ha messo in scena il mese scorso un flash mob in piazza Montecitorio per protestare «contro la mancata indicazione della data di ripartenza per le feste, nonostante le sollecitazioni giunte da numerosi presidenti di Regione». Un comparto dimenticato, indotto compreso, dicono molti addetti ai lavori, nonostante abbia bisogno di una programmazione accurata.

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Celebrazioni per ora con pochi ospiti e senza banchetto

Le forti limitazioni legate alla pandemia da coronavirus hanno comunque assicurato le celebrazioni dei matrimoni civili e religiosi, alla presenza di un ristrettissimo numero di parenti e amici. Per fare un esempio, l’accesso alla Sala Rossa del Campidoglio, che prima del Covid ospitava 20 ospiti seduti e 70 in piedi, oggi è aperta - oltre cche agli sposi, ai testimoni e all’Ufficiale di stato civile, solo a otto invitati e al fotografo autorizzato. Stessi numeri nella chiesa sconsacrata a Caracalla, la Sala Complesso Vignola Mattei, ex Santa Maria in Tempulo. E senza banchetto. E chi ha tentato di fare un ricevimento è stato pesantemente multato. E così molte coppie un po’ in tutta Italia hanno deciso di celebrare il matrimonio e rinviare il banchetto. Come hanno fatto Eliana Lobina e Sergio Rambelli a Ravenna, con un matrimonio civile con intorno solo pochissimi parenti e amici. «Avevamo deciso di sposarci nel 2021 - spiega Eliana Lobina - e lo abbiamo fatto. Il ricevimento lo faremo quando si potrà, magari in riva al mare».

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