Italy

La sinistra ha divorziato  dalle classe popolari

Caro Aldo,
immaginate un elettore di sinistra come me. Con una casa e un lavoro, ma sensibile a chi non ce li ha. Insomma, un radical-chic. Ora mi trovo nel dilemma sulla scelta di un partito di riferimento, dopo che il Pd va sempre più al centro e i 5 Stelle iniziano con Conte la virata a sinistra. Se dovessi votare oggi, sarei nei sondaggi a fine elenco, nella voce «Indeciso-Non sa», sapendo che male che vada, c’è sempre un partitino di sinistra che mi accoglierebbe. E allora? Vedremo. Certo, non aspetteremo il congresso del ‘23 al Nazareno, ma guarderemo ai candidati delle prossime elezioni amministrative a breve; e nazionali, dopo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
Massimo Marnetto

Caro Massimo,
La sua lettera pone una questione più interessante della leadership del Pd, che è ormai come il «mondan romore» secondo Dante, un «fiato di vento» che «muta nome perché muta lato». Sinceramente, non mi pare che con la gestione Zingaretti il partito democratico sia andato verso il centro, come dice lei. La linea del Pd somiglia a un pendolo, a seconda che sia dettata da un leader espressione della componente moderata, che si chiamava Margherita, o da uno espressione del vecchio Pci-Pds-Ds, ribattezzato da Bersani «la Ditta». Quel che non cambia è la percentuale del partito, che può avere dei picchi ma poi alla fine si attesta attorno al 20% (ora nei sondaggi anche meno). Al di là degli errori di manovra che un segretario può commettere — quello di Zingaretti è stato all’evidenza di puntare quasi tutto su Conte —, la sinistra paga un problema che va ben oltre i demeriti o i meriti di un segretario: il divorzio dai ceti popolari. La sinistra italiana, fuori dalle Regioni rosse, era forte nei grandi conglomerati industriali del Nord: Torino, Genova, Sesto San Giovanni, Marghera. Da tempo le classi popolari del Nord votano Lega, anche a causa del clamoroso errore culturale della sinistra, che non ha capito un dato oggettivo: il prezzo dell’immigrazione lo pagano le classi popolari, sotto forma di meno diritti, meno salari, meno case popolari. Oggi il Pd è un partito di ceto medio dipendente. Che ha la tentazione — soprattutto nella «fase Ditta» — di riprendersi i ceti popolari aumentando le tasse al ceto medio, cioè ai propri elettori. L’alleanza tra la borghesia intellettuale e la classe operaia, che fu la forza del Pci di Berlinguer, appare difficile da ripristinare; e non solo perché la working class oggi è frammentata e dispersa, e per riconoscere ad esempio i diritti dei rider si è dovuta muovere la magistratura.

LE ALTRE LETTERE DI OGGI

L'addio

«La mia passione per la lirica grazie a Paolo Isotta»

Caro Maestro, per tanti anni sono stato un suo ammiratore e, con i suoi articoli sul Corriere, ho condiviso l’amore per la musica lirica. Ora, addolorato per la sua improvvisa scomparsa, le scrivo questa lettera innanzitutto per ringraziarla. Chissà se da qualche parte riuscirà a leggerla. Ho condiviso gran parte dei giudizi da lei formulati su autori, registi, cantanti, esecuzioni teatrali di opere liriche e ho sempre intensamente goduto del suo stile linguistico barocco e classicheggiante, tipico del partenopeo colto. Chi non ricorda il superlativo assoluto «facillimo» da lei usato sempre in luogo del comune «facilissimo»? «Calma, signori, non è Idomeneo; è soltanto il Rigoletto», ebbe lei a dire in un articolo all’inizio degli anni 2000, commentando la riproposizione del Rigoletto dopo un lungo periodo di assenza. Riccardo Muti, convinto fan verdiano e suo grande amico, le ricordò l’alto valore artistico del Rigoletto, primo melodramma della «trilogia romantica». Che dire della sua affermazione in occasione della ripresa scaligera de La Sonnambula nel 2001, che Bellini era da considerarsi il più grande musicista italiano dell’Ottocento? Andando oltre, tra i suoi entusiastici giudizi sul Settecento musicale napoletano, per me del tutto condivisibili, ne balza in evidenza uno: Alessandro Scarlatti sarebbe stato più geniale di Bach. Non era una provocazione anche questa, tesa a ricordare a tutti e ad esaltare la grande scuola musicale napoletana? È con immenso affetto, caro Maestro, che la ringrazio per tutti questi anni di passione.
Niccolò Franciosi

INVIATECI LE VOSTRE LETTERE

Vi proponiamo di mettere in comune esperienze e riflessioni. Condividere uno spazio in cui discutere senza che sia necessario alzare la voce per essere ascoltati. Continuare ad approfondire le grandi questioni del nostro tempo, e contaminarle con la vita. Raccontare come la storia e la cronaca incidano sulla nostra quotidianità. Ditelo al Corriere.

MARTEDI - IL CURRICULUM

Pubblichiamo la lettera con cui un giovane o un lavoratore già formato presenta le proprie competenze: le lingue straniere, l’innovazione tecnologica, il gusto del lavoro ben fatto, i mestieri d’arte; parlare cinese, inventare un’app, possedere una tecnica, suonare o aggiustare il violino

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MERCOLEDI - L'OFFERTA DI LAVORO

Diamo spazio a un’azienda, di qualsiasi campo, che fatica a trovare personale: interpreti, start-upper, saldatori, liutai. 

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GIOVEDI - L'INGIUSTIZIA

Chiediamo di raccontare un’ingiustizia subita: un caso di malasanità, un problema in banca; ma anche un ristorante in cui si è mangiato male, o un ufficio pubblico in cui si è stati trattati peggio. Sarà garantito ovviamente il diritto di replica

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VENERDI -L'AMORE

Chiediamo di raccontarci una storia d’amore, o di mandare attraverso il Corriere una lettera alla persona che amate. Non la posta del cuore; una finestra aperta sulla vita. 

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SABATO -L'ADDIO

Vi proponiamo di fissare la memoria di una persona che per voi è stata fondamentale. Una figlia potrà raccontare un padre, un marito la moglie, un allievo il maestro. Ogni sabato scegliamo così il profilo di un italiano che ci ha lasciati. Ma li leggiamo tutti, e tutti ci arricchiranno. 

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DOMENICA - LA STORIA

Ospitiamo il racconto di un lettore. Una storia vera o di fantasia. 

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