Italy

Lucia a 106 anni sconfigge  il Covid (dopo due guerre  e la febbre Spagnola)

Quando Lucia Ronda spegne la candelina appoggiata sulla mini torta sorretta dagli infermieri, non sta solo compiendo il gesto che consacra un nuovo compleanno. Sta mandando un messaggio: «Ce la faccio anche questa volta».

La candelina

«Ho interpretato quel soffio come un auspicio favorevole — racconta il nipote, Paolo Beduschi —. Del resto stiamo parlando di una malattia che colpisce principalmente i polmoni». La candelina è una sola, per motivi di spazio, ma gli anni di Lucia sono 106. Il 22 aprile Lucia non può festeggiarli con i parenti, perché alla Rsa «La risaia» di Marcignago (Pavia), dove è ospite, come nel resto d’Italia, l’emergenza Covid-19 è già arrivata. «La notizia del tampone positivo è giunta a cavallo del compleanno. Ormai da tre mesi — racconta Beduschi, che segue Lucia da vicino (la signora non ha avuto figli) — comunico con lei attraverso Skype. Mi ha sempre ripetuto: “Sto bene, mi curano molto bene”. È stata lei a rassicurare me. Quando è guarita le ho mandato un bacio dietro lo schermo e lei ha ricambiato». I primi giorni, a fine aprile, sono i più critici, poi il quadro clinico si stabilizza. Dinnanzi a un virus sconosciuto, Paolo si affida alle parole dei sanitari. «Sono stati splendidi: in questi giorni spesso la croce è stata tirata addosso alle Rsa, ma non è corretto. Nel caso di mia zia, e non solo, hanno fatto un miracolo».

La signora inglese di 107 anni

La febbre scende, l’ossigeno serve a superare i primi dieci giorni e un mese dopo quella candelina spenta, il doppio tampone negativo certifica la guarigione. «Ora posso dirlo, perché la burrasca è passata — sorride Beduschi —: nei giorni della malattia ho letto di una signora inglese, Connie Titchen, guarita a quasi 107 anni. E mi sono imbattuto in un articolo del Pais che parlava di una donna ristabilitasi a 106 anni. Abita nella città spagnola di Ronda, come il cognome di mia zia. Una premonizione». Lucia nel 1958 ha incontrato papa Paolo VI, quando era «solo» il cardinal Montini: anima artistica (fino a qualche mese fa ancora si dilettava nei ritratti), collaborava in quel periodo con Luciano Minguzzi, che realizzò una delle cinque porte bronzee del Duomo a Milano. Originaria di Casalmaggiore (Cremona), riceve ogni 2-3 mesi la visita in Rsa del nipote Paolo Zani. «Quando la vado a trovare, la metto sempre alla prova — rivela —. Non le dico mai chi sono, ma mi riconosce sempre, è lucidissima. Ha passato due guerre e l’influenza Spagnola, anche se ufficialmente non sappiamo se si sia mai ammalata: di certo ha una tempra forte come i suoi anticorpi».

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