Italy

Le Agorà del Pd servono anche a far rientrare i bersaniani, spostando il partito a sinistra

Avevamo capito male: le Agorà di Enrico Letta non sono (solo) una piattaforma per raccogliere proposte dal basso bensì un comodo autobus per far rientrare nel Partito democratico Pier Luigi Bersani e i suoi compagni di Articolo 1. Se le cose stanno come ha scritto Giovanna Casadio su Repubblica, «i bersaniani guideranno l’organizzazione delle Agorà su lavoro e salario minimo, welfare e salute, fisco e redistribuzione» e dunque «entro Natale sarà delineato il nuovo percorso comune».

Insomma, Articolo 1 come parte integrante dell’iniziativa. Il che significa che il dado pare tratto: il Partito democratico di Letta si allargherà a sinistra accentuando così una torsione evidente da mesi, certificando che la sinistra interna (Orlando-Provenzano-zingarettiani) ha il partito in mano ed è, diciamo così, molto influente sul segretario.

È presto per dire se la duplice estremizzazione (dem a sinistra e Lega a destra) potrà provocare una inedita tensione nel governo di Mario Draghi, ma certamente metterà in difficoltà i riformisti del Partito democratico, i centristi e Forza Italia, cioè le varie pattuglie più “draghiane” della maggioranza.

Nell’anno pre-elettorale (il 2022) una radicalizzazione delle linee politiche di partiti maggiori potrebbe essere un problema. È uno sviluppo non inevitabile ma da seguire con attenzione.

Dal Nazareno si lascia capire che si tratta di un tassello della costruzione di un “nuovo Ulivo”, secondo le inclinazioni politico-culturali del segretario, cioè la macchina da guerra non si sa quanto gioiosa che cercherà di battere la destra sovranista alle elezioni politiche.

Si parte dall’usato sicuro, da Bersani e i suoi usciti dal Partito democratico renziano e costruttori di una “Cosa” in realtà poco incisiva sulla scena politica, Articolo 1, cioè una delle due costole di Liberi e uguali (l’altra è Sinistra italiana di Fratoianni), un soggetto che da tempo si chiede cosa fare da grande.

C’era anche un’altra opzione, quella di fare qualcosa con Giuseppe Conte, assai stimato da Bersani e molto in confidenza con Massimo D’Alema, due che nell’avvocato vedono l’uomo che avrebbe dato una bella mano a sconfiggere i “poteri forti” e attuare politiche popolari ben lontani dal riformismo (nella loro accezione: la vera destra) tanto da costruire la loro Festa facendo ponti d’oro a Marco Travaglio («un patriota» secondo Chiara Geloni all’epoca del tentativo di accroccare il Conte ter), spellandosi le mani mentre lui sul palco attaccava Draghi «che non capisce un cazzo».

Ma più del filocontismo è naturale riapprodare nel Partito democratico per spostarlo a sinistra e da lì semmai tessere la tela con l’avvocato: la cosa più importante però è dare una rimescolata alle carte in vista di elezioni molto difficili non solo politicamente ma anche problematiche a causa della riduzione del numero dei parlamentari: da solo, Articolo 1, quanti parlamentari prenderebbe?

Ben venga dunque il “nuovo Ulivo” seppure in formato bonsai, e dunque ecco il bersanianissimo Nico Stumpo, grande organizzatore, mettersi subito al lavoro insieme a Nicola Oddati, il coordinatore delle Agorà, a cui abbiamo chiesto lumi sulla vicenda.

«Le Agorà – ci ha spiegato – sono lo strumento meno tradizionale e classico che si possa immaginare. Hanno come motore la piattaforma alla quale ci si deve iscrivere, sono promosse liberamente da chiunque voglia, hanno pochi ma chiari requisiti di funzionamento. Non sono ammesse Agorà di gruppo o di associazione. Sono sulle cose concrete, si devono chiudere con proposte che poi vengono sottoposte a tutti i cittadini delle Agorà che si sono iscritti alla piattaforma». Per questo, ci ha detto ancora Oddati, «non sono né un cavallo di Troia per fusioni né per annessioni. Sono una libera e speriamo fruttuosa e virtuosa battaglia di idee».

Detta così sembrerebbe un forte ridimensionamento dell’articolo di Repubblica, che però è troppo circostanziato per non essere corretto.

Dunque, diciamola in questo modo: le Agorà sono una rete potenzialmente enorme per raccogliere idee dal basso, anche se finora non si è visto molto; dentro questa rete c’è spazio per un’operazione politica particolare, che è appunto quella della salita a bordo di Articolo 1. Se tutto questo verrà confermato dai fatti vorrà dire che ci siamo sbagliati, qui si sta mettendo su una roba macchinosa per “prendere” i bersaniani e chissà se anche il deus ex machina di tutte le operazioni positive e negative della storia della sinistra negli ultimi trent’anni. Si chiama Massimo D’Alema. Ma forse non si arriverà a tanto.

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