Italy

La fase 2 dei medici di base «Meno emergenze  al telefono, sono tornati  i malati normali»

Tornano i malati «ordinari» negli studi dei medici di famiglia. Con i problemi di sempre, diabete, ipertensione, scompenso cardiaco. Erano scomparsi, scalzati dal Covid 19. Per paura del contagio nessuno andava a farsi vedere, al massimo qualche telefonata, gli esami di controllo tutti rinviati. E anche adesso che la prima ondata sembra passata ci si riaffaccia dal dottore con una certa paura, gli occhi sgranati sotto la mascherina.

Nuovo rapporto

«L’epidemia ha cambiato il rapporto con i pazienti. Si sono abituati a chiamarci su whatsapp o su skype e penso che questa esperienza abbia lasciato una traccia profonda», pensa al cambiamento Ovidio Brignoli, vicepresidente della società italiana medicina generale Simg, ambulatorio a Capriolo, uno dei comuni più colpiti da Sars-CoV-2, al confine tra Brescia e Bergamo. Dal 23 maggio lui e i 4 colleghi non hanno visto casi di positività. Non si illude che il peggio sia alle spalle: «Aspettiamo la prossima settimana quando si potrà valutare l’effetto delle riaperture. Per ora il virus è silenzioso». Sono tranquilli a Conegliano, provincia di Treviso, dove Maurizio Cancian gestisce uno studio con altri 9 colleghi: «I pochissimi casi sospetti risultano negativi al tampone. Per ora non notiamo avvisaglie di focolai. Abbiamo un sistema di allerta che si aggiunge a quello istituzionale, il Covid Alert, 3000 medici collegati».

Solo appuntamenti

Si visita solo su appuntamento, uno per volta in sala di attesa. Come a Comacchio, provincia di Ferrara, comunità solidale e coesa, dove Covid ha lasciato il segno. «La paura nella popolazione non si allenta anche se qui per ora non si intravvedono cenni di ripresa del virus. Sono ricominciate le chiamate di routine», dice Carlo Leone che lavora in una casa della Salute. A Volpiano, cintura di Torino, Federica Adorno ha visto l’ultima paziente positiva a metà maggio e per il momento «non c’è evidenza di riaccensione di focolai». E’ diverso l’atteggiamento a Roma. Enzo Nunnari, studio a Ostia, l’altro giorno ha trovato 7 persone in sala d’aspetto, dimentiche che avrebbero dovuto aspettare fuori: «La percezione del pericolo si è ridotta, purtroppo noto troppa rilassatezza».

La chat

Carmelo Tindiglia, dell’associazione medici di famiglia di Vigevano e Lomellina (52 soci), ha 1650 assistiti: «Noi abbiamo una chat, 300 messaggi al giorno. Ma oggi parlavamo della situazione in Spagna, capito? Nei mesi scorsi invece piangevamo la morte di una nostra collega. Tre miei pazienti sono morti di Covid. É chiaro: la situazione ora è cambiata, gli ospedali si stanno svuotando. Ma non è vero che il virus si sta attenuando, semplicemente ora ci stiamo convivendo e fino al vaccino la battaglia non è vinta». Roberto Sarti, con altre due colleghe segue 4500 pazienti ad Alessandria: «Abbiamo sempre tenuto aperto lo studio, anche nei mesi più difficili per dare un messaggio alla città che soffriva. Nel momento peggiore siamo arrivati ad avere terapie domiciliari per 20 casi di Covid, oggi nessuna. Voglio però fare un plauso alla segretaria: in questi mesi terribili ha raccolto più di 100 telefonate al giorno. Ora che la situazione sta migliorando, mi ha detto che vorrebbe andare in vacanza. Le ho risposto: sei matta?».

Portatori sani

Cristina Rossi, Asl 5 La Spezia, 1200 assistiti, è sollevata: «Da due settimane non ricevo più telefonate di pazienti con febbre e ho anche il tempo di andare a pranzo, però anche adesso continuo a visitare le persone scafandrata perché c’è sempre il rischio dei portatori sani. Così quando misuro la pressione, gli stendo sempre prima il Domopak sul braccio». Fulvio Borromei, presidente dell’Ordine dei medici di Ancona, da 35 anni medico di base, 1500 assistiti, conferma: «Il virus è meno presente, nei mesi scorsi ricevevo 50 telefonate al giorno di persone con febbre, ora invece sono meno della metà e hanno ripreso a chiamare asmatici e cardiopatici». Leandro Pesca, di Massa Martana (Perugia), mille assistiti, invece è indignato: «Ho visto coi miei occhi 80 persone assembrate in un piccolo bar del mio comune, ma è possibile? Il virus è ancora in giro».

Assembramenti

Concorda Franco Russo, Asl Napoli 2 Nord Distretto 41, 1500 assistiti: «Da un paio di giorni tutti i tamponi che mando a fare all’ospedale Covid di Giugliano sono negativi. Ma troppa gente va fuori come se l’emergenza fosse finita: ieri ero al Villaggio Coppola a Castelvolturno, c’erano più assembramenti che a Napoli». Nonostante tutto, però, Gennaro De Nardo, 1500 assistiti a Catanzaro, vicepresidente Fimmg (federazione italiana medici di medicina generale) della Calabria, sembra ottimista: «Anche dopo l’inizio della fase 2, contagi e ricoveri continuano a calare. Ma ci vuole cautela».

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