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Leggendaria Alida Valli, in un film la sua storia

Leggendaria Alida Valli: nel mondo del cinema l'aggettivo che più si addice a questa grande attrice è questo. Lo sappiamo in Italia, ma lo sanno anche nel mondo, perché questa interprete, nata a Pola nell'Istria una volta italiana e da lì fuggita con la nobile famiglia a Como, ha girato tutto il mondo musa scelta da registi immensi, da Hitchock (Il caso Paradine) a Pasolini (Edipo Re), da Visconti (Senso il suo film forse più famoso) a Reed (Il terzo uomo), e poi ancora Soldati, Vadim, Zurlini, Clement, Chabrol in una lista davvero infinita.

Un documentario, non a caso selezionato dal festival di Cannes tra i Cannes Classics di quest'annata sfortunata, racconta la leggenda Valli, come a Hollywood, con il solo cognome (d'arte, quello vero era Altenburger von Marckenstein und Frauenberg) figurava nei credits e nei manifesti. Ma non solo: l'ottica del racconto di Mimmo Verdesca, realizzato con la decisiva collaborazione del nipote Pierpaolo De Mejo, restituisce allo spettatore, oltre alla brillante carriera tutta da ripassare - ha cominciato a lavorare ad appena 15 anni - una dimensione privata che completa ancora di più l'unicità di questa donna che ha attraversato il Novecento. 'Alida' , presentato oggi alla Festa di Roma, debutterà nelle sale con una prima uscita-evento il 16,17 e 18 novembre distribuito da Luce-Cinecittà che con Rai Cinema lo ha prodotto.

"L'incontro con Pierpaolo - dice all'ANSA Verdesca - è stato decisivo: Alida Valli conservava tutto, un archivio immenso storico personale e pubblico. Era molto legata alla sua famiglia, ai due figli Larry e Carlo, avuti dal compositore Oscar De Mejo sposato nel '44 durante la fase hollywoodiana della sua carriera, e poi ai nipoti, in particolare Pierpaolo. Sfogliando quegli album fotografici, vedendo i filmini amatoriali è stato emozionante e da lì è partita l'idea di rendere un omaggio il più possibile completo ad Alida". Se l'archivio personale è rimasto in famiglia, quello pubblico è stato donato al Centro sperimentale che aveva voluto frequentare a tutti i costi, in pieno regime fascista, interpretando i film dei Telefoni Bianchi, come Ore 9: Lezione di chimica, ma rifiutandosi di trasferirsi a Salò. Ribelle, anticonformista, intelligente, spiritosa, Alida Valli è stata musa ispiratrice di registi e lo è delle giovani generazioni, "una bellezza moderna", come il direttore di Cannes Thierry Fremaux dice nel film, "una generosa interprete" come sottolinea Bernardo Bertolucci che la volle in Novecento.

"Sono cresciuto con mia nonna - dice all'ANSA Pierpaolo che nel film è una sorta di Virgilio in un racconto che si immagina in prima persona di Alida (con la voce bella, come la sua, di Giovanna Mezzogiorno) - sono felice oggi di condividerla con gli altri, era una persona eccezionale". Pierpaolo è stato l'unico nipote a tiro, i quattro cugini figli di Larry vivono in America e li vedeva di rado. "Finalmente ho la possibilità di ricordarla come si deve: mia nonna non parlava molto del suo lavoro ma insieme abbiamo rivisto tutti i suoi film. Perché era unica? Innanzitutto perché aveva sofferto molto, anche per amore, e poi perché era dotata di enorme ironia, era modernissima, una purosangue come diceva di lei Mario Soldati".

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