Italy

Mariotto, Raggi e la fede in Maria

«A unirci è stata la devozione alla Madonna». Guillermo Mariotto, 54 anni, direttore creativo della maison Gattinoni e giudice di Ballando con le stelle, svela come a cementare «l’amicizia gentile e rispettosa con Virginia Raggi» sia stata la comune fede mariana. Nato a Caracas da madre venezuelana e padre italiano, dopo gli studi al California College of The Arts di San Francisco, nel 1988 incontra a Roma Raniero Gattinoni, deciso a rilanciare la casa di moda fondata dalla madre Fernanda nel 1946. Nominato cavaliere del lavoro dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante la pandemia lo stilista ha preparato centinaia di pasti per i senza fissa dimora come volontario della onlus «Casa Africa» di Gemma Vecchio.

Giovedì scorso la sindaca era presente all’inaugurazione del presepe« B-Jesus», progetto del quale lei è curatore, nei giardini di piazza Vittorio. Da quando, tre anni fa, la vestì per la prima del Teatro dell’Opera il vostro legame si è sempre più rafforzato.
«Nel 2018, in occasione della Festa de’ Noantri si è creato un rapporto di bellezza e di bontà culminato poi nella riappacificazione con i ragazzi del Cinema America. Da trasteverino e membro della confraternita del Carmine, realizzai gli abiti per la statua della Madonna Fiumarola: per la prima volta indossava un mantello di velluto rosso sangue come simbolo della violenza contro le donne. Ho avuto rapporti con tutti i sindaci, ma con Raggi è diverso...».

Perché?
«Con i suoi predecessori era un confronto alla pari, tra maschi, con lei ho lo stesso rispetto, il serio distacco che ho per le principesse e le first lady. Quest’anno la Madonna non poteva uscire in processione a causa della pandemia e lei è stata meravigliosa: mi ha messo in contatto con Acea e hanno proiettato un mazzo di rose sulla porta della chiesa di Sant’Agata».

Quando la sindaca si è ammalata di Covid le ha inviato una pentola di pasta e ceci.
«Cucinare per gli altri è stato un gesto di solidarietà per quanti si sentivano tristi durante il periodo di isolamento, privati del contatto con i propri cari. La sindaca è umana come noi, il fatto che sia un personaggio pubblico non significa che non abbia bisogno di calore e di conforto. Con Gemma abbiamo pensato alle persone chiuse in casa, ad amici e parenti che avrebbero voluto stare loro vicini, ma erano impauriti dal contagio».

E cosa vi siete inventati?
«Ci siamo offerti noi di consegnare il cibo, avendo una struttura che ci consente di farlo in sicurezza».

Per Virginia Raggi ha cucinato lei?
«Ovvio, so fare una pasta e ceci da Dio».

Sui gruppi social del rione alcuni hanno criticato l’inaugurazione del presepe nei giardini di piazza Vittorio il 14 gennaio, a feste ormai finite.
«Ho voluto staccarlo dal Natale di proposito, perché “B-Jesus” (sii Gesù, ndr) viene dal futuro. Mi sono chiesto come sarebbe stato il presepe se Cristo fosse tornato oggi, come sarebbero state le pecore, gli angeli, i pastori... Quali superpoteri ciascuno avrebbe portato in dono all’umanità messa alla prova dalla pandemia. È stata un’opera ciclopica, per la quale sono grato anche alla Rai per il sociale e ad Acea, che ha coinvolto 75 artisti: maestri come Tommaso Cascella, Bruno Ceccobelli, Davide Dormino e giovani studenti della Rufa (Rome University of Fine Arts, ndr). Si è creato un ponte tra generazioni, tra persone di culture e religioni diverse in una piazza con un forte focus interrazziale».

Da settimane si è riacceso il dibattito sulle contraddizioni di piazza Vittorio tra i giardini riqualificati e il degrado sotto i portici, per il quale i residenti hanno diffidato le istituzioni.
«Conosco bene la piazza, da quando l’odore di pesce del mercato arrivava fino a Santa Maria Maggiore... Per certi versi, aveva un che di pittoresco. In 40 anni non l’ho mai vista meravigliosa e goduta da tutto il quartiere come adesso: al suo interno ho assistito al miracolo della convivenza».

Sotto i portici, però, gli abitanti denunciano una situazione ormai fuori controllo.
«I poveri sono sempre esistiti ed esisteranno sempre, vogliamo metterli in una busta della spazzatura e buttarli via? Bisogna trovare il modo di aiutarli: se tutti facessimo qualcosa di concreto, anche un piccolo gesto, invece di puntare il dito... Il nostro è un Paese dalle radici cristiane, fondato sulla carità, o vogliamo finire tutti con la testa infilata nei tablet a pagare bollette e scattarci selfie?».

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