Nelle turbolenze M5s le parole di Beppe Grillo, che ha ritirato fuori il 'pilastro' dei due mandati, agiscono da accelerante

Nelle turbolenze M5s le parole di Beppe Grillo, che ha ritirato fuori il ‘pilastro’ dei due mandati, agiscono da accelerante. Perché in una situazione non proprio serena, con il futuro del Movimento da costruire nelle mani di Giuseppe Conte mentre va avanti il contenzioso con Davide Casaleggio su Rousseau, sono molti i big pentastellati di malumore alla prospettiva di dover interrompere al secondo giro la carriera politica, senza prospettive di deroghe.

Di più. Nel mirino finisce il neonato ‘associazionismo pentastellato, come l’associazione culturale ‘Italia Più 2050’, che sostiene la nuova leadership Conte nel M5S, e che continua a registrare nuovi ingressi, come Andrea Villano, amministratore di Omi (Officine Meccaniche Irpine) che opera nel settore aerospaziale da oltre trent’anni; e i consiglieri regionali pugliesi Longo e Mennea. Nelle chat alcuni parlamentari che hanno una forte credibilità con elettori e militanti, come il senatore Primo Di Nicola, non fanno mistero di essere totalmente contrari a iniziative che rischiano solo di alimentare il ‘correntismo’. Se il Movimento 5 Stelle deve cambiare anima, è il ragionamento, è meglio “scioglierlo, piuttosto che vedere consumare un’utopia“. Il concetto è molto semplice: se il M5S è nato, cresciuto e intercettato le speranze di un parte consistente del Paese, è per la sua natura totalmente diversa da qualunque altra realtà presente nell’arco costituzionale

E dunque aprire le porte alle correnti che affliggono i partiti tradizionali sarebbe un cambiamento della natura stessa del M5s. Ecco perché, secondo quanto avrebbe scritto nella chat interna dei senatori Cinquestelle Di Nicola, la soluzione migliore sarebbe quella di “scioglierlo”. Dando così l’opportunità a chiunque di intraprendere il cammino che ritiene più opportuno. Perché anche la trasformazione nel partito della Transizione ecologica, senza un passaggio formale e politico che sancisca la fine del Movimento, rischia solo di essere un’operazione ‘politicista’. E non basteranno le figure di Beppe Grillo e Giuseppe Conte – è il ragionamento – a far sembrare ‘diverso’ qualcosa che è stato già fatto da altri, molte volte, addirittura con classi dirigenti più strutturate. In questa cornice, quindi, si inserisce la visione sulle associazioni, che per un pezzo di Cinquestelle rischiano solo di produrre nuove ‘bolle di potere’ e cercare peso o anche ricandidature. Tutto quello che il Movimento aveva promesso di non diventare. Niente di simile, aveva assicurato la deputata calabrese Dalila Nesci, che dell’iniziative legata al think thank ‘Parole Guerriere’ è l’animatrice: Italia più 2050 è “un’associazione culturale nata per dare una mano a Conte nel rapporto con i territori. Ci riconosciamo tutti nei valori di 5Stelle e ne conosciamo l’evoluzione. Non c’è spirito competitivo”.

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